La big del petrolio italiana accelera al rialzo dopo la presentazione del piano strategico 2017-2020, portando la performance odierna al 3,1 per cento. Già in mattinata infatti, a seguito dei risultati trimestrali sopra le attese, il titolo era in forte crescita. Un piano concentrato sulla generazione di cassa, il quale si focalizza sul core business del up-strem, dove Eni intende incrementare la produzione del 3% annuo, grazie a nuove scoperte per 2-3 mld e nonostante la riduzione del 10% delle capex attesa. Nel G&P Eni conta di raggiungere dal 2019 un Ebit da oltre 600 milioni. Nel R&M il cane a sei zampe intende raggiungere un flusso di cassa operativo cumulato di 3,3 miliardi e un aumento dell’Ebit di 300 milioni nel periodo di Piano, mentre nella chimica un Ebit di circa 300 milioni all’anno. Per il 2017 sarà riproposto dividendo da 0,8 euro

L’Ad Descalzi ha presentato alla comunità finanziaria il Piano Strategico della società per il periodo 2017-2020. Il nuovo piano intende sviluppare una generazione di cassa superiore rispetto al recente passato, tramite la costruzione di un portafoglio dall’alto margine grazie a risorse materiali e convenzionali, operazioni design-to-cost e asset di alto valore.
Descalzi, dopo due anni di bassi investimenti e di sfiducia nell’industria del petrolio a livello globale, si aspetta un lento aumento dei prezzi del petrolio fino a 70 usd al barile nel 2020. Nonostante ciò il gruppo intende mantenere un profilo prudente, tenendo la capex cash neutrality sotto i 45 usd al barile in media nei 4 anni di Piano.
Un piano focalizzato sul core business dell’Upstream, per cui Eni prevede una crescita della produzione del 3% all’anno nel periodo 2017-2020, da realizzare principalmente attraverso il ramp-up e l’avvio di nuovi progetti e l’ottimizzazione della produzione, che daranno un contributo totale di circa 850mila barili di olio equivalente al giorno nel 2020. La società prevede nuove scoperte per 2-3 miliardi di barili di petrolio equivalente, quasi il doppio delle scoperte del Piano precedente, grazie alla perforazione di circa 120 pozzi in oltre 20 Paesi. Questo sarà possibile nonostante la riduzione del 10% del CAPEX dell’esplorazione. Il break-even dei nuovi progetti è a 30 usd al barile.

Per quanto riguarda invece la divisione Gas&Power Eni conta di raggiungere il break-even nel 2017 per poi andare in attivo negli anni a seguire, grazie all’allineamento dei contratti di fornitura di gas alle condizioni di mercato e alla riduzione dei costi logistici. Nuova la strategia: passare da leader europeo a operatore d’azienda nel marketing globale del gas e del GNL, beneficiando di una maggiore integrazione con il settore dell’Upstream. Il che implicherà la massimizzazione del ritorno del gas equity, lo sviluppo di un portafoglio GNL competitivo e la trasformazione del settore retail in una consociata. Tutto ciò dovrebbe favorire il raggiungimento di un Ebit 2019 paria a oltre 600 milioni.
Nel Refining & Marketing e Chimica Eni intende affrontare le debolezze strutturali del settore della raffinazione. L’obiettivo della multinazionale del petrolio è di ridurre il margine di break-even a circa 3 usd al barile entro il 2018. Per raggiungerlo, Eni farà leva su: l’ottimizzazioni sugli impianti, l’umento della produzione della bio-raffineria di Venezia e l’avvio di quella di Gela, con un obiettivo di produzione di oltre 1 milione di tonnellate, la razionalizzazione della logistica e la crescita dei risultati del Marketing tramite innovazione ed efficienza.
Tutto ciò genererà un flusso di cassa operativo cumulato di 3,3 miliardi, e un aumento dell’Ebit di 300 milioni nel periodo di Piano. Nel settore della Chimica, Eni prevede di realizzare un Ebit di circa 300 milioni all’anno e un flusso di cassa operativo cumulato di 1,2 miliardi.

Alla base di tutto una strategia finanziaria che prevede un piano di investimenti quadriennale focalizzato su progetti ad alto valore e con rapidi ritorni e sullo sviluppo di progetti convenzionali. Il capex di circa 31,6 miliardi rappresenta infatti una riduzione dell’8%, a un tasso di cambio costante, rispetto al Piano precedente, e riguarda principalmente il portafoglio Upstream, la riprogrammazione delle attività di progetto, e la rinegoziazione di contratti.
Questa riduzione è stata parzialmente compensata dal maggior impegno di circa 500 milioni in altri settori, principalmente nelle energie rinnovabili, un elemento sempre più rilevante nella strategia di de-carbonizzazione di Eni. Inoltre, il capex non impegnato (circa il 55% degli investimenti totali nel 2019-2020) assicura al portafoglio Eni una grande flessibilità nel caso in cui lo scenario di prezzi del petrolio dovesse nuovamente essere negativo.
Il nuovo piano di dismissioni punta a realizzare circa 5-7 miliardi di euro principalmente attraverso la diluizione degli asset di esplorazione, in linea con la nostra strategia di dual exploration.
Infine, Eni ha intenzione di confermare un dividendo per il 2017 di 0,8 per azione interamente pagato per cassa.

























