GEOX – IL RILANCIO DOPO IL TURNAROUND

Il mercato ha apprezzato il nuovo piano industriale al 2018 di Geox ed il giorno della sua presentazione, venerdì 26 febbraio, ha impresso al titolo uno scatto nell’ordine del 10 per cento anche se i risultati dell’ultimo trimestre del 2015 sono stati oggettivamente complessi. I risultati 2015 sono stati comunque definiti soddisfacenti dal fondatore e presidente, mentre gli analisti hanno espresso giudizi lusinghieri sul piano e la maggioranza suggerisce di tenere in portafoglio i titoli.

Geox archivia un 2015 “di grande soddisfazione, sia in termini di ricavi che di redditività” come ricorda il presidente e fondatore, Mario Moretti Polegato, e presenta agli investitori un piano industriale al 2018 contraddistinto da una significativa crescita del fatturato e dei margini. Più in particolare, come ricorda Giorgio Presca, Ceo di Geox, “la crescita delle vendite presenterà un tasso medio annuo del 6,5%, con un fatturato previsto per il 2018 compreso tra 1.025 e 1.100 milioni, mentre l’Ebitda margin passerà dal 7,1% del 2015 al 10-11% nel 2018. Il tutto in presenza di un piano di investimenti di oltre 100 milioni nel triennio di durata del piano al 2018”.

Sviluppo a cui daranno un contributo pressochè tutte le aree ove il gruppo è attivo: dall’Europa, Italia inclusa, al Nord America ma anche all’Asia Pacific. Ed un driver importante di tutto ciò sarà l’innovazione e quindi il lancio di nuovi prodotti nel business calzature, che consentiranno uno sviluppo annuo delle vendite pari al 7% con un fatturato 2018 compreso tra 925 e 990 milioni. Altri 100-110 milioni circa arriveranno poi dall’abbigliamento, per il quale è previsto un incremento annuo del 6% circa.

Iniziative a cui si affiancheranno quelle inerenti il tema dell’esposizione alle valute, decisamente volatili in queste fasi di mercato. Verrà infatti perseguita anche la modifica dei mix per dare un contributo a quella redditività su cui agirà anche l’attività mirante al controllo dei costi e ad una maggiore efficienza. Iniziative apprezzate dal mercato, che ha impresso al titolo un balzo nell’ordine del 10 per cento anche perché gli analisti hanno espresso giudizi lusinghieri sul management e sugli obiettivi del piano al 2018, anche se alcuni di loro hanno posto in evidenza la bassa incidenza nel breve ed il permanere di alcune criticità come quelle valutarie e quelle attinenti all’affermazione del marchio su mercati complessi come Usa e Cina.

Mario Moretti Polegato, presidente di Geox, presenta il modello Geox Shops

mario-moretti-polegato
Mario Moretti Polegato – Presidente e Fondatore di Geox

“Abbiamo ottenuto dei buoni risultati e sono molto soddisfatto degli obiettivi raggiunti nel 2015, sia in termini di ricavi che di redditività. L’andamento del business e l’efficienza operativa raggiunta ci hanno permesso di azzerare l’indebitamento e chiudere l’anno con 21 milioni di cassa. Il tutto grazie ad una generazione di quasi 50 milioni di liquidità nel corso dell’anno, dopo aver sostenuto 39 milioni di investimenti”.

“Questi risultati – precisa Mario Moretti Polegato, fondatore e presidente del gruppo – sono stati ottenuti in un contesto macroeconomico non facile e dimostrano la forza del nostro brand, del carattere distintivo della nostra tecnologia e della buona accoglienza dei prodotti da parte dei consumatori che ne apprezzano lo stile e il benessere”.  E tutto ciò grazie alla “valenza di Geox Shops, una rete globale di punti vendita grazie ai quali possiamo offrire ai nostri clienti la gamma completa dei nostri prodotti in una struttura articolata di negozi differenziati per dimensioni e location”.

