Banche – Recupero finale (+0,1%), pimpanti Banco Bpm (+1,5%) e Ubi (+0,7%)

ll Ftse Italia Banche chiude sopra la parità (+0,1%) e in linea all’analogo europeo (+0,1%), aiutando a contenere il ribasso del Ftse Mib (-0,1%).

Altra seduta interlocutoria, dunque per il comparto bancario, che riesce però a risalire nella parte finale di seduta favorito anche da un report positivo di Equita che vede fattibile l’ulteriore miglioramento del de-risking delle banche italiane, dopo le buone indicazioni emerse in tal senso dalle ultime trimestrali.

Nel listino principale si dimostra ancora tonica Banco Bpm (+1,5%), che beneficia anche della conferma della raccomandazione d’acquisto da parte di Equita, Exane Bnp Paribas e Société Générale con target price rispettivamente a 3,9 euro, 4 euro e 4m30 euro. La performance è sostenuta ancora dal via libera ricevuto dalla Bce all’utilizzo dei modelli interni avanzati per la misurazione del rischio di credito a livello consolidato.

Risalgono nel finale anche gli altri titoli, inclusa Ubi (+0,7%) che beneficia anche del mantenimento dell’indicazione d’acquisto da parte di Mediobanca ed Exane Bnp Paribas con target price rispettivamente a 5 euro e 5,40 euro. In leggera controtendenza Unicredit (-0,2%), che pure recupera nel finale dopo la conferma del ‘buy’ da parte di Equita con target price di 23,5 euro.

Continua il periodo negativo di Mps (-2,3%), che risente ancora dei risultati riportati nel 2017 che hanno evidenziato un rosso superiore all’anno precedente anche se viziato da componenti straordinarie visto che la banca è nel mezzo di una profonda ristrutturazione.

Nel Mid Cap si mette in luce Popolare Sondrio (+1,2%) che nella prossima assemblea di aprile rinnoverà parzialmente il board, mentre Credem (+0,1%) termina in leggero progresso, con la banca che punta ad ampliare la base di raccolta per via organica, anche se non perde di vista un’eventuale opportunità che dovesse presentarsi per crescere tramite acquisizioni.

Tra le Small Cap altro calo per Creval (-1,2%) nel terzo giorno dell’aumento di capitale, con il prezzo che si allinea a quello di offerta relativo alle azioni di nuova emissione. Crollo di oltre il 30%, invece, per il prezzo dei diritti.