Listini asiatici contrastati in un clima appesantito da alcuni dati macro e dal proseguimento della stretta regolatoria da parte di Pechino.
Focus in particolare sull’indice Pmi non manifatturiero cinese sceso ad agosto sotto soglia 50 punti fino a 47,5 punti dai 53,3 punti di luglio, per la prima volta da febbraio dello scorso anno, dinamica che ha scontato le restrizioni anti Covid che hanno frenato, come nel resto del mondo, soprattutto il settore dei servizi.
Resta nel contempo l’attenzione sull’inasprimento normativo da parte del governo cinese che ha introdotto nuove misure restrittive sui videogame online con l’obiettivo di affrontare il problema dell’uso eccessivo di tali tecnologie da parte dei minori.
Continua intanto a preoccupare l’evoluzione della pandemia con un numero record di casi gravi di Covid in Giappone, una carenza di posti in terapia intensiva nel Paese e solo il 44% della popolazione completamente vaccinato, in ritardo rispetto ad altri paesi sviluppati.
Sul Forex, il cambio euro/dollaro si attesta a 1,1828 e il dollaro/yen a 109,82. Tra le materie prime, petrolio stabile con il Brent a 72,23 dollari al barile e il Wti a 69,19 dollari. Oro a 1.820 dollari l’oncia (+0,5%).
Tornando ai listini asiatici, Cina in calo con Shanghai a -0,5% e Shenzen a -1,2%. Hong Kong cede lo 0,6%.
In Giappone, Nikkei e Topix guadagnano invece rispettivamente l’1,2% e lo 0,7%.
Il tutto dopo le seguenti chiusure di ieri a Wall Street: Nasdaq (+0,9%), S&P500 (+0,4%) e Dow Jones (-0,2%).
























