Le borse europee dovrebbero iniziare la seduta poco mosse, dopo aver archiviato il primo trimestre in rosso da due anni e in attesa oggi di una serie di dati macro, tra cui l’inflazione dell’Eurozona e il Job Report Usa.
Chiusura negativa ieri a Wall Street, con S&P 500, Dow Jones e Nasdaq che hanno perso l’1,5-1,6%. Tra i mercati asiatici, stamane, Tokyo ha terminato in ribasso dello 0,5%, mentre Shanghai avanza dello 0,8% e Hong Kong cede mezzo punto percentuale.
Gli investitori iniziano il nuovo trimestre domandandosi se il conflitto in Ucraina, l’isolamento della Russia e la svolta sempre più hawkish della Federal Reserve provocheranno ancora molta volatilità sui mercati.
I colloqui tra Mosca e Kiev per un cessate il fuoco dovrebbero riprendere oggi, mentre il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato di intendere continuare a fornire il gas all’Europa richiedendo però il pagamento in rubli.
Tra le materie prime arretrano ancora le quotazioni del greggio con il Wti tornato sotto i 100 dollari, dopo che gli Stati Uniti hanno deciso di rilasciare un milione di barili al giorno dalle riserve strategiche per sei mesi per raffreddare l’impennata dei costi dell’energia.
Sul fronte macro, il Pmi manifatturiero Caixin China a marzo è sceso a un minimo di 25 mesi, penalizzato dal peggioramento dei problemi di forniture e dai nuovi lockdown introdotti dalle autorità cinesi per contrastare la nuova ondata del Covid.
Negli Stati Uniti, invece, l’indice Personal consumption expenditure (Pce), il preferito della Fed per il proprio target dell’inflazione, è salito del 6,4% annuo, il maggior incremento dal 1982.
L’attenzione oggi sarà poi rivolta sulla lettura finale degli indici Pmi manifatturieri di marzo e sulla lettura preliminare dell’inflazione dell’Eurozona, mentre nel pomeriggio il focus sarà sui non farm payroll dello scorso mese.
Sull’obbligazionario, la curva dei rendimenti dei Treasury tra il tratto a due anni e quello a dieci anni rimane vicino ad invertirsi, un segnale dei timori di un rallentamento dell’economia se la Fed agirà in modo più aggressivo sui tassi di interesse.

























