Campari – Previene comportamenti opportunistici su trasferimento sede legale in Olanda

Il CdA di Campari ha confermato il proprio impegno sul completamento del trasferimento della sede legale dall’Italia all’Olanda che sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea degli azionisti convocata per il prossimo 27 marzo.

Inoltre ha assunto iniziative per neutralizzare i possibili impatti negativi derivanti dall’eventuale esercizio del diritto di recesso da parte degli azionisti che non approvassero l’operazione.

La società segnala che, poiché a seguito degli effetti negativi conseguenti alla pandemia del Coronavirus il prezzo corrente delle azioni è attualmente inferiore in misura rilevante rispetto al prezzo di recesso di 8,376 euro, alcuni investitori potrebbero essere indotti a esercitare il proprio diritto di recesso al solo fine di trarre un vantaggio opportunistico dalle attuali condizioni di mercato.

Inoltre, a prescindere dal numero complessivo dei recessi che saranno effettivamente esercitati, è comunque probabile che il relativo costo a carico della società risulterà significativamente superiore rispetto a quanto non fosse ragionevolmente prevedibile.

Di conseguenza, il CdA ha ritenuto che, se è nell’interesse di Campari il completamento dell’operazione, è altresì nell’interesse della società dare agli azionisti il diritto ex post di revocarla una volta che l’ammontare dell’esborso atteso in relazione ai diritti di recesso effettivamente esercitati sarà noto e ciò anche per l’ipotesi in cui l’ammontare effettivo dei recessi dovesse essere al di sotto dell’esborso massimo pagabile dalla società (ovvero 150 milioni che vanno ad aggiungersi ai 76,5 milioni quale controvalore delle azioni che, prima della pandemia del Coronavirus, l’azionista di controllo Lagfin si era impegnato a comprare dagli azionisti che avessero esercitato il recesso).

A tal fine il CdA ha deliberato di convocare un’ulteriore assemblea straordinaria entro il 30 giugno 2020 per approvare, nel caso in cui gli azionisti lo ritenessero opportuno alla luce dell’ammontare effettivo dei recessi, la revoca della delibera dell’assemblea del 27 marzo che approvi l’operazione, evitando così il pagamento del prezzo di liquidazione agli azionisti che abbiano esercitato il diritto di recesso, le cui relative azioni saranno comunque bloccate dall’esercizio del recesso e sino alla nuova assemblea o per un periodo di 180 giorni.

Anche nel caso in cui l’operazione non fosse revocata dalla nuova assemblea il pagamento del prezzo di liquidazione agli azionisti che abbiano esercitato il recesso è condizionato al perfezionamento dell’operazione che, a sua volta, è condizionata al verificarsi di talune condizioni sospensive.

La società ricorda agli azionisti che l’esercizio del diritto di recesso è irrevocabile e le azioni in relazione alle quali sia stato esercitato sono bloccate (e pertanto non sono né cedibili né negoziabili) nel periodo compreso tra la data di esercizio del diritto di recesso e il completamento del recesso (o la revoca da parte della nuova assemblea).

Il CdA si aspetta che gli azionisti supportino l’operazione nell’interesse della società ed esprimano il proprio voto esclusivamente sul merito della stessa e senza fare alcun affidamento sul pagamento del prezzo di recesso.

Inoltre il board ha deliberato che, nel caso in cui l’operazione non potesse essere per qualsiasi motivo completata (anche nel caso in cui la nuova assemblea revocasse la delibera dell’Assemblea del 27 marzo), la stessa sarà nuovamente sottoposta all’approvazione degli azionisti non appena le condizioni di mercato e il prezzo delle azioni si siano stabilizzate e non siano più negativamente influenzate dalle attuali condizioni straordinarie.