Prima Industrie – Si profila un rilancio in grande stile

La multinazionale piemontese supera un triennio complesso e raccoglie i frutti degli ingenti investimenti realizzati per rinnovare la gamma prodotti, oggi completa ed all’avanguardia, mentre i ricavi beneficeranno della messa a punto della macchina commerciale oltreché del buon andamento del mercato americano e cinese.

Prima Industrie ha presentato un piano industriale al 2019 ricco di novità e con proiezioni numeriche di soddisfazione dopo alcuni esercizi complessi ed un primo semestre all’insegna del rilancio.

La multinazionale torinese ha infatti archiviato i primi sei mesi con una decisa crescita di ricavi e margini, mentre si prepara a chiudere il 2016 con un progresso vicino al 10% dei ricavi, proiettati verso i 400 milioni.

Ancora più forte il progresso nella redditività poiché l’Ebitda dovrebbe collocarsi nell’intorno dei 37 milioni con un progresso del 18 per cento circa. I margini dovrebbero quindi superare quota 9% rispetto all’8,6 dello scorso anno.  

Un trend che dovrebbe consolidarsi nei prossimi anni poiché le proiezioni del consensus degli analisti che seguono il titolo indicano per il 2017 ricavi al di sopra dei 430 milioni (+9%) con Ebitda a quasi 45 milioni (+20%) e margini ad oltre il 10 per cento. Buone notizie anche dall’Ebit, previsto in prossimità dei 30 milioni (+32% sulle previsioni 2016).

Una dinamica riproposta dalle indicazioni per il 2018 in quanto il fatturato a parità di perimetro dovrebbe superare i 460 milioni con Ebitda ben al di sopra dei 50 milioni (+17%) e margini al di sopra dell’11 per cento. In progresso anche l’Ebit, proiettato a 37 milioni (+26%).

In buona sostanza nel periodo 2016-2019 i ricavi dovrebbero progredire di oltre il 7% mentre lo sviluppo dell’Ebitda dovrebbe essere superiore al 16% con target al 12 per cento. Ancora più forte lo sviluppo dell’Ebit, che nel periodo considerato dovrebbe crescere al ritmo del 25 per cento medio annuo.

Risultati sui quali avranno un impatto significativo gli investimenti realizzati in questi anni nella matrice mercati/prodotti. Il gruppo ha infatti lavorato sul rinnovo dei prodotti, la cui gamma è oggi molto arricchita e sostanzialmente completata con la messa a punto di sistemi all’avanguardia anche nelle performance.

Un grande lavoro è stato fatto anche sul fronte commerciale, potenziando i principali mercati di sbocco con una organizzazione diretta come quella realizzata in Cina, uno dei 20 mercati core sugli 80 ove il gruppo è attivo con oltre 12mila macchine installate e distributori indipendenti. E sempre in Cina è stato completato anche l’ampliamento dell’impianto produttivo il cui sistema globale è salito a otto, di cui quattro in Italia, uno in Finlandia e due in Usa. Sistema all’interno del quale tre stabilimenti son dedicati all’elettronica.

Un sistema affiancato da ben tre centri commerciali, di cui il primo in Usa, il secondo in Asia ed il terzo inaugurato a maggio in provincia di Torino dedicato al mercato europeo. Iniziativa di grande successo poiché in soli tre mesi hanno superato quota 2 mila il numero dei clienti che sono transitati dal nuovo spazio espositivo ove è possibile vedere dal vivo i principali prodotti del gruppo, molti dei quali completamente rivisitati e super performanti.

Un contributo ai risultati giunge poi dal positivo andamento della Cina, che si sta muovendo nel rispetto di quei piani che prevedono il raddoppio a quota 100 milioni dei ricavi,  e da quello ancora migliore degli Usa, i cui dati superano le più rosee previsioni di vendita con nuove commesse per oltre 10 milioni al mese.

Discreta anche la dinamica del Vecchio Continente, trainato dal nord con la Germania da locomotiva mentre il sud continua a soffrire, Italia inclusa. La Russia rappresenta invece una sorpresa positiva poiché è già scattato il riscatto dopo il crollo del recente passato, con fatturato dimezzato a poco più di 12 milioni e redditività crollata dal 10 a poco più del 2 per cento.

