Chiusura debole per i principali listini europei sulle preoccupazioni per un inasprimento della guerra commerciale tra Usa e Cina. A Milano il Ftse Mib di Milano archivia le contrattazioni in flessione dello 0,3% a 22.442,78 punti, sovraperformando il Dax di Francoforte (-0,4%) e l’Ibex 35 di Madrid (-0,4%). Fa meglio il Cac 40 di Parigi (-0,2%), mentre l’unico segno positivo è il Ftse 100 di Londra (+0,1%).
Nella notte gli Stati Uniti hanno pubblicato una lista di circa 1.300 prodotti esportati dalla Cina sui quali potrebbe imporre tariffe per un valore di circa 50 miliardi di dollari. Poi Pechino è passata all’azione e ha dato seguito al comunicato del ministero del Commercio con i fatti: 106 prodotti tra cui auto, whisky e soia per un valore complessivo di 50 miliardi di dollari saranno tassati al 25 per cento.
Dal fronte macro, buone notizie per il mercato del lavoro negli Usa. Il dato ADP sull’occupazione è risultato nettamente sopra le stime a conferma di un forte miglioramento negli States. Inoltre, recuperano gli ordinativi all’industria americani nel mese di febbraio, dopo un inizio d’anno al rallentatore, ma il dato risulta al di sotto delle attese degli analisti. In calo invece l’attività dei servizi di marzo negli Stati Uniti che delude le aspettative del mercato.
Sul Forex il dollaro non riesce a guadagnare terreno su yen ed euro nonostante la lettura più robusta del previsto dei dati ADP sul mercato del lavoro Usa: il cambio dollaro/yen si posiziona a quota 106,5, mentre l’euro/dollaro continua ad oscillare in area 1,23.
Tra le materie prime l’oro torna a quota 1.342 dollari l’oncia, beneficiando dello status di bene rifugio per eccellenza. Per quanto riguarda il petrolio, invece, Wti e Brent cedono circa mezzo punto percentuale rispettivamente a 63,2 e 67,7 dollari al barile, dopo i dati EIA sulle scorte americane che sono diminuite inaspettatamente nella settimana appena trascorsa.
Denaro anche sul comparto obbligazionario, dove il rendimento del decennale italiano scende all’1,74%, separato da un differenziale con il Bund tedesco in area 124 punti base.
A Piazza Affari chiude in vetta RECORDATI (+1%). Bene anche SNAM (+0,8%) che, secondo Reuters, starebbe dialogando con Gazprom per una cooperazione volta ad implementare il progetto Turkstream.
Tra i migliori anche ENI (+0,8%) che, secondo fonti di stampa, ha deciso insieme al governo kazako di darsi ancora 3 mesi di tempo per arrivare a un accordo sul rimborso da 1,6 miliardi di dollari richiesto dal governo di Astana sulle quote di produzione.
Acquisiti su ATLANTIA (+0,4%), favorita anche dalle voci secondo cui Caixa, azionista di riferimento di Abertis con il 21,55% del capitale, aderirà all’Opa lanciata dal colosso italiano con Acs.
In fondo al listino troviamo STM (-2,4%) e i titoli della galassia Agnelli, con CNH (-3,4%), EXOR (-2,3%), FERRARI (-1,6%) e FCA (-0,5%). Il gruppo guidato da Sergio Marchionne sconta anche il calo delle immatricolazioni del 12,9% registrato a marzo in Italia, rispetto al -5,75% del mercato.


























