Generali starebbe avviando l’uscita da quei Paesi in cui non vanta una posizione di leadership, in linea con quanto previsto dall’aggiornamento del piano industriale 2015/18 presentato lo scorso novembre. Ad oggi si rincorrono ipotesi su quali potrebbero essere i Paesi interessati dalle dismissioni. Un quadro più chiaro potrebbe delinearsi il prossimo 15 marzo, in occasione del cda per l’approvazione dei conti 2016.
Generali starebbe predisponendo un piano di dismissione dei propri asset nei Paesi ritenuti non strategici.
Secondo alcune indiscrezioni di stampa, le cessioni partirebbero dalle attività olandesi, cui si aggiungerebbero quelle dislocate in Irlanda, Belgio, Grecia e Portogallo.
Oltre a queste potrebbero rientrare nel piano anche attività extra europee, situate in Tunisia, Emirati Arabi, Filippine, Colombia, Panama ed Ecuador.
Al momento il Leone di Trieste non ha confermato nulla. Un quadro più chiaro potrebbe emergere il prossimo 15 marzo, in occasione della presentazione da parte del cda dei risultati 2016.
Le cessioni di asset ritenuti non più core sono uno dei punti cardine dell’aggiornamento del piano industriale 2015/18 reso noto lo scorso novembre. Al suo interno, infatti, la strategia prevede il rafforzamento in quei Paesi con più alto potenziale di crescita e la contestuale uscita da quelli meno profittevoli.
Secondo quanto dichiarato dall’Ad Philippe Donnet durante la presentazione della revisione di suddetto piano, sono stati individuati 13-15 mercati potenzialmente non più strategici. Le vendite degli asset posseduti in questi Paesi, pari a meno dell’1% del risultato operativo, dovrebbero essere completate entro fine 2018. Dalle dismissioni si punta a ricavare circa 1 miliardo.
Recentemente Frédéric de Courtois, responsabile Global Business Lines & International di Generali, ha sottolineato che le attività estere sono centrali nella strategia del gruppo e lo saranno ancor di più. Attualmente il Leone di Trieste opera in 60 Paesi, da cui derivano circa il 70% dei premi totali e poco meno del 60% del risultato operativo.
Il manager ha anche indicato alcuni paesi dove il gruppo vuole aumentare la propria presenza, tra i quali sono stati segnalati Austria, Spagna, Svizzera e Turchia, Brasile, Argentina e Cina. Senza dimenticare l’importanza di Italia, Francia e Germania, più volte rimarcata dal vertice di Generali.

























