Beni per la casa – Tiene l’utile nonostante vendite in calo nel 3Q 2016

Nel periodo luglio-settembre il fatturato aggregato delle società italiane quotate del settore beni e servizi per la casa è diminuito del 2,8%, risentendo soprattutto delle difficoltà congiunturali in alcuni mercati esteri. La flessione dei ricavi si è riflessa sulla redditività. In calo infatti sia l’Ebitda che l’Ebit, rispettivamente del 2,6 e del 5,8% su base annua. Diversamente l’utile netto registra una crescita dell’1,2% a 33,1 milioni. Dal lato patrimoniale, l’indebitamento finanziario netto complessivo risulta aumentato di circa 20 milioni, passando da 108,6 a 127 milioni.

tabellone

Il comparto dei beni per la casa ha chiuso il terzo trimestre 2016 con un giro d’affari complessivo in calo del 2,8% su base annua a 736,6 milioni. Una dinamica che sconta in particolare la flessione dell’8,7% di De Longhi, che incide per oltre il 50% sul fatturato totale del settore, a causa delle difficoltà congiunturali in alcuni mercati in cui opera il gruppo.

Crescita a doppia cifra, invece, per B&C Speakers e Nice, rispettivamente del 12,6% a 9,8 milioni e dell’11,1% a 79,8 milioni.

La negativa performance si è riflessa sul margine operativo lordo, in calo del 2,6% su base annua. Anche in questo caso il calo è attribuibile principalmente a De Longhi, che ha registrato una flessione dell’Ebitda del 5,5% a causa della contrazione dei volumi. Performance positiva, invece, soprattutto per B&C Speakers (+35%) ed Emak (+17,3%) che unitamente all’incremento delle vendite, beneficiano del calo dei costi operativi.

Il comparto archivia il terzo trimestre con un utile netto complessivo in lieve aumento dell’1,2% a 33,1 milioni grazie soprattutto al risultato di Emak, che passa da una perdita netta di 3,7 milioni nel terzo trimestre 2015 a un utile netto di 0,8 milioni.

Dal lato patrimoniale, l’indebitamento finanziario netto aggregato, rispetto al 30 giugno 2016, ha registrato un peggioramento di circa 20 milioni a 127 milioni. Una dinamica che riflette l’effetto combinato dell’aumento di oltre 20 milioni evidenziato da Nice e della diminuzione di circa 14 milioni della liquidità netta di De Longhi.