Lo scenario del prossimo futuro si delinea quindi roseo, anche se è doveroso rilevare una situazione di concorrenza crescente ed il permanere di un rischio recessivo tutt’altro che debellato come testimoniano le difficoltà nel Latam, a partire dal Brasile e dal Venezuela, ma anche in altri Paesi ex emergenti come il sud del Mediterraneo. E tutto ciò senza riproporre il tema del Sud dell’Europa, Italia inclusa.

Gianfranco Carbonato, fondatore e presidente di Prima Industrie, illustra le priorità strategiche

“Spingere l’acceleratore sulla crescita dei ricavi, migliorando nel contempo la redditività; rafforzare la presenza in Usa ed in Europa, ricercando nel contempo occasioni di sviluppo in Far East anche eventualmente con acquisizioni mirate; salvaguardare i vantaggi competitivi offerti da una gamma prodotti completa ed avanzata merito dei massicci investimenti realizzati nel recente passato”.

Gianfranco Carbonato, fondatore e presidente di Prima Industrie
Gianfranco Carbonato, fondatore e presidente di Prima Industrie

Sono queste, come sottolinea Gianfranco Carbonato, fondatore e presidente di Prima Industrie, “le priorità strategiche a cui stiamo lavorando”come si rileva anche dal piano industriale al 2019 illustrato recentemente alla comunità finanziaria”.

Un documento dal quale emerge l’obiettivo di una crescita media annua dei ricavi nell’intorno dell’8% nel triennio, al termine del quale, nel 2019, il fatturato avrà superato i 500 milioni, mentre l’Ebitda margin dovrebbe collocarsi  almeno al 12 per cento.”

Obiettivi ambiziosi ma compatibili in quanto, come precisa Carbonato, “potremo agire sull’effetto leva poiché in questi anni abbiamo completato la presenza commerciale diretta sui principali 20 mercati dove operiamo, mentre negli altri 60 continueremo ad agire tramite distributori”.

“La ricerca resterà centrale e assorbirà oltre il 6% dei ricavi”

Fonte: presentazione societaria
Fonte: presentazione societaria

Un contributo importante, prosegue il presidente, “giungerà poi dalla commercializzazione di una gamma prodotti sostanzialmente completa, totalmente rinnovata e decisamente competitiva in quanto arricchita da innovazioni tecnologiche all’avanguardia”.

Prodotti che già in questa prima parte del 2016 ci hanno consentito di raggiungere una crescita importante di ricavi e margini.

Il tutto anche se, completa sull’argomento il fondatore di Prima Industrie, “l’entrata a regime delle importanti novità lanciate negli ultimi 12 mesi si completerà nei prossimi semestri quando potremo dare corpo anche al nuovo diodo in fase di messa a punto dei laboratori torinesi da parte di un team di ricercatori nostri dipendenti”.

Uno strumento in grado di completare i nuovi fiber laser ed elevare significativamente l’efficienza delle nostre macchine e con essa la redditività.

La sfida Fiber Laser è stata vinta con prodotti e sistemi avanzati

È opportuno ricordare al riguardo che, come puntualizza Carbonato,“fino a pochi trimestri or sono tutti i laser da noi installati erano acquistati da un produttore che all’inizio del nuovo millennio ha rivoluzionato il mercato rendendo rapidamente obsoleto tutti i vecchi produttori di laser, inclusa la nostra controllata americana”.

fiber-laserUn gap che a partire dal 2010 “abbiamo deciso di colmare realizzando massicci investimenti in ricerca per poter disporre di un laser fibra di proprietà con caratteristiche avanzate”.

Obiettivo “centrato lo scorso anno, quando abbiamo installato la prima serie di unità per testarne il funzionamento. Test dimostratosi soddisfacente tanto che già nei primi mesi del corrente anno abbiamo iniziato ad inserirli con l’obiettivo di giungere a circa 40 sulle 250 macchine che venderemo nel 2016 nel mondo”.

Una dimensione che, completa il presidente sull’argomento,“salirà progressivamente sino a raggiungere entro il 2019 il 75% delle macchine che installeremo ed una redditività nell’ordine del 30%”.

