Seduta contrastata ieri a Wall Street e molto condizionata dall’improvvisa impennata dei rendimenti obbligazionari, dal brusco calo di tutte le materie prime indistintamente e dalla pesante caduta dei due mercati azionari cinesi – Hong Kong e Shanghai – la quale si ripete anche nella mattinata odierna.
A parte il Dow Jones che si difende grazie alla continua avanzata o resistenza dei titoli petroliferi e farmaceutici presenti nel suo paniere, gli altri listini escono dalla seduta con le ossa rotte dopo un inizio incerto ma anche lievemente positivo.
Il bilancio finale evidenzia lo S&P500 in calo dello 0,7%, il Russell 2000 del 1,9% ed il Nasdaq di poco oltre il due per cento ritoccando i nuovi minimi annuali.
Nuove forti perdite tra tutte le big caps, e non solo, tecnologiche con Tesla e Nvidia che cedono oltre il tre e mezzo per cento, Apple ed Amazon poco più del due e mezzo con il titolo della società di Cupertino che scivola sotto la media a duecento giorni per la prima volta dal giugno 2021.
VIX invariato a 31,7, dopo un massimo intraday fino a 33,2 (+7%).
Terremoto sul mercato obbligazionario con il rendimento del decennale governativo (Tbond) che si impenna di quindici punti base al 2,14%.
Tra le materie prime, il petrolio, cede il sette per cento scendendo a 102 dollari al barile, in scia ai nuovi timori di una prossima recessione mondiale, dopo aver bucato per qualche minuto anche la soglia dei $100.
Brusca frenata di tutti i metalli preziosi dal palladio (-12%) fino all’argento (-3%) ed all’oro (-2%).
Sul mercato valutario, il dollaro torna ad indebolirsi chiudendo a 1,097 nei confronti della moneta unica, ma continua a scivolare nei confronti dello yen fino a 118,2.

























