Mercati Usa – Apertura poco mossa, indici sulla parità

Partenza debole a Wall Street all’indomani della svolta della Federal Reserve nella comunicazione ai mercati globali, fino ad ora ultra accomodante. Dopo pochi minuti di scambi, il Nasdaq cede lo 0,1%, mentre Dow Jones (+0,01%) e S&P 500 (+0,04%) oscillano sulla parità.

La banca centrale americana ha lasciato invariata la propria politica, ma al termine del meeting di ieri sono emeri i primi segnali su una prossima riduzione degli stimoli monetari che hanno sostenuto il recupero dell’economia dalla crisi pandemica.

Il chairman Jerome Powell ha ammesso che il Fomc ha iniziato le discussioni per ridurre gli acquisti di bond mensili e previsto due rialzi dei tassi di interesse entro la fine del 2023, un ritmo più rapido delle attese.

Toni giudicati più hawkish del previsto e che sembrano aver colto di sorpresa gli investitori, mentre l’aggiornamento delle proiezioni economiche ha visto una revisione al rialzo dell’outlook su Pil e inflazione.

Powell ha però rassicurato che un incremento del costo del denaro non è imminente e che il piano di acquisti asset continuerà all’attuale ritmo di 120 miliardi di dollari al mese fino a che non saranno fatto “significativi ulteriori progressi” su occupazione e inflazione.

Sul fronte macro, le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione si sono attestate a 412 mila unità, superiori alle 360 mila prevista dal consensus e risalendo dalle 375 mila della settimana precedente.

Intanto sul Forex il biglietto verde si rafforza ancora nei confronti delle altre valute in scia ai messaggi meno accomodanti delle attese della Fed, con il cambio euro/dollaro in discesa a 1,194 e il dollaro/yen a 110,4.

Nel comparto obbligazionario, invece, il rendimento del decennale americano arretra di circa 3 punti base all’1,55% dopo l’impennata di ieri, mentre il tasso sul biennale viaggia in area 0,20%.

Tra le materie prime, infine, poco mosse le quotazioni del greggio con il Brent (-0,2%) a 74,3 dollari e il Wti (+0,1%) a 72,2 dollari, penalizzate da una parte dal rafforzamento della moneta americana e sostenute dall’altra dal calo delle scorte Usa evidenziato ieri dai dati Eia.