I futures sull’azionario Usa cedono lo 0,7-1,2%, preannunciando una partenza negativa a Wall Street in un clima in cui torna l’avversione al rischio in scia ai timori che la stretta monetaria delle banche centrali penalizzi la ripresa dell’economia.
Ieri i principali indici americani hanno chiuso poco mossi, cancellando la maggior parte dei guadagni di inizio seduta. Il Nasdaq è salito dello 0,4% e lo S&P 500 dello 0,3%, mentre il Dow Jones ha terminato invariato.
Sui mercati permane un contesto di elevata volatilità con l’azionario che sta faticando a mettere a segno un rimbalzo sostenibile, tra i timori che l’aumento del costo del denaro penalizzi la crescita economica e gli utili societari.
A ciò si aggiunge la risalita dei rendimenti obbligazionari che minacciano le valutazioni dell’equity, con il tasso sul Treasury decennale che si è stabilizzato intorno alla soglia del 3% in attesa dei dati sull’inflazione Usa di maggio.
Il focus degli operatori è rivolto infatti sul report sui prezzi al consumo negli Stati Uniti in uscita venerdì, per capire se la Federal Reserve continuerà ad alzare i tassi di interesse di 50 punti base.
In Europa, invece, l’attenzione sarà sulla riunione della Bce in programma giovedì, che dovrebbe annunciare la fine del piano di acquisti bond mensili per poi prepararsi a un primo intervento sui tassi a luglio.
Sempre in tema banche centrali, la Banca centrale australiana ha aumentato a sorpresa il costo del denaro di 50 punti base allo 0,85%, il passo più rapido in 22 anni, ribadendo il proprio impegno a “fare ciò che è necessario” per combattere le pressioni inflazionistiche.
Per quanto riguarda l’azionario, nel premarket Target cede oltre il 7,5% dopo aver tagliato l’outlook sui profitti per la seconda volta in tre settimane, evidenziando l’impatto dei timori sulla crescita e di come l’aumento dei prezzi stia penalizzando la domanda dei consumatori.

























