Venerdì scorso, ormai sera in Europa, il Presidente della Fed ha tenuto un discorso a Stanford, in California, dove in poche pagine e ancor meno immagini ha riassunto l’operato della Banca Centrale dalla crisi del 2008 in poi con riferimento all’espansione del proprio bilancio e il percorso di normalizzazione su cui sono puntati gli occhi dei mercati.
Nelle conclusioni, Powell ha fatto chiarezza sullo stato dell’economia e prospettive precisando che sebbene il mercato del lavoro viva una condizione come non era mai stato da decenni e l’inflazione molto prossima al suo target, si sono recentemente manifestati dei segnali contraddittori (cross-currents) che, anche se non richiedono una risposta immediata, suggeriscono un atteggiamento paziente (wait-and-see) prima di qualsiasi cambiamento della linea politica, ribadendo infine l’indipendenza della Fed e la fiducia riposta dal pubblico nel suo operato come il suo massimo valore.
Il rendimento del T-bond che era sceso quasi a sfiorare il 2,60% recupera qualche centesimo (2,66% stamane), mentre il dollaro si mantiene attorno a 1,1240 contro euro.
L’avvio di settimana delle piazze asiatiche ed europee risente dei dati macroeconomici che, in maniera abbastanza uniforme, confermano un quadro di debolezza e che comprimono il desiderio di recupero dei corsi azionari, mentre i benchmark obbligazionari del Vecchio Continente si mantengono sulle chiusure di venerdì. I Btp risalgono di un paio di punti base in maniera uniforme lungo l’intera curva mentre lo spread del decennale resta saldamente sotto 250.
L’attenzione resta puntata sui dati americani del primo pomeriggio e, in particolare, su quello delle vendite al dettaglio cui seguirà, per importanza, domani quello sull’inflazione.
Confermando il sospetto di venerdì, risalgono infine al di sopra del 4% gli spread dei corporate high-yield, con un movimento più dinamico per i titoli in dollari che rimbalzano a 410 punti base contro i 404 delle emissioni in euro.