Wall Street si mette già alle spalle le tensioni militari e politiche del conflitto russo-ucraino sperando cinicamente in una frenata della Federal Reserve nella marcia di rialzo dei tassi di interesse.
Il rimbalzo si rafforza di ora in ora e questa volta non si annulla nel finale nel quale si assiste, invece, ad una ulteriore lieve accelerazione che consente una chiusura di tutti e quattro i principali listini sui massimi intraday.
Il mattatore dell’ultima seduta è il Dow Jones che sale del 2,5%, trainato dai titoli petroliferi con l’ennesimo massimo storico di Chevron (+4%), seguito dallo S&P500 (+2,2%), dal Russell 2000 (+2,3%) e dal Nasdaq (+1,6%).
L’indice dei trenta titoli principali ha messo a segno la miglior seduta dal novembre 2020 riuscendo a chiudere l’ottava in verde (+0,1%), grazie al colpo di reni finale. Positivo anche il bilancio della settimana per S&P500 (+0,8%) e Nasdaq (+1,1%).
Rialzo generalizzato per la stragrande maggioranza dei titoli a larga capitalizzazione che mettono a segno un rimbalzo compreso tra il punto (Tesla, Amazon, Apple e Facebook) ed i tre (AMD) percentuali.
VIX in forte ribasso (-9%) a 27,6 punti.
Sul mercato obbligazionario rendimenti in salita di tre punti base al 1,97% sulla scadenza decennale.
Seduta negativa per tutte le materie prime ed in particolare per quelle agricole che azzerano quasi interamente i forti progressi successivi allo scoppio del conflitto bellico nell’Europa orientale.
L’oro nero perde un punto percentuale scivolando al di sotto dei 92 dollari al barile.
Andamento negativo per tutti i metalli preziosi. Oro ed argento cedono entrambi un punto e mezzo percentuale annullando tutto il guadagno “post bellico”. In forte discesa anche il palladio (-5%).
Tra le materie prime agricole deciso calo del frumento (-8%), seguito dal mais (-5%) e dalla soia (-4%).
Sul mercato valutario, chiusura in ribasso per il dollaro che perde un’intera figura nei confronti della moneta unica chiudendo la seduta a 1,127.


























