Ancora problemi dalla Libia per Eni e le altre oil company presenti nel Paese. Secondo l’ultimo rapporto della Petroleum Facilities Guard, impegnata proprio nella sicurezza degli impianti di produzione, la situazione è preoccupante.
Ammontano a due infatti i giacimenti chiusi nel fine settimane e la Noc (National Oil Corporation) ha fatto sapere che ancora una volta la motivazione sta nei disordini causati da gruppi armati che hanno attaccato gli oleodotti vicini.
Tra i campi fermati c’è anche quello di El Feel, giacimento da 90 mila barili al giorno, partecipato da Eni con una quota del 33,3% in joint venture con Noc. L’atro giacimento è quello di Hamada, operato da Arabian Gulf Oil.
La lista dei fermi però è più lunga. Bloccato anche l’oleodotto di Rayayina e il giacimento di Sharara, il più grande del Paese, con una produzione di 330 mila barili al giorno. Giacimento in mano a Repsol, Statoil e Total e Noc.
Secondo la stampa, il fermo di tutti questi impianti sta costando alla Libia qualcosa come 4,5 miliardi di dollari l’anno e rallentando i piani di crescita della produzione. Ricordiamo che la Libia è stata esentata dai vincoli imposti dagli accordi Opec e che punta a raggiungere 1,25 milioni di produzione giornaliera.
In attesa di vedere i dati sulla produzione di agosto che saranno pubblicati il 12 di settembre, l’output del Paese a luglio è stato di 1 milione di barili (+18% m/m; +156% sulla media del 2016 a 390 mila barili al giorno). E questo spiega anche perché il fermo degli impianti ha permesso al Brent di mantenersi sopra i 52 euro.
Tutte difficoltà però che non sembrano scoraggiare Eni, anche perché nel 2016 il gruppo italiano ha prodotto 352 mila boe/giorno, il livello più elevato dal 2010. Attualmente la Libia rappresenta circa il 20% della produzione d’idrocarburi complessiva di Eni e tale incidenza rimarrà significativa negli anni del piano quadriennale 2017-2020, nonostante un certo ridimensionamento rispetto al 2016-2019.
Ricordiamo inoltre che nel primo semestre dell’anno, è proseguita l’attività esplorativa nell’area contrattuale D (Eni 50%) con una nuova scoperta a gas, vicina ai campi già in produzione di Bouri (Eni 50%) e di Bahr Essalam (Eni 50%). Licenza estesa fino al 2019. Importante anche l’incontro avvenuto a luglio tra il numero uno di Eni, Claudio Descalzi, e il capo del Consiglio di presidenza del Governo libico di unità nazionale, Fayez al-Sarraj. Meeting centrato sul completamento di 10 pozzi off-shore.

























