Apertura poco mossa per i principali listini europei, che nelle prime battute della seduta oscillano intorno alla parità. Intorno alle 9:25 il Ftse Mib di Milano, il Ftse 100 di Londra a -0,7% e il Cac 40 di Parigi scambiano invariati, il Dax di Francoforte cede lo 0,2% mentre l’Ibex 35 di Madrid è a -0,1 per cento.
I listini continentali ripartono dunque con cautela dopo le dichiarazioni di ieri sera della Fed. Oltre a lasciare i tassi di interesse invariati la banca centrale statunitense ha fatto intendere che presumibilmente non li alzerà neanche nella prossima riunione di metà marzo.
Nel Vecchio Continente, intanto, procedono le manovre del Regno Unito per abbandonare l’Unione Europea. Ieri la Camera dei Comuni ha approvato con 498 sì e 114 no il testo di legge del governo per avviare le procedure per la Brexit. La palla passa ora alla Camera dei Lord, che tuttavia non ha il potere di bloccare il provvedimento, poiché la decisione finale spetta comunque ai Comuni.
Pochi spunti dall’agenda macroeconomica odierna, in cui spiccano il Markit Pmi di gennaio sulle nuove costruzioni nel Regno Unito e le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli USA.
Per quanto riguarda l’Italia, è giunta la risposta del governo alla Commissione Europea che aveva richiesto una correzione del deficit strutturale, attraverso una riduzione del rapporto debito/Pil. Nella lettera al vicepresidente Valdis Dombrovskis e al commissario Pierre Moscovici, il ministro Pier Carlo Padoan ha precisato che la manovra “sarà composta approssimativamente per un quarto da tagli di spesa e per il resto da maggiori entrate”. I risparmi deriveranno per circa il 90% da consumi intermedi e per il resto da ‘tax benefit’.
Sull’obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato sulla scadenza decennale ripartono poco mossi, ma il Btp sale ulteriormente al 2,32% e lo spread con il Bund si incrementa di due bp a 185 punti base.
Sul Forex l’euro/dollaro resta debole in area 1,079. Il biglietto verde arretra anche rispetto allo yen (USD/JPY a 112,8), mentre il cross euro/sterlina è poco mosso in area 0,851.
Tra le commodities il petrolio consolida i guadagni della seduta precedente, con Brent e Wti rispettivamente a 56,9 e 53,8 dollari al barile malgrado l’aumento delle scorte di greggio americane ai massimi degli ultimi tre mesi. In rialzo l’oro in area 1.216 dollari l’oncia.
A Piazza Affari partono ancora forte le azioni STM (+2,5%), ben acquistate anche ieri in scia ai risultati positivi di Apple sulle vendite di Iphone7, che monta componenti prodotti dal colosso italofrancese dei semiconduttori.
In rialzo anche CNH (+2,1%) mentre fra i petroliferi rimbalzano ENI (+0,8%) e TENARIS (+1,1%).
Volatile UNICREDIT, che dopo una partenza sulla parità scivola a -2,9%, mentre ieri sera è giunto l’annuncio che la ricapitalizzazione da 13 miliardi inizierà il 6 febbraio e si concluderà il 10 marzo. Le azioni di nuova emissione saranno offerte dal 6 al 23 febbraio in opzione agli azionisti al prezzo di 8,09 euro, nel rapporto di opzione di 13 azioni ordinarie di nuova emissione ogni 5 azioni ordinarie e/o risparmio posseduta. Il prezzo di sottoscrizione delle nuove azioni ordinarie incorpora uno sconto del 38% rispetto al prezzo teorico (cioè dopo lo stacco del diritto di d’opzione) delle azioni ordinarie.
Deboli anche gli altri bancari UBI (-1,6%), e BANCO BPM (-1,4%).
Tra le utilities si segnala che TERNA (-0,15%) ha acquisito due concessioni per la distribuzione del gas in Brasile, una da 158 km e l’altra da 350 km, per un valore complessivo di 180 milioni di dollari.
Acquisti moderati su FERRARI (+0,6%), che pubblicherà oggi i risultati relativi al quarto trimestre 2016.
Debole in avvio FCA (-0,3%), penalizzata ieri dal calo delle vendite negli Stati Uniti.

























