Risanamento, attiva nello sviluppo e nella riqualificazione immobiliare, ha archiviato l’esercizio 2016 con una perdita netta di 65,5 milioni, aumentata dai 48,4 milioni del 2015. Ad influire negativamente sul risultato netto sono state partite straordinarie per oltre 40 milioni legate principalmente ai costi della conciliazione fiscale, sottoscritta nello scorso mese di dicembre con l’Agenzia delle Entrate, relativi ai periodi d’imposta compresi tra il 2003 e il 2008, oltre alla svalutazione degli immobili a seguito della procedura di impairment sul valore degli immobili.
Nel 2016 i ricavi hanno raggiunto i 4,7 milioni dai precedenti 3 milioni. Sul fronte dei margini, il gruppo ha registrato un Ebitda e un Ebit ancora negativi seppur in miglioramento, rispettivamente pari a 24,1 milioni (36,8 milioni nel 2015) e a 25,8 milioni (40,1 milioni nel 2015).
Dal lato patrimoniale l’indebitamento finanziario netto si esprime in 648 milioni, in aumento dai 619 milioni a fine dicembre 2015.
Sotto il profilo operativo nel corso del 2016 sono state intraprese le iniziative volte alla valorizzazione e alla dismissione dei principali immobili in portafoglio, mentre l’iniziativa di sviluppo Milano Santa Giulia prosegue, ed è in corso il secondo periodo di esclusiva con LendLease, finalizzato a concordare i termini legali e commerciali dell’operazione, con scadenza 31 marzo 2017.
Si segnala, infine, che la perdita 2016 della capogruppo, pari a 40,4 milioni, ha comportato una riduzione del capitale sociale in misura superiore al terzo del medesimo, facendo così scattare le condizioni previste dall’articolo 2446 del codice civile. Il Cda ha pertanto deliberato di convocare l’assemblea degli azionisti, oltre che per l’approvazione del bilancio di esercizio 2016, anche per l’adozione dei provvedimenti di legge.

