Ed è anche per tutto ciò che, sottolinea il Presidente di Geox, “sarà importante l’approccio sulla creazione di un canale multimarca in chiave moderna, sempre più in una logica di partnership di medio-lungo periodo”. Ottimi risultati, vengono inoltre rilevati dall’azienda, “anche dal piano di razionalizzazione della rete di negozi monomarca”, che a fine 2015 contavano 1.161 shops, dei quali 476 DOS. Una struttura commerciale che porterà ad una crescita annua del 9% a 445-480 milioni delle vendite wholesale, a cui si aggiungeranno 580-620 milioni di ricavi realizzati nel canale retail, per il quale l’aumento medio annuo è atteso nell’ordine del 5% circa. A fine piano i Geox Shops dovrebbero raggiungere 1.190-1.260, dei quali 980-1.030 tra DOS e franchising, nonchè 210-230 negozi in licenza.

 

Giorgio Presca, Ceo di Geox, delinea il piano al 2018

giorgio-presca
Giorgio Presca – Amministratore Delegato

“Crescita delle vendite a un tasso annuo del 6,5%, con un fatturato previsto per il 2018 compreso tra 1.025 e 1.100 milioni, un progressivo aumento dell’Ebitda margin dal 7,1% del 2015 al 10-11% nel 2018, con un incremento medio annuo di oltre il 20 per cento, e investimenti per oltre 100 milioni nel triennio di durata del piano al 2018”.

Sono queste, ricorda Giorgio Presca, Ceo di Geox, “le priorità strategiche a cui stiamo lavorando nel rispetto di un piano che sarà focalizzato sul prodotto, sul posizionamento del prezzo e sull’ottimizzazione dei canali di vendita, con focus mirato all’aumento della marginalità”. Una strategia che affonda le proprie radici nel passato in quanto è stata implementata dal nuovo management giunto nel gruppo di Montebelluna nel 2012. “Un progetto sostenuto anche con investimenti nell’innovazione grazie ai quali è stato possibile lanciare nuovi prodotti, con cui consolidare la leadership nei mercati core, facendo leva sulla forza del marchio”.

 

Un bilanciamento geografico delle vendite

Obiettivi sfidanti ma compatibili poiché, come ricorda il capo azienda, “i target di piano saranno raggiunti grazie a un incremento medio annuo del 3% delle vendite in Italia, che supereranno così i 300-320 milioni. Aspettative che salgono al 5% per quanto riguarda il mercato europeo, con ricavi 2018 che saliranno a 425-455 milioni, sia attraverso un potenziamento di mercati core come Spagna, Francia, Germania, Austria e Svizzera, sia con lo sviluppo di mercati ad alto potenziale, tra cui il Regno Unito”.

Ancora più forte lo sviluppo previsto in Nord America ove “i target del gruppo per il prossimo triennio vedono una crescita media annua del 16%, con ricavi tendenti ai 100 milioni a fine piano, rispetto ai 62 milioni del 2015; obiettivo a cui darà un contributo particolare l’espansione del canale wholesale”. Più complesse le iniziative previste nell’Asia Pacific,ove, puntualizza Presca, “apriremo fino a 40 nuovi DOS, con target a 140 punti vendita. Significativa anche l’attività nel wholesale poiché apriremo 700 nuovi doors, per centrare l’obiettivo di 1.150 POS nell’area”.

Novità importanti anche sul mercato cinese ove “daremo un forte impulso alle vendite online con rafforzamento dell’e-commerce e incrementeremo la nostra presenza grazie ad accordi con nuovi distributori”. Iniziative grazie le quali complessivamente l’area APAC e resto del Mondo registrerà una crescita annua dell’11 per cento, con un giro d’affari che dovrebbe superare i 200 milioni entro il 2018.

Fonte: società
Fonte: società

 

Innovazione e nuovi prodotti anche nell’abbigliamento

Un driver importante di crescita sarà l’innovazione e quindi il lancio di nuovi prodotti nel business calzature, che consentiranno uno sviluppo

Fonte: società
Fonte: società

annuo delle vendite pari al 7% con un fatturato 2018 compreso tra 925 e 990 milioni. Altri 100-110 milioni circa arriveranno poi dall’abbigliamento, per il quale è previsto un incremento annuo del 6% circa.

Target che i manager di Montebelluna intendono raggiungere “grazie all’estensione della gamma di prodotti, allo sfruttamento delle categorie di utilizzatori finali ancora scoperti, oltre che con lo sviluppo di nuovi mercati, per mezzo di collezioni invernali dedicate ai paesi del nord”.