Il ruolo del laser e del diodo nei nuovi sistemi e nei margini reddituali

È doveroso infatti ricordare che nel nostro business “il costo del laser rappresenta circa il 30%  del prezzo a cui vendiamo le nostre macchine”. Ed inserire i nostri prodotti, aggiunge Carbonato, ci permetterà di alzare significativamente la redditività con target oltre il 12% entro il 2019 poiché questo componente esprime un ritorno del 30% come sopra ricordato.

Un target, quello dell’Ebitda margin al 12 per cento, che quindi potrebbe essere superato salvo il sopraggiungere di eventi non prevedibili. Questo anche se, completano a Torino, il settore ha un cap stimato nell’ordine del 15% in quanto gli investimenti in ricerca restano e resteranno decisamente elevati, oltreché indispensabili per competere con successo.

La crescita in Usa ed Europa. Nuovo centro commerciale a Torino

Un contributo allo sviluppo dei ricavi giungerà poi dallo sviluppo che la multinazionale torinese vuole raggiungere sui principali mercati di riferimento, a partire dagli Stati Uniti, ove già ora realizza circa 100 milioni di ricavi ed ogni mese “ci portiamo a casa più di 10 milioni di nuovi ordini”.

Uno sviluppo importante e superiore all’andamento del mercato è previsto anche in Europa. Aspettativa a cui, prosegue il presidente,“darà un contributo determinante anche il nuovo centro commerciale inaugurato a maggio vicino a Torino con un investimento di 8,5 miliardi di cui due rappresentati dal terreno che era già di proprietà ma che è rientrato nel progetto complessivo”.

catturaInvestimento grazie al quale è stata superata la mancanza di un’area riservata alla funzione commerciale nel vecchio continente, con annessa esposizione dei prodotti. Centri che invece erano già stati realizzati sia in Usa che in Asia.

E gli effetti di questo nuovo investimento si sono già manifestati poiché, ricorda con orgoglio il fondatore di Prima Industrie, “in questi tre mesi i clienti che hanno visitato il nuovo centro espositivo hanno varcato la soglia dei duemila e gli ordini non sono mancati in quanto ora finalmente possiamo esporre e presentare tutta la gamma dei nostri prodotti, molti dei quali decisamente all’avanguardia come quel fiber laser in cui abbiamo investito oltre sette milioni di euro”.

La ricerca ed i nuovi prodotti

prodottiUn tema, quello degli investimenti in ricerca, decisamente importante se solo si pensa che oltre 200 dei 1.600 dipendenti del gruppo sono impegnati nello sviluppo di nuovi prodotti/sistemi e che gli investimenti medi annui si collocano nell’ordine del 6,5% dei ricavi.

Risorse grazie le quali, precisano a Torino, “è stato possibile portare sul mercato macchine innovative quali Laser Genius, Combi Genius, il sistema Bce Smart, Laserdyne 606 D, Laser Next, eP 2040.

“Nel Far East vogliamo accelerare la crescita”

Fonte: presentazione societaria
Fonte: presentazione societaria

Ma torniamo al tema dei ricavi per ricordare che il gruppo vuole crescere in modo significativo nel Far East e cioè dalla Corea al Giappone transitando per l’Asia. Mercati decisamente promettenti e con grandi potenzialità.

Più in particolare, ricordano a Torino, in Cina abbiamo rafforzato significativamente la capacità produttiva e completato la presa diretta sul commerciale, lasciando ai distributori locali solo il sud del Paese. Iniziative grazie le quali imprimere un’accelerazione alla crescita di un’area ove oggi il gruppo fattura 50 milioni ma ha un obiettivo di raddoppiarli a quota 100 milioni.

Ricordiamo che il gruppo ha otto impianti produttivi nel mondo di cui due in Usa, uno in Finlandia e in Cina, mentre in Italia ci sono quattro stabilimenti. Ed accanto a questi otto centri produttivi, di cui tre dedicati all’elettronica, ci sono tre ”Tech Center” di cui il primo in Usa per le americhe, il secondo in Cina per l’Asia-Pacifico, ed il terzo inaugurato a maggio a Torino per l’Europa.

Più ricavi e margini. L’effetto leva della matrice prodotti/mercati

In buona sostanza, ricorda Carbonato, “in questi anni abbiamo predisposto le condizioni per rilanciare la crescita e conseguire significativi progressi sul fronte della redditività”.

