Banche – Significativa riduzione delle rettifiche su crediti (-43%) nel 2017

Il comparto bancario, nel 2017, ha realizzato nel suo complesso un margine di intermediazione sostanzialmente stabile a 54,9 miliardi. L’andamento è ascrivibile al perdurare dei bassi di interesse, i cui effetti sono stati compensati dall’aumento delle commissioni nette. La tenuta del margine di intermediazione, unita a costi operativi scesi più che proporzionalmente, ha condotto a un risultato lordo di gestione di 22,3 miliardi (+7,1% a/a). Notevoli i progressi sulle rettifiche su crediti, scese a 15,4 miliardi (-42,8% a/a), denotando un miglioramento della qualità dell’attivo delle banche italiane rispetto al passato. Tali dinamiche hanno impattato positivamente sul risultato netto, tornato positivo per 12,5 miliardi dal rosso di 14,7 miliardi del 2016.

Nella tabella sottostante vengono analizzati a livello aggregato i risultati relativi al 2017 delle banche quotate a Piazza Affari.

Il margine di intermediazione aggregato degli istituti quotati sul listino milanese, nel 2017, si è attestato a 54,9 miliardi (+0,6% a/a). Tale dinamica è ascrivibile a una generalizzata flessione del margine di interesse legata al perdurare di una situazione di bassi tassi, interamente assorbita da una crescita delle commissioni nette.

Tra le banche maggiori questo trend va per la maggiore. Tra le big, Mps merita una citazione a parte, in quanto nei mesi scorsi è stata oggetto di una ricapitalizzazione precauzionale con intervento pubblico dopo aver ottenuto il via libera dalla Commissione Ue. La banca senese ha registrato un calo del margine di intermediazione a 4 miliardi (-6% a/a), risentendo della diminuzione sia del margine di interesse sia delle commissioni nette nella fase di incertezza che ha caratterizzato i mesi scorsi, in larga parte compensati dalla crescita dei profitti da trading che includono però componenti non ricorrenti per 503 milioni legati all’operazione di burden sharing.

Tra le Mid Cap buoni risultati per il margine di intermediazione sia per Popolare di Sondrio (+8,7% a/a a 961,9 milioni) sia per Credem (+3,4% a/a a 1.139,7 milioni). Entrambi gli istituti hanno beneficiato della crescita sia del margine di interesse sia della componente commissionale. Creval, invece, ha registrato una contrazione del margine di intermediazione a 508,1 milioni (-28,2% a/a), legata soprattutto alla decisione della banca di contabilizzare tra i profitti da trading i 229 milioni di minusvalenze generate dalla cessione del pacchetto da 1,4 miliardi di crediti problematici.

Nello Small Cap, tra le banche tradizionali Carige ha visto il margine di intermediazione diminuire a 381,3 milioni (-33,5% a/a). La banca ligure, tuttavia, ha attraversato una fase di ristrutturazione tradottasi in un piano di rafforzamento patrimoniale da 1 miliardo. Lieve aumento, invece, per il margine di intermediazione di Banco Desio (+2,1% a/a a 432,6 milioni).

La tenuta del margine di intermediazione, combinata con la riduzione più che proporzionale dei costi operativi, ha portato a un risultato lordo di gestione aggregato di 22,3 miliardi (+7,1% a/a). Nel computo dei costi bisogna considerare l’incidenza degli oneri di sistema, che hanno impattato in misura maggiore su Intesa Sanpaolo.

Notevole il calo delle rettifiche su crediti aggregate, scese a 15,4 miliardi (-42,8% a/a). Si segnala che sia il 2016 sia il 2017 sono stati influenzati da accantonamenti straordinari. Nel 2016 ha impattato la decisione di Unicredit di dare una drastica sforbiciata all’esposizione sugli npl con accantonamenti straordinari per oltre 8 miliardi, mentre nel 2017 ci sono stati i 3,9 miliardi di accantonamenti straordinari di Mps e legati al deconsolidamento del portafoglio da 26 miliardi di crediti deteriorati.

Nel Ftse Mib la riduzione più significativa delle rettifiche su crediti è di Ubi (-53,5% a/a), anche se va precisato che il 2016 rifletteva la scelta aziendale di innalzare i livelli di copertura. Rilevante diminuzione anche per Banco Bpm (-43,9% a/a), anche se il 2016 recepiva l’aumento delle coperture dei crediti deteriorati, anche per attenersi alle richieste della Bce per dare l’ok alla fusione tra Banco Popolare e Bpm.

Nel Mid Cap ha ridotto le rettifiche sia Popolare di Sondrio (-7,4% a/a), mentre quelle di Credem cresciute di poco (+1,3% a/a). Il calo delle rettifiche riferite a Creval (-17,6% a/a) è da ricollegare alla suddetta scelta aziendale in merito alla contabilizzazione delle minusvalenze sul portafoglio di npl ceduto. Tra le Small Cap si segnala in calo delle rettifiche di Carige (-9% a/a), legate soprattutto al processo di de-risking portato avanti dalla banca, e di Banco Desio (-14,5 a/a).

Tali dinamiche hanno riportato in territorio positivo a 12,5 miliardi il risultato netto aggregato (rosso di 14,7 miliardi nel periodo di confronto). Non includendo nel computo i 3,5 miliardi di contributi pubblici ricevuti da Intesa Sanpaolo nell’ambito dell’acquisizione degli asset delle venete e la plusvalenza da 2,1 miliardi di Unicredit derivante dalla cessione di Pioneer, l’utile netto aggregato sarebbe stato pari a 6,9 miliardi.

In termini patrimoniali, al 31 dicembre 2017 gli impieghi e la raccolta crescono rispettivamente del 2% a 2.070,5 milioni e del 3,3% a 1.951,3 milioni rispetto a fine 2016.