 

Focus sulla marginalità

Il gruppo veneto fondato da Mario Moretti Polegato ha interrotto nel 2013 un periodo di cinque anni caratterizzato da una contrazione dei ricavi e della redditività, attuando profondi cambiamenti nell’azienda che hanno portato ad una crescita media annua pari all’8% dei ricavi negli ultimi due anni. Ancora più evidenti i benefici delle strategie applicate in termini di Ebitda, passato dalla registrazione di un calo annuo pari al 40%, ad una CAGR superiore al 140% negli esercizi 2014 e 2015.

Fonte: società
Fonte: società

Un trend di crescita che, come precisato dal Ceo, proseguirà anche nel 2016 pur con “una diluizione del GrossMargin di circa 200-300 bps dal 51,6% conseguito nel 2015 a causa del rafforzamento del dollaro”.

 

La leva degli investimenti

Il piano strategico del gruppo veneto stima capex per oltre 100 milioni, a sostegno “della specializzazione per canale, oltre che dell’innovazione e produzione”. Il management  prevede infatti lo stanziamento annuo di 17 milioni circa per l’apertura di nuovi negozi o la

Nuovo stabilimento Geox in Serbia
Nuovo stabilimento Geox in Serbia

ristrutturazione di quelli esistenti. Altri 17 milioni saranno invece destinati ogni anno a brevetti, marchi e nuove attrezzature, a cui si aggiungeranno 3 milioni per il completamento del nuovo stabilimento in Serbia.

Una nuova realtà produttiva che ha aperto i battenti lo scorso gennaio, nella quale dovrebbe essere realizzata a regime il 15% circa della produzione, con stime per 1,25 milioni di paia di scarpe all’anno.

L’operazione ha visto lo stanziamento complessivo di 17 milioni, dei quali 11 finanziati dal Governo di Belgrado. L’apertura rappresenta un vantaggio strategico per il gruppo in quanto lo stabilimento sorge in una zona franca non soggetta ai dazi doganali russi, favorendo così il commercio verso i mercati orientali.

 

I risultati del 2015

I conti dell’esercizio 2015 presentano ricavi netti per 874,3 milioni, in crescita del 3,9% rispetto al 2014 a cambi costanti (+6,1% a cambi CE 2015correnti). Le principali voci di conto economico rilevano una crescita da 42,6 a 61,8 milioni (+45%) dell’Ebitda, che porta la marginalità delle vendite oltre il 7% (+1,9%). Il margine risulta tuttavia inferiore rispetto alle attese del management che sul business plan presentato per il 2015 stimava un Ebitda di 68/70 milioni. Una sottoperformance che media gli effetti negativi derivanti dalla risoluzione anticipata di un accordo di distribuzione in Cina (-9 milioni), le difficoltà registrate a Hong Kong, in Ucraina e nei paesi dell’area MEA, con il positivo andamento dei prodotti e dei mercati core. Nel quarto trimestre dell’anno l’Ebitda del gruppo ha inoltre risentito di una crescita contenuta nel 4,8% delle vendite comparabili del canale DOS, su cui il management aveva stimato un rialzo del 9,5 per cento.

grafico ricavi per area
Fonte: società

Le azioni attuate in termini di mix di prodotto, canale e prezzo hanno tuttavia consentito di contenere gli aumenti dei costi operativi spingendo l’Ebit a 24,9 milioni, cinque volte maggiore rispetto ai 4,9 milioni conseguiti nel 2014. Un risultato che riporta in utile di 10 milioni circa l’esercizio, a fronte della perdita di 2,9 milioni registrata nel 2014.

Sul fronte patrimoniale il gruppo registra un ritorno in positivo della posizione finanziaria netta, che a fine 2015 presentava disponibilità per 21sp 2015 milioni, a fronte dell’indebitamento di 13 milioni di fine dicembre 2014. Un forte miglioramento ottenuto grazie a una generazione di cassa per 46,6 milioni, dopo aver sostenuto investimenti per 39,2 milioni. Il management evidenzia che “il rapporto del capitale circolante netto operativo sui ricavi si è attestato al 22,2%, rispetto al 27,5% del 2014”. Una riduzione ottenuta grazie all’ottimizzazione dei pagamenti, raggiunta con il rafforzamento delle partnership a lungo termine con i fornitori.