Fonte: presentazione societaria
Fonte: presentazione societaria

Più in particolare, prosegue il presidente, “abbiamo completato la gamma prodotti, lanciando una nuova gamma di pura eccellenza grazie anche agli effetti degli investimenti in ricerca, mentre abbiamo completato anche il riposizionamento della rete commerciale. Ed ora siamo pronti a coglierne i benefici come emerge anche dai dati dei primi sei mesi e dalle aspettative per fine anno”.

Un esercizio nel quale “dovremmo cogliere anche gli effetti di una congiuntura che in Usa, come ricordato, si conferma decisamente positiva tanto che i nuovi ordini si susseguono con oltre 10 milioni ogni mese”. Buone notizie anche dall’Asia, “con la Cina che continua a crescere in modo significativo e dove si concretizza sempre più il percorso che ci porterà a raggiungere quanto prima i 100 milioni di ricavi, il doppio di oggi e prossimo a quanto realizzato in Nord America, che resta il nostro primo mercato con oltre 100 milioni di ricavi”.

Lo scenario congiunturale

Sufficiente, seppur complesso, lo scenario sul Vecchio Continente. Area ove continuano le difficoltà nel sud, Italia inclusa, mentre si conferma il ruolo di traino del Nord con la punta della Germania e con la Russia che sta ritrovando forza ed energia per riprendere a correre dopo il crollo del recente passato, quando i ricavi si sono dimezzati a poco più di 12 milioni con Ebitda sceso dal 10 a poco più del 2 per cento.

Ed è anche per tutto ciò che le aspettative per il 2016 indicano il consolidamento del positivo trend di crescita degli ordini, con aspettativa di un giro d’affari nell’ordine dei 400 milioni e quindi con una crescita prossima al 10% sul 2015. Ancora più forte lo sviluppo della redditività poiché l’Ebitda dovrebbe collocarsi nell’intorno dei 37 milioni (+18%) con un margine superiore al 9 per cento, rispetto all’8,6 dello scorso anno in un percorso che dovrebbe progredire sino ad oltre il 12% atteso per il 2019, quando i ricavi dovrebbero aver varcato i 500 milioni a parità di perimetro.

Buone notizie anche sul fronte strutturale in quanto il rapporto debiti/patrimonio scenderà l di sotto di 0,5 dopo essere balzato al 2,31 con l’acquisto di Finn-Power del 2008 e quindi poco prima dello Tzunami originato dalla crisi dei mutui sub-prime americani di quell’anno.

Il primo semestre 2016 – Si delinea il rilancio

Fonte: dati societari
Fonte: dati societari

Prima Industrie ha archiviato il primo semestre 2016 con una crescita decisa di tutti i principali aggregati economici. La top line del gruppo evidenzia un incremento del 4,2% con ricavi oltre i 183 milioni.

Performance guidata dalla divisione Prima Power (93% del fatturato) che nel complesso ha segnato un incremento del 13% a 170,7 milioni, trainata soprattutto dai risultati ottenuti negli Usa e Apac, dove la divisioneha registrato ricavi rispettivamente per 43,4 milioni (+26,6% a/a) e 31,6 milioni (+25% a/a).

In calo invece la performance della divisione Prima Electro a 12,6 milioni (-49,2% a/a), su cui pesa il calo del giro d’affari in Emea (-50,1%).

Lo sviluppo della redditività

Fonte: dati societari
Fonte: dati societari

L’Ebitda adjusted si attesta a 15,6 milioni, con una crescita vicina alla doppia cifra (+9,7% a/a). Anche l’Ebitda margin è in lieve miglioramento (+0,4%), beneficiando dell’efficienza raggiunta sui costi oltre che ai maggiori volumi di vendita. La gestione caratteristica chiude con un Ebit adjusted di 8 milioni (+3,6%) e un Ros del 4,4%, in linea con lo scorso anno.

L’utile ante imposte ammonta a 3,8 milioni, in crescita del 23,7% a/a, beneficiando del minor impatto degli oneri finanziari, i quali nel primo semestre del 2015 risentivano anche del peso di oneri per 2,1 milioni a seguito del rimborso anticipato del finanziamento Finpolar, il quale aveva comportato anche la chiusura del contratto derivato relativo a tale finanziamento.

L’utile di pertinenza dei soci ammonta a 2,9 milioni (+94,6% a/a) con una redditività al 1,6 per cento (+70 basis point).

