Wall Street non riesce a completare la terza giornata consecutiva di rialzo chiudendo una seduta nervosa partita con il segno positivo ma che il mercato non è riuscito tuttavia a mantenere.
La debolezza dei listini si è concentrata in particolare sul settore tecnologico (Nasdaq a -1,6%) e sulle small caps (-1,3%), mentre hanno resistito meglio sia lo S&P500 (-0,5%) che il Dow Jones (-0,3%).
Solita difficoltà per alcuni titoli tecnologici a larga capitalizzazione, quali Tesla e AMD che hanno ceduto rispettivamente poco meno e più del cinque per cento, il triplo rispetto all’andamento del Nasdaq.
In leggero calo il VIX (-1%) a 30,45 punti.
Riparte la discesa anche dei rendimenti sul mercato obbligazionario, favorita dalle tensioni geopolitiche alla ricerca di investimenti meno volatili. Il decennale governativo (Tbond) cede due punti base terminando al 1,84%.
Non si arresta la verticale salita di tutte le materie prime, più o meno indiscriminatamente, speculando sull’estensione e sull’impatto macro economico del conflitto bellico in Ucraina.
Tra quelle agricole, il frumento guadagna ancora altri sette punti percentuali portando il rialzo ad oltre il trenta cinque per cento in poco più di una settimana.
Prima giornata di pausa del petrolio che spera in un prossimo cessate il fuoco. L’oro nero prima schizza fino a 116 dollari al barile e poi chiude in ribasso del due per cento a quota $109. Nuovo allungo anche per il rame (+2%) che ritocca i nuovi massimi da inizio anno.
Tra i metalli preziosi balzo del palladio (+5%), mentre l’oro mette a segno un nuovo progresso di un punto percentuale.
Sul mercato valutario, il dollaro prosegue la marcia di rafforzamento inerpicandosi fino a 1,103 nei confronti della moneta unica.
























