Questa mattina la centrale di Cerano del colosso elettrico italiano è stata posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce per un presunto traffico illecito di rifiuti e attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Al momento, iscritti sul registro degli indagati sono 31 persone e le società Enel, Ilva e Cementir.
Oltre all’impianto di Brindisi, sequestrato con parziale facoltà d’uso, le Fiamme Gialle hanno posto i sigilli anche ai parchi loppa dell’Ilva di Taranto. A Enel sono stati sequestrati anche 500 milioni di euro con l’ipotesi di ingiusto profitto.
Enel ha precisato che i provvedimenti relativi alla centrale di Enel Produzione riguardano l’uso delle ceneri nell’ambito di processi produttivi secondari. I vertici della controllata attiva nella generazione di energia elettrica da fonti tradizionali confidano anche che nel corso delle indagini potrà essere dimostrata la correttezza dei propri processi produttivi e presteranno ogni utile collaborazione alle autorità inquirenti, aggiungendo che il sequestro non pregiudica la corretta operatività della centrale.
L’inchiesta è iniziata 5 anni fa dal sequestro di due aree dello stabilimento Cementir di Taranto adibite a discarica di rifiuti industriali, gran parte dei quali sarebbero originati dallo stabilimento siderurgico Ilva. I magistrati ritengono che le materie prime utilizzate da Cementir per la produzione di cemento non sarebbero a norma e sarebbero state vendute da Ilva e Enel.
A piazza Affari, le quotazioni dei titoli del gruppo guidato da Francesco Starace stanno soffrendo anche a causa della debolezza generalizzata dei titoli del settore utility e delle rinnovabili in Europa. Alle ore 14:20, i corsi di Enel stanno lasciando sul terreno l’1,4% rispetto alla chiusura di ieri, registrando una performance leggermente peggiore rispetto a quella del Ftse Italia Servizi Pubblici (-1,2%).

