Nel semestre il debito è calato passando dai 106,7 milioni del primo semestre 2015 a 104,1 milioni attuali (-2,5 milioni). Effetto che si spiega grazie alla positiva generazione di cassa operativa, ivi compresa la buona gestione del circolante, mentre le capex si mantengono più o meno costanti.

Le proiezioni del piano e le attese del mercato

Il piano industriale al 2019 presentato dal gruppo prevede una crescita media dei ricavi nell’ordine del 7,2% con obiettivo al di sopra dei 500 milioni nel 2019.

Uno sviluppo superiore a quello del mercato proprio perché la multinazionale piemontese potrà beneficiare di una gamma prodotti completa e di vera eccellenza oltreché caratterizzata da elevate prestazioni.

piano-industrialeIl gruppo potrà inoltre contare sul rafforzamento della rete commerciale e, in Europa, dall’operatività del nuovo centro di Torino sopra citato. Un contributo dovrebbe giungere anche dagli scenari macro, che non dovrebbero registrare variazioni significative, salvo sorprese.

Ed ecco perché alla crescita dei ricavi farà seguito uno sviluppo ancora superiore della redditività, con margini che nel 2019 dovrebbero aver varcato la soglia del 12% come ricordato.

Le proiezioni al 2017 e 2018

Il trend, come emerge anche dal consensus degli analisti che seguono il titolo, dovrebbe poi consolidarsi e rafforzarsi nel prossimo anno in quanto le attese indicano ricavi al di sopra dei 430 milioni (+9%) con Ebitda a quasi 45 milioni (+20%) e margini ad oltre il 10 per cento. Buone notizie anche dall’Ebit, previsto in prossimità dei 30 milioni (+32% sulle previsioni 2016).consensu

Una dinamica riproposta dalle indicazioni per il 2018 poiché il fatturato a parità di perimetro dovrebbe superare i 460 milioni con Ebitda ben al di sopra dei 50 milioni (+17%) e margini al di sopra dell’11 per cento. In progresso anche l’Ebit, proiettato a 37 milioni (+26%).

In buona sostanza nel periodo 2016-2019 i ricavi dovrebbero progredire di oltre il 7% mentre lo sviluppo dell’Ebitda dovrebbe essere superiore al 16% con target al 12 per cento. Ancora più forte lo sviluppo dell’Ebit, che nel periodo considerato dovrebbe crescere al ritmo del 25 per cento medio annuo.

Il confronto con i peers – Gli sforzi passati mostrano i propri frutti

Confrontando l’evoluzione dei principali aggregati economici di Prima Industrie con i peers notiamo che il gruppo torinese ha realizzato nel triennio 2013-2015 una crescita media annua dei ricavi del 4,2%, a fronte di un cagr del 17,1% del settore. Performance che dovrebbe notevolmente migliorare nei prossimi tre anni, quando il gruppo dovrebbe non solo recuperare il gap sui peers ma evidenziare una crescita media annua dell’8,2% superiore a quella del settore (6,6%).

ricaviAnalogo discorso per quanto riguarda la gestione operativa. La sotto-performance evidenziata da Prima Industrie nel 2013-2015 dovrebbe trasformarsi nel prossimo triennio in una crescita superiore rispetto ai comparables, con l’Ebitda atteso in aumento del 18,4%, a fronte del 9,5% della mediana dei peers.

A livello di Ebit, infine, la società nel 2013-2015 ha evidenziato un cagr negativo del 3,2%, inferiore alla mediana del settore. Andamento che dovrebbe ribaltarsi nei prossimi tre anni con uno sviluppo del risultato operativo di circa il 28% contro una crescita media dei peers del 15,5 per cento.

Tale dinamica può essere spiegata dal fatto che lo storico di Prima Industrie ha sofferto la concorrenza anche a causa dei numerosi investimenti effettuati nel periodo volti allo sviluppo e al lancio dei nuovi prodotti. Strategia che, come mostrano i risultati dei primo semestre 2016 e le stime di consensus, permetterà al gruppo torinese di performare meglio dei peers nel prossimo triennio.

