Ubi – Risultato lordo di gestione sale a 900,2 mln (+9,6%) nei 9M 2019

Ubi ha archiviato i primi nove mesi del 2019 con una buona resilienza del margine di intermediazione (+1,4% su base annua a 2.689,4 milioni). Una dinamica che, insieme alla riduzione dei costi (-2,3% a/a a 1.789,2 milioni), ha consentito al risultato lordo di gestione di salire a 900,2 milioni (+9,6% rispetto ai primi nove mesi del 2018). Il periodo si è chiuso con un utile netto di 191,1 milioni (-9,2% a/a), dopo aver contabilizzato alcune componenti one-off.

I primi nove mesi 2019 di Ubi hanno evidenziato una buona tenuta del margine di intermediazione che, accompagnata dal contenimento dei costi, ha consentito la crescita del risultato lordo di gestione.

L’utile netto è risultato in calo, scontando l’impatto legato alla cessione di un pacchetto di Npl da 900 milioni e da un onere non ricorrente derivante dall’accordo sindacale siglato il 27 marzo 2019.

Il margine di intermediazione si è attestato a 2.689,4 milioni (+1,4% a/a), mostrando al suo interno una dinamica contrapposta delle componenti core.

Il margine di interesse è leggermente sceso a 1.313,1 milioni (-2,7% su base annua), limitando il calo grazie all’efficace politica di salvaguardia degli spread e nonostante la riduzione dei volumi. Il leggero decremento è spiegato anche da una componente una tantum di -7,4 milioni e dall’impatto di -6,3 milioni derivante dall’introduzione dell’Ifrs16.

Le commissioni nette sono salite a 1.215,5 milioni (+2,3% rispetto al periodo di confronto), grazie alla buona tenuta di quelle relative ai servizi legati all’attività in titoli (nonostante le minori commissioni up-front e di performance) e alla crescita di quelle generate dall’attività bancaria tradizionale.

I profitti da trading sono cresciuti a 46,1 milioni (+1,4 milioni nei primi nove mesi del 2018), grazie all’andamento positivo dei mercati e alla rivalutazione di titoli, tra cui Nexi per 22,3 milioni. Stabili a 114,7 milioni gli altri ricavi.

Il continuo controllo dei costi operativi ne ha determinato un calo a 1.789,2 milioni (-2,3% a/a). Le spese per il personale sono scese a 1.072,2 milioni (-4,1% su base annua) a seguito dell’uscita di 853 risorse, mentre le altre spese amministrative, inclusive di contributi di sistema, sono rimaste stabili a 717 milioni.

Le dinamiche sopra descritte hanno portato a un risultato lordo di gestione di 900,2 milioni (+9,6% rispetto ai primi nove mesi del 2018).

Dopo rettifiche nette su crediti salite a 533,6 milioni (+33,7% a/a), impattate dalla contabilizzazione di 112,1 milioni (75 milioni netti) in relazione alla vendita di sofferenze per accelerare il de-risking, il risultato netto di gestione si è fissato a 366,6 milioni (-13,2% rispetto al periodo di confronto).

Il periodo si è chiuso con un utile netto di 191,1 milioni (-9,2% su base annua), dopo aver spesato alcuni oneri non ricorrenti, tra cui 42,6 milioni legati all’accordo sindacale siglato lo scorso marzo. Al netto delle componenti non ricorrenti, il risultato netto sarebbe stato pari a 243,4 milioni (260,6 milioni nel periodo di confronto).

Sul fronte patrimoniale, a fine settembre gli impieghi verso la clientela ammontano a 90,2 miliardi (-2,8% rispetto al 31 dicembre 2018).

Lo stock di crediti deteriorati lordi è pari a 8,3 miliardi (-14,4% rispetto a fine 2018), con un livello di copertura al 40,15 per cento. Le sofferenze lorde si fissano a 4,6 miliardi con un coverage ratio al 50,66%, mentre le inadempienze probabili si attestano a 3,6 miliardi con un grado di copertura al 27,88 per cento.

I crediti deteriorati netti ammontano a 5 miliardi (-16,8% rispetto al 31 dicembre 2018), di cui 2,3 miliardi di sofferenze e 2,6 miliardi di probabili inadempienze.

La raccolta totale si attesta a 113,4 miliardi (+3% rispetto a fine 2018), al cui interno 72,1 miliardi riferiti alla clientela (+5,4% rispetto al 31 dicembre 2018).

Sul fronte della solidità patrimoniale, al 30 settembre 2019 il Cet1 fully loaded si attesta al 12,09% (11,34% a fine 2018), mentre quello phased in al 12,14% (11,70% al 31 dicembre 2018).