Mercati asiatici – Inflazione USA spinge in rosso i maggiori indici, forti vendite in Giappone e Hong Kong

Inizio settimana in forte ribasso per le principali piazze finanziarie asiatiche dopo il nuovo massimo toccato a maggio dall’inflazione statunitense che è aumentata all’8,6% su base annua rispetto all’8,3% stimato dagli analisti.

Le vendite hanno interessato tutti i maggiori indici con ribassi consistenti a Hong Kong e Giappone, dove lo Yen si è indebolito nei confronti del dollaro toccando il livello più basso dal 1998. Una dinamica che riflette la politica accomodante del Giappone in contrasto con le manovre delle altre banche centrali.

L’andamento dei prezzi al consumo negli Stati Uniti aumenterà le pressioni sulle future mosse della FED che dovrà valutare ora un atteggiamento più restrittivo per affrontare la situazione. Alla luce dei timori per i prossimi rialzi dei tassi di interesse, il rendimento inferiore dei Treasury a 30 anni rispetto a quello dei titoli a 5 anni, lascia interpretare un duro impatto economico nel breve termine.

Nel frattempo in Cina sono ripresi i test di messa anti-covid. Gli operatori temono che la strategia zero-contagi possa portare a ulteriori blocchi che andrebbero a penalizzare nuovamente le catene di approvvigionamento globali.

Sul forex, il cambio euro/dollaro si attesta in area 1,0486 e il dollaro/yen a 134,55. Tra le materie prime, in calo il petrolio con il Brent (-1,7%) a 119,94 dollari al barile e il Wti (-1,7%) a 118,56 dollari al barile. Oro a 1.868 dollari l’oncia (-0,4%).

Tornando ai listini asiatici, Shanghai a -1,2% e Shenzhen a -0,3%. Hong Kong in rosso del 3,2%

In calo anche il Nikkei e Topix rispettivamente a -3% e -2,1%.

Il tutto dopo le forti vendite di venerdì a Wall Street con lo S&P500 a -2,9%, il Nasdaq a -3,5% e il Dow Jones a -2,7%.