Margini – Accelera la redditività nel prossimo triennio

L’evoluzione dei risultati operativi sopra esposta trova conferma anche nello sviluppo dei margini di reddittività del gruppo torinese. Infatti il peso dei costi e degli investimenti sostenuti negli anni passati per rilanciare il proprio business mostrerà in frutti nel prossimo triennio.

marginiNel dettaglio, l’Ebitda margin è atteso in crescita proprio a partire da quest’anno, passando dall’8,6% registrato nel 2015 al 9,3% previsto per il 2016 per poi raggiungere l’11,3% alla fine del periodo considerato.

Una dinamica che si ripropone anche in termini di Ros, atteso in crescita nel prossimo triennio, passando dal 5,6% del 2013 all’8% nel 2018, mostrando tassi di crescita superiori ai peers.

Multipli – Il titolo tratta a sconto su tutti i principali indicatori

Dall’analisi prospettica di Prima Industrie con i principali peers si nota che il titolo tratta a sconto su tutti i principali indicatori, riflettendo i tassi di crescita più alti rispetto al settore previsti per i prossimi anni.

Nel dettaglio, il P/E 2016 quota a 14,5 volte e quello del 2017 a 9,4 volte, rispettivamente a sconto del 25,5 e del 71,3% alla mediana dei peers, mentre l’EV/Sales tratta al di sotto dell’83% in tutti e due gli anni considerati.

multipliMultipli interessanti anche per quanto riguarda l’EV/EBITDA, a sconto del 31% nel 2016 e del 49% nel 2017.

Il gruppo, inoltre, dovrebbe assistere nei prossimi due anni a un deleverage dell’indebitamento con il rapporto net debt/Ebitda atteso in calo nel 2017 a 2,02 rispetto ai 2,73 dell’anno prima.

Un valore alto a causa principalmente dei forti investimenti effettuati dalla società ma stimato in netto miglioramento anche grazie alla maggior generazione di cassa prevista nel periodo. La crescita dell’Ebitda, inoltre, dovrebbe portare a un’ulteriore riduzione di tale rapporto, che dovrebbe scendere a 1,6 nel 2018 e a 1,1 nel 2019.

Analisti – Pochi ma fermi sul buy

Banca Imi conferma il buy alzando il target price da 17,2 euro a 19 euro,  in quanto “l’importante portafoglio ordini raccolto al 30 giugno 2016 (126,2 milioni; +17,8% a/a), i risultati del primo semestre di quest’anno e il piano industriale 2017-2019 evidenziano il buon lavoro svolto dal management e le potenzialità aziendali”. L’analista ricorda infatti che “gli obiettivi dichiarati dal gruppo al 2019 implicano una crescita media annua del 8 per cento delle sales a 500 milioni e un Ebitda margin al 12% alla fine del periodo. L’indebitamento finanziario netto si abbasserà notevolmente da 101,7 milioni del 2015 a 64,5 milioni del 2019.”

analistiBanca Akros rilancia il buy ed alza il target price da 15,1 a 16,4 euro poiché “Prima Industre ha sempre cercato all’estero le opportunità di espansione, strategia amplificatasi con l’acquisizione di Finn-Power nel 2008. Un deal che ha permesso alla multinazionale torinese di crescere sia in termini di ricavi che di prodotti e presenza geografica, come in Cina che rimane il mercato di riferimento per il settore”. Una strategia che – continua l’analista – “insieme agli importanti investimenti in ricerca e sviluppo  ha permesso al gruppo torinese di sviluppare soluzioni innovative che gli garantiranno importanti ritorni in termini di redditività nel medio termine, in parte già rilevati nel corso del primo semestre 2016”.

Borsa – Trend rialzista di lungo periodo

Prima Industrie ha chiuso la scorsa settimana a 13,3 euro in calo di circa il 5%, in linea all’andamento del mercato, mantenendosi comunque poco sotto il livello di massimo di 14,8 euro toccato ad inizio anno.

Estendendo il periodo di analisi da gennaio ad oggi il titolo ha evidenziato molta volatilità muovendosi in un intervallo di prezzo compreso tra il massimo sopra citato e un minimo di 8,5 euro toccato a metà febbraio.

