Partenza negativa a Wall Street, dopo la pausa festiva, con gli indici che seguono l’arretramento dei mercati europei ed il crollo di tutte le materie prime, indistintamente, messe in ginocchio dalla forza del dollaro.
Nel finale, i listini riescono a ribaltare parte della situazione grazie ai titoli tecnologici ad elevata capitalizzazione che chiudono positivi.
Il bilancio definitivo vede il Nasdaq in crescita dell’1,7%, Il Russell 2000 dello 0,8%, lo S&P500 dello 0,2%, mentre solo il Dow Jones chiude in rosso dello 0,4%.
In particolare evidenza Facebook (+5%), Google (+4,5%) e Amazon (+3,6%)
VIX in rialzo del tre per cento a 27,6 punti, dopo un picco iniziale fino a 29,85.
Sul mercato obbligazionario nuova ulteriore discesa dei rendimenti obbligazionari con il Tbond che cede otto punti base al 2,81%.
Giornata pesante per i due principali metalli preziosi – oro ed argento – che cedono entrambi poco meno ed oltre il due per cento. Il metallo più nobile sfonda al ribasso il supporto a 1.800 dollari l’oncia e l’argento riesce a fatica a chiudere al di sopra dei $19.
In forte calo tutte le materie prime agricole con il frumento che cede l’otto per cento, il mais il sei e la soia il quattro, mentre si salvano caffè e zucchero che limitano la discesa a meno di due punti percentuali.
Anche il petrolio cede di schianto (-9%) e torna al di sotto dei 100 dollari al barile.
Sul mercato valutario il dollaro guadagna quasi due intere figure rispetto alla moneta unica salendo a 1,027, nuovo massimo da oltre venti anni, mentre recupera terreno contro il rublo russo (-10%) che crolla a quota 61.


























