Prima Industrie ha chiuso i primi nove mesi del 2019 anno con ricavi consolidati in calo su base annua del 3,6% a 307 milioni.
A livello di area geografica, il fatturato è diminuito in EMEA a 188,2 milioni (-3,9%) e in area APAC a 41,9 milioni (-7,7%), nonostante quest’ultima abbia beneficiato della crescita del mercato cinese.
Sostanzialmente invariato invece il giro d’affari in area Americas a 76,9 milioni (-0,3%).
Riguardo all’order intake, nei nove mesi il gruppo ha acquisito nuovi ordini per 299,9 milioni (339,5 milioni nei 9M 2018), con il rallentamento dell’Automotive che è stato solo parzialmente compensato dal buon andamento di Aerospace e After-sales.
Il portafoglio ordini consolidato, non inclusivo dell’after-sales service, al 30 settembre risulta pari a 153,4 milioni.
Nella gestione operativa l’Ebitda adjusted, ante oneri non ricorrenti pari a 1,6 milioni (1,9 milioni nei 9M 18), è diminuito del 3,8% a 30,1 milioni mantenendo però invariata l’incidenza sul fatturato al 9,8 per cento.
L’Ebit adjusted ha invece mostrato una riduzione del 30,9% a 13,5 milioni con un margine sceso al 4,4% (-170 basis point), appesantito dai maggiori ammortamenti di cui 3,9 milioni inerenti all’introduzione dell’IFRS 16.
Il dato è al netto di oneri non ricorrenti che, oltre a quanto sopra descritto, includono l’impairment del goodwill di Prima Electro per 1 milioni e l’impairment di un progetto di sviluppo capitalizzato da Finn-Power Oy per 135 migliaia.
Il periodo si chiuso con utile netto in calo del 72% a 4 milioni, appesantito anche dal peggioramento della gestione finanziaria che nei 9M 2018 aveva beneficiato della plusvalenza di 7,2 milioni derivante dalla cessione della partecipazione in EPS SA.
Dal lato patrimoniale, infine, l’indebitamento finanziario netto al 30 settembre 2019 è aumentato a 141,7 milioni rispetto ai 74,4 milioni rilevati a fine 2018.
Al netto dell’adozione dell’IFRS 16, che ha comportato un maggior debito per 25,7 milioni, l’indebitamento sale,rispetto a fine anno 2018, a 116 milioni per effetto dell’incremento del capitale circolante netto, per cui è previsto un significativo rientro nei prossimi mesi.


