La performance borsistica ytd di Prima Industrie può essere scomposta in due diversi fasi diametralmente opposte: una prima ribassista, conclusasi a metà febbraio, caratterizzata dalle note forti turbolenze del mercato, a cui ha fatto seguito una seconda fase rialzista che risulta tutt’ora in corso.

sg2016091653972Nel primo mese e mezzo del 2016 i mercati finanziari hanno risentito dei timori sulla debolezza della crescita cinese. Timori che hanno penalizzato in particolare Prima Industrie, data l’importanza della Cina per il settore dei laser e macchine industriali, con il titolo che ha sottoperformato di circa il 17% sia il Ftse Italia All Share che il Ftse Italia Small Cap, toccando un minimo di 8,5 euro l’11 di febbraio.

Da questo momento in poi le azioni del gruppo hanno innescato un forte trend rialzista in scia alla ripresa del mercato, guadagnando oltre il 60% e sovraperformando entrambi gli indici di circa il 45 per cento.

Trend interrotto solo momentaneamente da due eventi distinti, la diffusione dei deboli risultati del 2015 in marzo e il crollo seguito alla Brexit in giugno. Il titolo, invece, ha registrato un’ulteriore accelerazione in concomitanza dell’uscita dei dati relativi al primo semestre, che hanno dato una prima conferma dell’efficacia della strategia avviata dal management.

È doveroso ricordare, infine, che negli ultimi cinque anni Prima Industrie ha mantenuto un trend rialzista mostrando una crescita di circa il 140%, passando da 6 euro agli attuali 13,3 euro. Periodo in cui il titolo ha sovraperformato di circa il 120% il Ftse Italia Small Cap e di oltre il 13% il Ftse Italia All Share.

Criticità – Business ciclico e poche coperture

Prima Industrie opera in un settore fortemente esposto ai cicli economici ed agli scenari macro, mentre la forte proiezione internazionale con l’85% dei ricavi al di fuori dei confini nazionali ed oltre il 50% espresso in valute diverse dall’euro la espone anche agli effetti delle oscillazioni dei cambi.

Il modello di business e l’elevata competizione richiede inoltre investimenti costanti e massicci anche nella ricerca e sviluppo, ove sono occupati oltre 200 dei 1.600 dipendenti distribuiti negli otto siti produttivi e tre centri commerciali dislocati in tre continenti: Usa, Asia ed Europa. Investimenti che assorbono e continueranno ad assorbire oltre il 6% dei ricavi.

Nonostante questo, e grazie anche all’attenzione nella gestione del circolante, il gruppo ha comunque generato una liquidità in grado di supportare gli investimenti, inclusi quelli negli stabilimenti e nei centri commerciali, ridimensionando nel contempo quell’esposizione balzata a 161 milioni nel 2008 e cioè dopo l’acquisto di Finn-Power. Debiti oggi scesi a 100 milioni e destinati a ridursi ulteriormente nei prossimi anni con rapporto debiti/patrimonio atteso allo 0,5 nel 2019 rispetto al 2,31 del 2009.

prima-electrpCi sono poi i temi borsistici in quanto il titolo è coperto solo da due analisti e pur presentando una buona performance nel medio-lungo ha sofferto a causa dello tzunami che si è abbattuto sulle economie del globo dopo la crisi dei mutui sub-prime americani del 2007.

Una crisi che in alcune aree non è stata ancora superata come in quell’Europa del Sud che incorpora pure il nostro Paese, che in questi anni ha perso quasi 10 punti di prodotto interno lordo.

Che dire poi dell’America del Sud, ove le difficoltà sono esplose in ritardo ma con conseguenze nefaste come testimoniano i casi del Brasile e del Venezuela.

E la crisi, questa volta con risvolti geo-politici, permane in molti paesi che si affacciano al mediterraneo come Egitto, Libia e la stessa Turchia, che comunque dal punto di vista strettamente economico non ha subito gravi traumi.

Situazione complessa anche in Russia, ove Prima Industrie ha visto il proprio fatturato dimezzarsi a poco più di 12 milioni con redditività crollata dal 10 a poco più del 2 per cento. Questo anche se sono già emersi i primi sintomi di un veloce e significativo rilancio.

Nonostante tutto ciò, comunque, il gruppo ha imboccato con decisione il percorso di crescita, sia di ricavi che di margini. E questo proprio merito i forti investimenti realizzati in questi anni sia sul fronte dei prodotti, con la creazione di una gamma totalmente innovata, sia sul fronte dei mercati, con lo sviluppo della rete commerciale e dei centri commerciali, come quello lanciato a Maggio vicino a Torino dopo un investimento di oltre otto milioni per servire l’Europa.