Seduta sottotono per le maggiori piazze asiatiche in un contesto di mercato appesantito dalla crisi energetica in corso e dalle preoccupazioni riguardanti un rallentamento della ripresa economica.
I dati macro cinesi sotto le aspettative hanno alimentato tali timori, con il PIL del terzo trimestre che ha segnato una crescita del 4,9% (consensus +5%) dopo il +7,9% del secondo trimestre. Rallentamento osservato anche nella produzione industriale di settembre, cresciuta del 3,1% dopo il 5,3% di agosto (+3,8% consensus).
Nel frattempo il sentiment continua ad essere minato dallo spetto di un’inflazione “non transitoria”. Scenario che, insieme alle prospettive di una politica monetaria più restrittiva, rappresenta uno dei principali aspetti di interesse per gli operatori di mercato.
In Cina, resta viva anche la situazione EverGrande. In merito, il governatore della Banca popolare cinese, Yi Gang, ha affermato che le autorità possono contenere i rischi posti all’economia e al sistema finanziario cinese dal crollo del colosso immobiliare.
Sul Forex, il cambio euro/dollaro quota 1,1576 e il dollaro/yen 114,25. Tra le materie prime, sui massimi il petrolio, in rialzo con il Brent (+0,8%) a 85,58 dollari al barile e il Wti (+1,1%) a 82,66 dollari al barile. Oro a 1.765 dollari l’oncia (-0,2%).
Tornando ai listini asiatici, in Cina Shanghai e Shenzhen segnano un frazionale ribasso, entrambe a -0,4%. Hong Kong a -0,6%.
Sotto la parità il Giappone con Nikkei -0,2% e Topix -0,3%.
Il tutto dopo le seguenti chiusure di venerdì a Wall Street: Nasdaq +0,5%, S&P500 +0,7% e Dow Jones +1,1%.
























