Partenza in calo a Wall Street, che si prepara ad affrontare il test della nuova stagione delle trimestrali con i primi segnali di debolezza provenienti dai risultati delle grandi banche a stelle e strisce.
Dopo pochi minuti di scambi, il Dow Jones lascia sul terreno l’1,6%, lo S&P 500 l’1,4% e il Nasdaq l’1,2%.
JP Morgan cede circa il 4% in avvio dopo aver riportato risultati inferiori alle attese e aver annunciato la sospensione del piano di buy back. Conti in calo oltre le stime anche per Morgan Stanley (-1,3%), complice l’incertezza del quadro economico.
Intanto, i dati sull’inflazione Usa a giugno diffusi ieri hanno evidenziato un’accelerazione superiore alle attese al 9,1% annuo, rafforzando la prospettiva di un maxi-ritocco dei tassi a luglio da parte della Federal Reserve.
Dato ormai per scontato un intervento da 75 punti base, gli analisti hanno iniziato a valutare un possibile rialzo dell’1%, anche alla luce delle parole di Raphael Bostic, presidente della Fed di Atlanta, secondo cui “tutto è in gioco” per ridurre le pressioni sui prezzi.
Sempre sul fronte macro, l’indice dei prezzi alla produzione Usa a giugno ha evidenziato una crescita superiore alle attese, segnando un +1,1% su base mensile (+0,8% il consensus) e un +11,3% su base annua (+10,7% il consensus).
L’inasprimento della politica monetaria per contrastare l’inflazione da record continua ad alimentare i timori di recessione, come segnalato dall’inversione della curva dei Treasury sul tratto tra la scadenza a 2 anni e quella a 10 anni su livelli che non si vedevano dal 2000.
Il rendimento del decennale americano risale di circa sei punti base al 2,99% e quello del biennale di circa nove punti base al 3,24%.
Sul Forex il biglietto verde continua a rafforzarsi nei confronti delle altre valute, con il cambio euro/dollaro sceso nuovamente sulla parità dopo il taglio delle stime di crescita da parte delle Commissione Ue, mentre il dollaro/yen ha toccato un nuovo massimo da 24 anni oltre quota 139.
Tra le materie prime, infine, ancora in forte calo le quotazioni del greggio, scivolate sui minimi da circa tre mesi con il Brent (-3,4%) a 96,2 dollari e il Wti (-3,8%) a 92,7 dollari.

























