TIM – Un’infrastruttura tecnologica inclusiva per un futuro sostenibile

La pandemia da Coronavirus ha fatto emergere criticità e debolezze dei nostri sistemi economici, sociali e istituzionali davanti a shock globali. Al contempo, però, è cresciuta la consapevolezza di quanto sia necessario adottare politiche che nel lungo periodo garantiscano un adeguato equilibrio tra le esigenze economiche e sociali e la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi.

Per TIM, la maggiore realtà ICT in Italia e con circa 100 milioni di clienti fra Italia e Brasile, i mesi di lockdown sono stati un test impegnativo. Una cartina al tornasole per capire il ruolo e le potenzialità dell’infrastruttura delle telecomunicazioni nell’ambizioso progetto di costruire una società più digitale, inclusiva e sostenibile nel prossimo futuro.

“Sono stati mesi in cui il settore delle telecomunicazioni ha dovuto dare prova di esserci e di sostenere il Paese. La rete ha retto egregiamente a un incremento di traffico molto significativo. Nel periodo di lockdown il traffico giornaliero sulla rete fissa è aumentato dell’80%, laddove negli altri Paesi europei è aumentato del 40-50%. Il traffico mobile in Italia è aumentato del 30%, mentre in gran parte dei Paesi europei il traffico è diminuito. Il consumo del traffico di videocomunicazione su rete fissa che include lo smartworking e l’e-learning è aumentato di quasi 12 volte, ed è il servizio che è cresciuto maggiormente in termini relativi da quando è iniziata la crisi”.

Giovanni Ronca, CFO di TIM e presidente di Olivetti

Questo il quadro d’insieme che Giovanni Ronca, Chief Financial Officer di TIM e presidente di Olivetti, ha tracciato nel corso dell’evento di apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile, lo scorso 22 settembre a Roma. Un’occasione per approfondire i temi collegati alla ripresa a livello europeo e nazionale e per riflettere su come assicurare un rilancio che renda l’Italia più sostenibile e resiliente.

I numeri richiamati dal manager dimostrano quanto l’infrastruttura di rete possa fare la differenza per superare i momenti di crisi e di cambiamento. Allo stesso tempo emerge l’importanza delle competenze digitali, sempre più necessarie a livello capillare sull’intero territorio nazionale per garantire a tutti i vantaggi e le opportunità del digitale, facendo evolvere gli usi e le abitudini delle persone.

E qui sta il punto chiave. Per TIM le infrastrutture tecnologiche non bastano. Occorre che cresca la formazione digitale per garantire la crescita di valore per il Paese intorno alle infrastrutture.

“Il vero punto che è emerso è il tema dell’inclusività delle infrastrutture, non solo dal punto di vista della disponibilità capillare a livello geografico delle stesse, ma anche per quanto riguarda la formazione all’utilizzo del digitale e delle nuove tecnologie. Questo vale per gli utenti, le imprese e la pubblica amministrazione”, ha spiegato il CFO.

Dai dati pre-Covid emerge che, per quanto la disponibilità di infrastruttura sia in media paragonabile a quella di molti altri Paesi europei, “è l’utilizzo della banda larga che non è entrato nel DNA di molte persone”.

Ronca ha ricordato che – citando dati Eurostat di gennaio 2020 – , nonostante l’84% delle famiglie italiane disponga di una copertura Broadband (89% media europea a 28 Paesi), solo il 36% usa i servizi di e-banking (media europea del 58%), il 28% l’e-commerce (media europea del 53%), il 30% i servizi di e-government della PA (media europea del 62%).

Indicatori che sarà interessante andare a misurare fra un anno per vedere l’aumento dell’utilizzo dei servizi digitali.

Ma per ora il lockdown ha messo in evidenza che privati cittadini, scuole, aziende e PA hanno tutti bisogno di acquisire conoscenze e strumenti digitali.

“A questo scopo TIM è già impegnata con il progetto Operazione Risorgimento Digitale a supportare la trasformazione digitale attraverso una sorta di infrastruttura per la formazione delle competenze digitali”.

“Sono tanti i modi a disposizione, ma colmare il gap culturale è tanto importante in termini di inclusività  quanto portare la fibra in case, scuole, aziende e amministrazioni pubbliche”, ha aggiunto il manager. “Per cui la sfida dei prossimi 3 anni non è soltanto quella di scavare, posare la fibra o i ponti radio per collegare le aree non di mercato o più remote, ma anche quella di educare e formare”.

Con Operazione Risorgimento Digitale, TIM ha ricercato e realizzato un approccio di sistema, ossia di grande collaborazione fra importanti realtà pubbliche, private e del terzo settore. Anche in questo caso le alleanze assicurano continuità e stabilità al progetto di crescita delle competenze digitali e moltiplicano gli effetti positivi grazie alle tante risorse condivise tra i partners dell’iniziativa.

E parlando di TIM non si può non richiamare la tecnologia 5G. Un game changer, come definito da Ronca, la cui “ricaduta sull’economia e di conseguenza sul business delle comunicazioni è attesa essere molto significativa” e strettamente legato ai principi di sostenibilità.

Nel settore agricolo – ad esempio – il 5G può contribuire a ridurre il consumo di acqua. L’utilizzo di droni dotati di speciali apparecchiature di monitoraggio che trasmettono informazioni tramite il 5G sono in grado di identificare dispersioni idriche, parti di terreno non irrigate a sufficienza, o per le quali si è utilizzata troppa acqua, e aiutare a ottimizzare i consumi. Si stima che un monitoraggio “intelligente” come quello garantito dai droni possa contribuire già oggi a ridurre il consumo di acqua fino a un massimo del 60%.

Ma anche nella tecnologia 5G il vero tema è l’inclusività. “Il 5G è un fattore abilitante ma che può veicolare idee fintanto che queste esistono. Per cui trovare il modo far nascere, crescere e camminare idee diventa fondamentale” ha spiegato il CFO.

In questa direzione va la decisione di TIM e United Ventures di lanciare T-Growth, il primo fondo di Venture Capital focalizzato sulle telecomunicazioni a sostegno di imprese innovative in fase di scale-up, che abbiano obiettivi di governance ambientale, sociale e aziendale (ESG), al fine di sviluppare progetti tecnologici, con particolare focus alla tecnologia 5G. Un progetto che l’azienda vuole realizzare principalmente in Italia e specialmente nel Centro-Sud, con attenzione alle ricadute sul sistema Paese, andando, dove possibile, a prediligere aree meno avvantaggiate.

E tutto ciò è “molto importante perché l’infrastruttura di per sé non cambia nulla, quello che conta è come le persone utilizzano questa tecnologia, se la sanno usare e se hanno nuove idee da applicare a questo nuovo contesto che è la tecnologia infrastrutturale”, conclude Giovanni Ronca.