Mercati asiatici – Seduta di vendite trainata da Taiwan (-3,8%)

Altra seduta di vendite sulle principali piazze asiatiche dopo la performance negativa registrata a Wall Street con l’aumento dei prezzi delle materie prime, tra cui rame e petrolio greggio, che continua ad alimentare i timori riguardanti l’inflazione.

Le grandi aziende tecnologiche hanno subito i maggiori ribassi per il secondo giorno. I titoli tecnologici ottengono la maggior parte della loro valutazione dai profitti futuri che potrebbero essere meno preziosi se venissero erosi dall’inflazione.

Non ha fatto eccezione l’indice di Taiwan, a trazione tecnologica, che è affondato di oltre l’8% prima di rimbalzare, ma comunque chiudendo le contrattazioni in rosso del 3,8%.

La Federal Reserve ha affermato che l’economia degli Stati Uniti sarà autorizzata a “surriscaldarsi” per garantire che venga stabilita una ripresa. Nonostante ciò, gli investitori temono che l’aumento dei prezzi possa spingere le banche centrali a ritirare gli stimoli e aumentare i tassi di interesse prossimi allo zero.

Sul fronte macroeconomico, in Giappone, a marzo il Leading Index (preliminare) si è attestato a 103,2 punti, sopra le stime degli analisti (102,9 punti) e del dato finale di febbraio pari a 98,9 punti (rivisto da 98,7).

Sul Forex, il cambio euro/dollaro si attesta a 1,2127  mentre il dollaro/yen si fissa a 108,81. Tra le materie prime, petrolio in calo con il Brent a 68,57 dollari al barile (+0,1%) e il Wti a 65,32 dollari al barile (+0,1%). Oro a 1.830,90 dollari l’oncia (-0,3%).

Tornando ai listini asiatici, sulla parità Shanghai (-0,1%) e Shenzhen (0,0%). Hong Kong invariata.

In Giappone, Nikkei e Topix perdono rispettivamente il 1,5% e il 1,4%.

Il tutto dopo le seguenti chiusure di ieri a Wall Street: Dow Jones a -1,4%, S&P500 a -0,9% e Nasdaq a -0,1%.