Wall Street riesce a limitare i danni in apertura, con un lieve ribasso, trascinando con sé il recupero dei listini europei.
Tuttavia, nel corso della seduta, emergono tra gli investitori tutte le preoccupazioni per gli aumenti dei prezzi delle materie prime che stanno provocando numerosi shock sul ciclo economico mondiale.
Pesante risulta il bilancio finale con il Nasdaq che cede il 3,6% e lo S&P500 il tre per cento appoggiandosi poco al di sora dei 4.200, soglia che sarà probabilmente bucata al ribasso nelle prossime sedute.
Esito molto negativo anche per Dow Jones, in calo del 2,4%.
Giornata da dimenticare per la totalità dei titoli tecnologici a larga capitalizzazione. Nel dettaglio, Nvidia cede il sette per cento, Facebook oltre il sei ed Amazon poco meno, AMD il cinque, Tesla Microsoft e Google intorno al quattro e solo Apple poco più del due.
VIX in forte ascesa (+14%) a 36,45 punti.
Seduta tranquilla, al contrario, sul mercato obbligazionario, con il rendimento del decennale governativo (Tbond) che sale di un punto base terminando al 1,75%.
Non si arresta, invece, la verticale salita di tutte le materie prime, che scarseggiano sui mercati a causa dell’estensione del conflitto bellico in Ucraina.
Il petrolio (+4%) chiude poco al di sopra dei 120 dollari al barile, dopo una apertura fino a $130.
Tra i metalli preziosi il palladio apre ancora in rialzo del nove per cento, oltre i 3.000 dollari l’oncia, ma poi annulla tutto il guadagno. Prima chiusura dell’oro (+1,7%) oltre quota 2.000 dollari l’oncia dall’agosto 2020, mentre l’argento chiude invariato.
Tra le materie agricole, il frumento continua la sua corsa ed avanza di altri setti punti percentuali, portando il suo guadagno in due settimane ad oltre il cinquanta per cento.
Sul mercato valutario, il dollaro prosegue la marcia di rafforzamento, in versione di bene rifugio, saelndo fino a 1,086 nei confronti della moneta unica.


























