Le tensioni russo-ucraine continuano a condizionare gli andamenti dei mercati e Wall Street subisce anch’essa le pesanti oscillazioni che si alternano tra un possibile scoppio del conflitto bellico o di una risoluzione politica della contesa.
In apertura i mercati domestici recuperano il gap negativo dei futures della mattinata ma erodono velocemente lo scarso guadagno scivolando ai minimi di metà gennaio, sui quali si è registrata una timida reazione non del tutto confermata in chiusura.
Dopo lo stop per festività, la settimana riparte con il Dow Jones in calo del 1,4% penalizzato dal crollo di Home Depot (-9%). Flettono oltre il punto percentuale anche Nasdaq (-1,2%), Russell 2000 (-1,1%) e S&P500 (-1%) con quest’ultimo indice che tiene a fatica in chiusura la soglia dei 4.300 punti, due volte bucata intraday, ed ultimo baluardo prima di ulteriori correzioni.
Tra i titoli tecnologici principali Tesla cede il quattro per cento, Amazon ed Apple oltre l’uno e mezzo e Facebook il due avvicinandosi alla barriera dei 2000 dollari.
La chiusura del VIX (+4%), in crescita di un punto a 28,8 punti, non riflette l’incremento di volatilità con l’indice della paura che ha toccato un massimo intraday a 32 punti.
Sul mercato obbligazionario rendimenti poco mossi in chiusura con rialzo di due punti base al 1,95%, ma con un minimo intraday al 1,88%.
Seduta di consolidamento per i principali metalli preziosi con solo l’argento che sfiora un guadagno di un punto percentuale.
Si impenna, invece, il petrolio (+1%) il quale interrompe una striscia negativa di tre sedute salendo a 92 dollari il barile smorzando un balzo iniziale fino a $95 (+4,5%), in scia alle tensioni geopolitiche.
Tra le materie prime agricole forte balzo del frumento (+5%) in forma speculativa sulla possibile paralisi di un raccolto in Ucraina.
Sul mercato valutario, chiusura invariata per il dollaro a 1,133 nei confronti della moneta unica dopo un tentativo di rafforzamento fino a 1,13.


























