Seduta all’insegna delle vendite per le principali borse asiatiche dopo il crollo di Wall Street, sui timori per la nuova campagna di trimestrali che partirà giovedì con le principali banche americane e l’uscita del report dell’inflazione nel mese di giugno prevista in ulteriore rialzo rispetto a maggio, nonché la forza del dollaro contro l’euro.
In asia, i ribassi sono stati trainati dal settore tecnologico e dalla debolezza di Giappone, Hong Kong e Cina.
Qui, gli investitori sono preoccupati che possano prospettarsi ulteriori chiusure per Covid, mentre Pechino continua con una strategia di test di massa e limiti alla mobilità. La spinta del governo a uno stimolo per sostenere la crescita sta iniziando ad avere un impatto: il credito è balzato il mese scorso al massimo mai registrato per giugno.
A poca distanza, le autorità di Hong Kong hanno annunciato che stanno valutando l’implementazione di un sistema di codice sanitario elettronico per limitare i movimenti delle persone infette da COVID-19, così come gli arrivi all’estero, un sistema simile a quello già in vigore nella Cina continentale.
Spostandosi in Giappone, dall’agenda macro risulta che a giugno l’indice dei prezzi alla produzione è aumentato su base mensile dello 0,7%, sopra le attese degli analisti (+0,6%) dopo il +0,1% di maggio (rivisto da +0,0%). Su base annua, l’indice ha messo in evidenza un incremento del 9,2%, al di sopra del consensus (+8,9%), dopo il +9,3% del mese precedente (rivisto da +9,1%).
Sul forex, il cambio euro/dollaro scende a 1,0036 mentre il dollaro/yen sale a 137,45. Tra le materie prime, in ribasso il Brent (-1,7%) a 105,25 dollari e il Wti (-1,9%) a 102,06 dollari al barile. Oro a 1.733 dollari l’oncia (+0,1%).
Tornando ai listini asiatici, in Cina, Shanghai e Shenzhen cedono lo 0,7% e l’1,1%. Hong Kong a -1,2%
In Giappone, forti vendite su Nikkei -1,7% e Topix -1,6%.
Il tutto dopo che ieri a Wall Street il Nasdaq ha chiuso a -2,3%, lo S&P500 a -1,2% e il Dow Jones a -0,5%.


