 

Le aspettative sul 2016 e le proiezioni sul 2017

Il management conferma per il 2016 “un contesto esterno volatile, che rende necessario perseguire con convinzione sullo sviluppo delle vendite e sul bilanciamento geografico. Bisettrici grazie le quali mitigare gli impatti indotti dalla volatilità delle valute cogliendo appieno le efficienze produttive e di gestione del ‘retail’ che portano ad un ulteriore incremento delle performance reddituali”.

Per quanto riguarda il primo semestre 2016 il gruppo presenta una raccolta ordini sulle collezioni Primavera Estate del canale multimarca in crescita del 10 per cento, mentre le vendite comparabili dei DOS dei primi due mesi dell’anno presentano un aumento dell’8 per cento.

Uno scenario che dovrebbe proseguire nel corso dell’anno permettendo al gruppo di ipotizzare per il 2016  ricavi superiori ai 935 milioni e un Ebitda a 67 milioni, con una marginalità delle vendite superiore al 7 per cento. Questo anche se, come ricorda il Ceo di Geox, “nel 2016 subiremo una diluizione percentuale del margine industriale, indotta dall’incremento del costo dei prodotti dovuto all’apprezzamento del dollaro sull’euro, qualora venga confermata la nostra aspettativa di una crescita del fatturato e dell’atteso miglioramento dell’efficienza del business”.

consensus

Uno scenario che nel 2017 dovrebbe altresì beneficiare “delle specifiche azioni sul mix di prodotto, canale e prezzo, oltre che del miglioramento delle vendite comparabili sia dei negozi diretti che in franchising. Azioni che dovrebbero portare a un rafforzamento dei risultati, consentendo di stimare ricavi per oltre un miliardo e un Ebitda margin vicino al 9 per cento”.

 

Borsa – il titolo ritraccia dopo la sovraperformance del 2015

Rimbalzo dell’8% negli ultimi cinque giorni per il titolo Geox, che torna vicino ai 3 euro per azione beneficiando dell’impulso positivo ricevuto con la presentazione del nuovo piano industriale. La performance ytd evidenzia tuttavia un calo superiore al 28 per cento, che si confronta con quello pari al 14% circa dell’indice nazionale del settore moda.

Nel corso del 2015 il titolo del gruppo veneto ha evidenziato una crescita delle quotazioni superiori al 50%, chiudendo i 365 giorni con un prezzo pari a 4 euro per azione, vicino al prezzo massimo degli ultimi quattro anni pari a 4,39 euro per azione, registrato il 12 novembre scorso. A partire da tale data il titolo ha iniziato a ritracciare perdendo la sovraperformance acculata e arrivando ad oggi ad allinearsi con il Ftse Italia moda, servizi per la casa e per la persona.

Un trend che nei 12 mesi appare migliore rispetto al mercato complessivo di Piazza Affari, con una variazione che per Geox è pari al -10,6% e per il Ftse Italia All Share è pari al -16,7 per cento.

grafico indici

 

Il confronto dell’andamento del titolo Geox con quello dei principali comparable internazionali evidenzia una sovraperformance rispetto ai gruppi americani Nike, Ralph Lauren e Gap, che tuttavia a partire dal mese di febbraio hanno iniziato una parabola di recupero. Ripresa avviata anche dall’italiana Tod’s, che tuttavia considerando l’andamento degli ultimi 12 mesi registra una trend del 16% inferiore a quello  di Geox.

 

geox e comparable

 

 

Analisti – il piano piace, ma domina la cautela

Equita mantiene l’hold in quanto “i prezzi attuali scontano già gli obiettivi di un piano al 2018 che ci sembra credibile, ma anche difficilmente superabile”.

Citi alza la raccomandazione da hold a buy con target price a 3,7 euro poichè “il nuovo piano industriale al 2018 fa emergere una società ben raccomandazione analististrutturata ed ha messo in luce una chiara distribuzione delle responsabilità. Nel contempo il management è consapevole delle passate debolezze del gruppo e sembra avere tutte le carte in regola per dare inizio ad una fase di rilancio”.

Banca Akros conferma l’hold “essenzialmente per motivi valutativi e perché il nuovo piano industiale non entusiasma, mentre i numeri del piano sono stati inferiori alle aspettative del mercato. I giudizi restano quindi sospesi in attesa di poter constatare la capacità di esecuzione e quindi valutare la capacità di creare valore”

Banca Imi mantiene l’hold perché “è stato centrato il piano che prevedeva il ritorno alla redditività nel 2015, anche se i risultati sono in linea con la parte bassa delle aspettative del mercato”. Siamo cauti anche perché “il nuovo piano al 2018 si inserisce in un contesto economico più complesso e su questa base stiamo rivedendo il nostro target price”.

