Mercati – Proseguono in calo, a Milano vendite su Stm e galassia Agnelli

L’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Cina continua a pesare sulle Borse europee e penalizza l’apertura di Wall Street. Intorno alle 15:35 il Ftse Mib cede l’1%, sottotono come il Dax di Francoforte (-1%), l’Ibex 35 di Madrid (-0,8%), il Cac 40 di Parigi (-0,8%) e il Ftse 100 di Londra (-0,5%). Oltreoceano gli indici americani aprono in forte calo, con perdite intorno all’1,5 per cento.

Nella notte Trump ha proposto nuovi dazi del 25% sulle importazioni di 1.300 prodotti cinesi, per un valore di 50 miliardi di dollari, per rispondere alla presunta violazione di proprietà intellettuali americane. Immediata e speculare la risposta di Pechino, pronta ad introdurre tariffe maggiorate del 25% su 106 categorie di prodotti americani, tra cui soia, auto, aerei e prodotti chimici, per lo stesso importo complessivo di 50 miliardi di dollari.

Sul Forex gli acquisti premiano lo yen, valuta rifugio nelle fasi di incertezza, riportando il cambio con il dollaro a quota 106,2. L’euro/dollaro invece continua ad oscillare in area 1,23, dopo i dati in linea con le attese su inflazione e disoccupazione europea e la stima Adp sul mercato del lavoro americano che anticipa il Job Report ufficiale in uscita venerdì.

La stima di marzo sui prezzi al consumo indica una risalita all’1,4% dall’1,1% di febbraio (stabile all’1% il dato core), mentre il tasso di disoccupazione di febbraio è sceso come previsto all’8,5 per cento. La stima Adp ha evidenziato, nel mese di marzo, un incremento di 241 mila nuovi impieghi, rispetto alle 246 mila unità del mese precedente (rivisto al rialzo da 235 mila inizialmente comunicati) e alle 210 mila attese dagli analisti.

Da segnalare inoltre le statistiche italiane sul rapporto debito/Pil, in calo all’1,6% nel quarto trimestre 2017, e sulla disoccupazione, in diminuzione al 10,9% a febbraio.

Tra le materie prime l’oro torna a quota 1.348 dollari l’oncia, beneficiando dello status di bene rifugio per eccellenza. Per quanto riguarda il petrolio, invece, Wti e Brent cedono circa due punti percentuali rispettivamente a 62,2 e 66,8 dollari al barile, in attesa dei dati settimanali Eia sulle scorte americane.

Denaro anche sul comparto obbligazionario, dove il rendimento del decennale italiano scende all’1,75%, separato da un differenziale con il Bund tedesco in area 126 punti base.

A Piazza Affari le vendite investono soprattutto STM (-4,7%) e i titoli della galassia Agnelli, con CNH (-5%), EXOR (-3,1%), FERRARI (-3%) e FCA (-2,9%) tra i peggiori del Ftse Mib. Il gruppo guidato da Sergio Marchionne sconta anche il calo delle immatricolazioni del 12,9% registrato a marzo in Italia, rispetto al -5,75% del mercato.

In controtendenza RECORDATI (+1,1%), le utilities SNAM (+1,1%), TERNA (+0,7%) e A2A (+0,3%), oltre ad ATLANTIA (+0,4%), favorita anche dalle voci secondo cui Caixa, azionista di riferimento di Abertis con il 21,55% del capitale, aderirà all’Opa lanciata dal colosso italiano con Acs.

Poco sopra la parità pure ENI (+0,4%) che, secondo fonti di stampa, ha deciso insieme al governo kazako di darsi ancora 3 mesi di tempo per arrivare a un accordo sul rimborso da 1,6 miliardi di dollari richiesto dal governo di Astana sulle quote di produzione.