José Manuel Campa, presidente dell’European Banking Authority (EBA), in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore si è soffermato sulla situazione patrimoniale e reddituale delle banche alla luce degli impatti dell’emergenza sanitaria da Covid-19.
Da un punto di vista reddituale, Campa ha evidenziato come la situazione attuale abbia aggravato un problema che le banche stanno affrontando da tempo, cioè la bassa redditività, considerando anche lo scenario macroeconomico caratterizzato da bassi tassi d’interesse.
Dal punto di vista patrimoniale, ha confermato che l’aumento dei crediti in sofferenza è inevitabile, ma che in questi anni le banche europee hanno rafforzato la propria solidità, grazie anche al lavoro della Vigilanza, come testimoniato dal CET1 salito al 15,1% a fine 2019 dal 9,1% di fine 2009.
Anche l’Italia, ha spiegato il numero dell’EBA, evidenzia un notevole miglioramento del rapporto tra sofferenze e il totale delle attività, passando dal 17% del 2014 al 6,7% di fine 2019. Il CET1 è pari al 14%, poco sotto la media europea.
Campa ha poi chiarito che il calendar provisioning relativo agli Npl a cui viene applicato resterà in vigore. Molte banche nell’ultimo periodo ne hanno chiesto una revisione, spiegando che potrebbe provocare un credit crunch in seguito al deterioramento del merito creditizio dei loro clienti a causa della crisi.
Riguardo ai crediti in moratoria, il presidente dell’EBA ha spiegato che le banche dovranno valutare caso per caso il merito di credito dei clienti, e che non ci sarà una classificazione automatica degli Npl.
Campa si è inoltre espresso a favore del possibile consolidamento, sottolineando che può essere un ottimo mezzo per migliorare la redditività degli istituti di credito.
Il numero uno dell’EBA si è infine detto favorevole alla possibile creazione di una bad bank che possa aiutare a gestire il prevedibile incremento delle esposizioni in sofferenza, purché ci sia un approccio condiviso a livello europeo.

























