Bear Market? E’ ancora presto

Dopo due significative correzioni degli indici americani nel corso dell’anno che si sono poi ripercossi su quelli europei e asiatici, il mercato sembra essere entrato in una nuova fase ribassista.

Lo scenario macroeconomico, con le tensioni sulle società in scia alla guerra commerciale, il calo dei giri di affari, il dollaro forte e la risalita dei tassi di interesse, lascia intravedere un possibile cambiamento del trend rialzista pluriennale, almeno per quanto riguarda i fondamentali macroeconomici.

Tuttavia, altri elementi spingono verso un consolidamento del trend di crescita e fanno pensare che sia ancora prematuro una definitiva inversione di rotta.

I TASSI DI INTERESSE

Durante i periodi di correzione, il mercato obbligazionario attrae i capitali “in fuga” dai listini azionari in una rotazione dal “rischio” verso la “sicurezza” che spinge i rendimenti al ribasso.

Malgrado due correzioni intorno al 10% da inizio anno, nel 2018 le obbligazioni non sono state in grado di attrarre nuova liquidità, se non nelle ultime cinque sedute, in quanto gli investitori rimangono molto compiacenti verso le future prospettive dei mercati e molto propensi ad assumersi elevati rischi.

VIX

Uno sguardo alla volatilità conferma la stessa situazione del mercato obbligazionario. Anche durante le ultime due correzioni l’indice della paura non è mai schizzato ai livelli tipici del “panic selling”.

Attualmente il VIX rimane al di sotto anche del livello raggiunto lo scorso febbraio, in occcasione della prima correzione degli indici americani.

ORO

Un altro indicatore che non ha dato alcun segnale di paura è il metallo giallo.

L’oro ha mancato qualsiasi tentativo di rialzo anche come protezione alla crescita dell’inflazione che negli ultimi due anni ha ripreso a salire, almeno nei Paesi anglosassoni.

SINTESI

Gli investitori hanno preferito rendimenti più speculativi in alcuni casi anche attraverso le criptovalute, le cui quotazioni proprio in questi ultimi giorni stanno crollando.

In definitiva, gli investitori continuano a privilegiare gli investimenti in strumenti passivi e non ci sono segnali che questo atteggiamento stia cambiando.

Due sono le spiegazioni di questo comportamento. La prima possibilità è che abbiano ragione come in quest’ultimo decennio e che anche l’attuale correzione si assorbirà lanciando gli indici verso nuove vette.

Nella maggior parte dei casi, gli investitori non hanno ancora subito minusvalenze tali da forzare una rotazione del portafoglio a favore delle obbligazioni, della liquidità o dei metalli preziosi.

Al contrario, c’è una crescente evidenza che siamo ad un punto di svolta dei mercati azionari.

A Wall Street, in particolare, la riduzione della liquidità da parte della Federal Reserve ed i buy-back societari non sembrano più sufficienti nemmeno a puntellare i listini.

Inoltre, i big della tecnologia hanno perso smalto e sono già tutti in “bear market”, con perdite superiori al 20% rispetto ai picchi di inizio ottobre.

Anche il calo del petrolio, pari al 30% nelle ultime sei settimane, lascia intravedere che il ciclo economico positivo si stia esaurendo e che anche il  trend positivo sui mercati azionari è a rischio.