Partenza in rialzo a Wall Street in un contesto che beneficia dei parziali segnali di distensione della crisi in Ucraina, e con un occhio sempre rivolto alla politica monetaria.
Dopo pochi minuti di scambi il Nasdaq guadagna l’1,7%, mentre lo S&P 500 e il Dow Jones avanzano dell’1,4% e dell’1,2%.
Il ritiro della truppe da parte di Mosca ha disteso le preoccupazioni sul possibile intervento russo in Ucraina, dando un sospiro di sollievo ai mercati azionari che ora possono tornare a concentrarsi sull’aumento dei tassi.
Secondo quanto annunciato dalla stessa Russia, una parte delle truppe ammassate al confine con l’Ucraina faranno ritorno alle proprie basi, un ritiro “pianificato” e che “non dipende dall’isteria occidentale”, ha detto il ministro degli Esteri russo Lavrov.
Il motivo del ritiro, ha spiegato il ministro all’agenzia Tass, è anche dovuto al fatto che gli Stati Uniti hanno dato una risposta “positiva” ad “alcune delle iniziative russe sulla sicurezza che erano state respinte per lungo tempo”.
Con la guerra più lontana, l’attenzione può tornare all’inflazione. L’indice dei prezzi alla produzione per gennaio ha registrato una crescita dell’1% m/m e del 9,7% a/a, superando anche le attese degli analisti.
Gli operatori guardano alle minute della Fed in uscita domani sera dopo gli ultimi commenti di alcuni membri del Fomc. Tra questi, James Bullard ha ribadito la necessità di intervenire al più presto per contrastare l’aumento dei prezzi e si è detto favorevole ad un ritocco dei tassi di 50 punti base a marzo. Più cauta Esther George, della Fed di Kansas City, secondo cui la banca centrale dovrebbe adottare un approccio sistematico nella rimozione degli stimoli, senza forzare i tempi.
I prezzi del greggio Wti sono scesi dai massimi a sette anni raggiunti durante la seduta precedente. Il Wti perde così oltre il 3,8% a 91,8 dollari al barile, mentre il Brent cede il 3,4% a 93,2 dollari al barile.
La tensione tra Russia e Occidente sulla potenziale invasione dell’Ucraina è uno dei principali fattori alla base dei recenti aumenti del prezzo del barile, e gli operatori del mercato stanno al momento scontando la crescente probabilità di un conflitto armato e le sanzioni sull’energia russa che seguirebbe.
Nel comparto obbligazionario il rendimento del decennale americano risale di circa cinque punti base al 2,04% e quello del biennale si attesta all’1,58%.
Intanto sul Forex il cambio euro/dollaro sale a 1,135 e il dollaro/yen sale a 115,6.























