Mercati – La guerra commerciale favorisce asset rifugio, Milano -1,1%

I listini europei estendono le perdite nel corso della mattinata, mentre i futures sugli indici americani arrivano a perdere fino al 2% preannunciando una partenza nettamente in rosso in scia all’escalation di tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

Poco dopo le 12:00 il Ftse Mib cede l’1,1%, mediamente in linea con il Dax di Francoforte (-1,3%) e l’Ibex 35 di Madrid (-1%), mentre il Cac 40 di Parigi (-0,7%) e il Ftse 100 di Londra (-0,5%) mostrano ribassi meno marcati.

L’amministrazione Trump ha proposto nuovi dazi del 25% sulle importazioni di 1.300 prodotti cinesi, per un valore di 50 miliardi di dollari, per rispondere alla presunta violazione di proprietà intellettuali americane. Immediata e speculare la risposta di Pechino, pronta ad introdurre tariffe maggiorate del 25% su 106 prodotti americani, tra cui soia, auto, aerei e prodotti chimici, per un totale di 50 miliardi di dollari.

Il contesto di incertezza favorisce gli asset rifugio. Tra le valute guadagna terreno lo yen, che riavvicina il cambio con il dollaro a quota 106 e riduce quello con l’euro a 130,4, mentre l’EUR/USD si attesta a 1,229, poco mosso dopo i dati in linea con le attese su inflazione e disoccupazione dell’Eurozona.

La stima di marzo sui prezzi al consumo indica una risalita all’1,4% dall’1,1% di febbraio (stabile all’1% il dato core), mentre il tasso di disoccupazione di febbraio è sceso come previsto all’8,5 per cento. Da segnalare inoltre le statistiche italiane sul rapporto debito/Pil, in calo all’1,6% nel quarto trimestre 2017, e sulla disoccupazione, in diminuzione al 10,9% a febbraio. Negli Stati Uniti l’attenzione sarà rivolta in particolare alla diffusione degli indici Pmi servizi e composito di marzo e alla stima Adp sul mercato del lavoro americano che anticipa il Job Report ufficiale in uscita venerdì.

Tra le materie prime gli acquisti premiano l’oro, safe asset per eccellenza, che torna a quota 1.343 dollari l’oncia. Per quanto riguarda il petrolio, invece, Wti e Brent cedono quasi due punti percentuali rispettivamente a 62,4 e 67 dollari al barile, in attesa dei dati settimanali Eia sulle scorte americane.

Denaro anche sul comparto obbligazionario, dove il rendimento del decennale italiano scende all’1,75%, separato da un differenziale con il Bund tedesco in area 126 punti base.

A Piazza Affari i timori per la guerra commerciale pesano soprattutto sugli industriali e tecnologici, con CNH (-3,8%), STM (-3,1%) e FCA (-2,4%) tra i peggiori del Ftse Mib. Il gruppo guidato da Sergio Marchionne sconta anche il calo delle immatricolazioni del 12,9% registrato a marzo in Italia, rispetto al -5,75% del mercato.

In controtendenza MEDIASET (+1,1%) ancora favorita dall’accordo con Sky. Tengono botta le utilities TERNA (+0,6%), A2A (+0,5%) e SNAM (+0,3%), resiste anche ATLANTIA (+0,4%) favorita dalle voci secondo cui Caixa, azionista di riferimento di Abertis con il 21,55% del capitale, aderirà all’Opa lanciata dal colosso italiano con Acs.

Poco sopra la parità ENI (+0,1%) che, secondo fonti di stampa, ha deciso insieme al governo kazako di darsi ancora 3 mesi di tempo per arrivare a un accordo sul rimborso da 1,6 miliardi di dollari richiesto dal governo di Astana sulle quote di produzione.