UniCredit – L’utile netto reported sale a 3.241 mln (+51,7%) nel 1H 2019

UniCredit ha archiviato il primo semestre con un utile netto di 3.241milioni (+51,7% a/a), grazie ad elementi non ricorrenti positivi. Il calo del margine di intermediazione (-3,8% su base annua a 9.283 milioni), dovuto al difficile scenario di mercato, è stato in parte compensato dalla riduzione dei costi (-4,4% a 4.966 milioni rispetto al primo semestre 2018).

“Nel primo semestre 2019, seppure in un contesto macroeconomico complesso, siamo stati in grado di conseguire ancora una volta risultati solidi. Rimaniamo fiduciosi nei fondamentali dell’Italia e dell’Europa. UniCredit continua a finanziare con successo l’economia reale dei Paesi in cui opera”.

È con queste parole che Jean Pierre Mustier, Ceo di UniCredit, ha commentato i conti del primo semestre 2019.

“Confermiamo i nostri obiettivi a fine anno, tra cui un RoTE di gruppo superiore al 9% e un utile netto rettificato di 4,7 miliardi, al quale si applicherà il pagamento in contanti dei dividendi del 30 per cento. Siamo in anticipo rispetto alla tabella di marcia nell’esecuzione del piano “Transform 2019” e abbiamo già raggiunto l’obiettivo di riduzione degli FTE e il 98% delle chiusure di filiali”, ha aggiunto il manager.

“In un contesto come quello attuale, con tassi di interesse più bassi per un periodo più lungo di quello previsto, abbiamo deciso di modificare la nostra guidance sui ricavi del 2019 da 19 miliardi di euro a 18,7 miliardi. Le esposizioni creditizie deteriorate lorde della Non Core sono state drasticamente ridotte e alla fine del 2019 si assesteranno vicine ai 10 miliardi, ben al di sotto del nostro obiettivo iniziale”, ha spiegato Mustier.

“I risultati ottenuti negli ultimi tre anni forniscono una solida base su cui sviluppare il nostro prossimo piano. Abbiamo compiuto buoni progressi sulle quattro misure finanziarie annunciate lo scorso trimestre, sulla base delle quali prepariamo la nuova strategia commerciale che presenteremo al Capital Markets Day di dicembre”, ha concluso il Ceo.

Il margine di intermediazione si è attestato a 9.283 milioni (-3,8% a/a), principalmente a causa del difficile scenario di mercato.

Il margine di interesse, pari a 5.132 milioni, ha tenuto nei confronti del primo semestre 2018 (-0,7% su base annua), al cui interno il maggiore costo del funding è stato in larga parte compensato dall’impatto positivo del portafoglio investimenti e della tesoreria.

Le commissioni nette sono scese a 3.106 milioni (-4,5% a/a), soprattutto per il calo delle commissioni su investimenti a causa di minori up-front fee della rete commerciale italiana, e di quelle da finanziamento, in parte assorbite  dalla crescite di quelle da servizi transazionali, grazie alle commissioni sulle assicurazioni danni e incidenti in Italia.

I profitti da trading sono diminuiti a 696  milioni (-11% rispetto ai primi sei mesi del 2018), a causa delle rettifiche di valutazione negative. La stima per i prossimi trimestri è stata ridotta a 300 milioni in media per quarter.

Gli altri ricavi sono scesi a 349 milioni (-21% su base annua), in buona parte a causa dei minori dividendi della partecipata turca Yapi a causa della svalutazione della lira turca. Gli altri dividendi sono aumentati soprattutto grazie ai risultati delle jv assicurativa in Italia.

Nel semestre è proseguita l’azione di controllo dei costi operativi, ridottisi a 4.966 milioni (-4,4% a/a). Il costo del personale è sceso a 3.075 milioni (-4,1% su base annua) grazie al continuo calo dei dipendenti. Il numero totale si è attestato a 84.836.

Gli altri costi sono diminuiti a 1.891 milioni (-5,1% rispetto al primo semestre 2018) per effetto del calo delle spese immobiliari e delle sponsorizzazioni.

Le dinamiche sopra descritte hanno portato a un risultato lordo di gestione pari a 4.317 milioni (-3% rispetto ai primi sei mesi del 2018).

Dopo rettifiche su crediti salite a 1.175 milioni (+17,9% rispetto al primo semestre 2018, che aveva beneficiato di riprese di valore eccezionali), il risultato netto di gestione si è fissato a 3.142 milioni (-9% su base annua).

Gli accantonamenti e poste straordinarie nette sono positive per 371 milioni (-60,9% a/a). La posta include il beneficio di 484 milioni lordi derivante dal rilascio di accantonamenti per le sanzioni Usa, oneri sistemici per 656 milioni e proventi derivanti dalla cessione di immobili per 365 milioni.

Il periodo si è chiuso con un utile netto di 3.241 milioni (+51,7% rispetto al primo semestre 2018), beneficiando di plusvalenze legate a attività in dismissione per 1,4 miliardi, di cui gran parte legata alla cessione della quota di Fineco. Al netto delle componenti non ricorrenti, l’utile netto è pari a 2,2 miliardi (+1% a/a).

Dal lato patrimoniale, al 30 giugno gli impieghi scendono leggermente a 762,8 miliardi (-0,5% rispetto al 31 dicembre 2018), al cui interno i crediti verso la clientela si attestano a 469,3 miliardi (-0,5% rispetto a fine 2018).

I crediti problematici lordi si riducono a 34,4 miliardi (con un coverage ratio del 61%), al cui interno le sofferenze ammontano a 19,1 miliardi (con un grado di copertura del 72,2%) e le inadempienze probabili a 14,4 miliardi (con un coverage ratio del 47,9%). In termini netti, i crediti deteriorati sono pari a 13,4 miliardi.

La raccolta è cala lievemente a 746,1 miliardi (-0,2% rispetto al 31 dicembre 2018), al cui interno quella da clientela scende a 453 miliardi (-5,4% rispetto a fine 2018).

Sul fronte della solidità patrimoniale, a fine giugno Il Cet1 si attesta al 12,08% (12,13% al 31 dicembre 2018).