Kepler Cheuvreux resta in hold in quanto “è correttamente valutata considerando il permanere delle incertezze sul breve termine, mentre il nuovo piano presenta effetti positivi solo sul medio termine, a partire dal 2017, anche se è ben strutturato e basato su una strategia corretta”.

Intermonte conferma l’hold e riduce il target price da 3,3 a 3,15 euro per riflettere “l’incertezza sui consumi in Europa, anche se il turnaround della società sembra proseguire grazie ad un migliore product price e geographic mix”.

Exane BNP Paribas è passata da sell a neutral la scorsa settimana, dopo la presentazione dei risultati del 2015 e del nuovo piano al 2018 in quanto “la negativa performance degli ultimi mesi ha scontato tutte le problematiche relative all’esposizione alle valute, alla riduzione delle vendite e dei margini reddituali”. Restiamo comunque cauti per motivi valutativi poiché “tratta a premio sul settore, anche se apprezziamo le iniziative del management e ci aspettiamo novità nel medio termine”.

Mediobanca conferma la raccomandazione underperform, limando però il target price da 3,10 a 3 euro considerando che la generazione di cash flow si ridurrà ma non in maniera importante in quanto “le nostre stime di riduzione dell’Ebitda, sono in parte compensate dal minor assorbimento di cassa dal capitale circolante netto. Dopo il nostro ultimo downgrade di novembre il prezzo delle azioni è sceso del 21%, ma non ci aspettiamo un recupero delle quotazioni in quanto i multipli 2016 e 2017 risultano piuttosto elevati. Non siamo completamente convinti che i target possano essere raggiunti”.

 

Criticità – dalle valute ai mix mercato/prodotto

Il piano al 2018 è stato accolto con favore dal mercato (+10% in Borsa) anche perché considerato dagli analisti convincente e con obiettivi raggiungibili. Non tutti, però, si sono entusiasmati e molti riflettori restano accesi sui temi dell’execution anche se le opinioni sul management sono decisamente lusinghiere. In ogni caso, comunque, permane una certa allerta sul versante della fidelizzazione della clientela e della capacità di rafforzare il marchio in mercati complessi come gli USA e la Cina.

Più in particolare, sottolineano i critici, Geox dovrà agire quanto prima sul tema delle valute e della loro volatilità, modificando i mix che attualmente penalizzano la redditività. Da un lato, come definito nel piano, realizzare quanto prima la nuova piattaforma di sourcing messa a punto dal gruppo con la finalità di ridurre gli approvvigionamenti dalla Cina, aumentando la produzione nelle aree duty free e in altri paesi asiatici che offrono costi più competitivi. Inoltre è previsto un aumento della produzione in Europa, per consentire un approvvigionamento più veloce dei punti vendita. È doveroso rilevare al riguardo che il nuovo stabilimento in Serbia dovrebbe contribuire alla produzione totale per un 4% nel 2016 ma con target al 15% nel 2018, mentre la produzione in Vietnam, che ad oggi costituisce il 30% circa del totale, presenta un potenziale upside in seguito all’eliminazione delle tariffe doganali prevista per inizio 2018.

Fonte: società
Fonte: società

Più articolato il tema del mix mercato/prodotti in quanto da un lato permane il fattore valutario, che però si accompagna a quello inerente lo sviluppo del marchio sui mercati considerati strategici come gli Stati Uniti, ove Geox ha riscontrato nel passato non pochi problemi. Ora però c’è maggiore fiducia in quanto pure i critici riconoscono le conoscenze e le capacità del nuovo amministratore delegato, anche se la scommessa non sarà semplice da vincere e la sfida sarà decisamente impegnativa anche perché il gruppo dovrà rafforzare in modo significativo la forza del marchio e riuscire a posizionare in modo ottimale il mix di prezzo/prodotto.

Analoga la sfida in Cina, ove il gruppo punterà sull’e-commerce e incrementerà i punti vendita diretti, affidando la commercializzazione anche a distributori locali.

DOS Geox
DOS Geox