Seduta movimentata per le borse europee, che al momento viaggiano sopra la parità. Il Ftse Mib di Milano (+0,8% in area 21.480 punti) si muove sostanzialmente in linea con il Ftse 100 di Londra (+0,5%), il Dax di Francoforte (+0,7%), il Cac 40 di Parigi (+0,8%) e l’Ibex 35 di Madrid (+1,1%). A Wall Street, andamento lievemente positivo per Dow Jones (+0,5%), Nasdaq (+0,3%) e S&P 500 (+0,5%), quest’ultimo dopo aver archiviato il primo semestre 2022 con il peggior calo da oltre 50 anni.
Sui mercati continua a prevalere un clima di avversione al rischio, che frena gli asset rischiosi spostando gli acquisti verso i beni rifugio. Gli operatori si affrettano a ritirare liquidità dall’azionario, temendo che la stretta monetaria delle banche centrali per contrastare l’elevata inflazione possa portare l’economia in recessione.
Nell’ultima settimana i deflussi di capitali hanno colpito sia le azioni sia le obbligazioni, riflettendo le preoccupazioni per la prospettiva di una politica monetaria aggressiva. Secondo Bank of America, circa 5,8 miliardi di dollari sono stati ritirati dai fondi azionari globali nella settimana terminata il 29 giugno mentre le obbligazioni hanno registrato rimborsi per 17 miliardi di dollari.
Gli strategist di Goldman Sachs ritengono che il rischio di un nuovo sell-off sull’equity sia ancora elevato poiché gli investitori al momento stanno scontando solo uno scenario di lieve recessione. È probabile che anche gli utili aziendali subiscano pressioni nella seconda metà dell’anno, con i margini messi alla prova dall’aumento dei prezzi e dall’indebolimento del sentiment dei consumatori.
Ad appesantire il clima hanno contribuito anche gli ultimi dati macroeconomici europei, che a giugno hanno evidenziato un’accelerazione dell’inflazione all’8,6% annuo (dall’8,1% di maggio) e un rallentamento dell’attività manifatturiera, cresciuta al ritmo minimo da quasi due anni. Dati che alimentano i dubbi sulle prossime mosse della Bce, chiamata a limitare l’ascesa dei prezzi senza penalizzare eccessivamente la crescita già precaria.
Sul Forex l’euro/dollaro scende a quota 1,04 e il cambio tra biglietto verde e yen si riduce a 135,4. Tra le materie prime avanzano le quotazioni del greggio con il Brent (+1,9%) a 111,1 dollari e il Wti (+2%) a 107,8 dollari, sostenute dalle interruzioni delle forniture in Libia e dalle chiusure previste in Norvegia, che hanno compensato le attese di una minor domanda in scia al rallentamento dell’economia.
Sull’obbligazionario, lo spread Btp-Bund si riduce a 183 punti base, con il rendimento del decennale italiano in calo al 3,07%.
Tornando a Piazza Affari, tra le big cap, si mettono in luce Saipem (+12%, con i diritti dell’aumento di capitale a -11,8%), Leonardo (+4,3%), Recordati (+3,9%) e Amplifon (+3%). In ribasso Bper (-2,2%), Banco Bpm (-1,7%) e Stm (-1,3%).
























