Sciuker Frames – Decreto Superbonus non cambia le prospettive del Gruppo, confermati i target del Piano Industriale

In seguito al recente dibattito riguardo le disposizioni normative in merito all’eliminazione dello sconto in fattura, SCK Group ha voluto rassicurare i propri investitori circa gli obiettivi del Piano Industriale 2022-2024 presentato lo scorso 25 ottobre, sottolineando come i target finanziari comunicati al mercato restino assolutamente confermati.

Obiettivi che mirano a un valore della produzione in crescita dai 175 milioni del 2022 ai 224 milioni attesi nel 2023, per poi sfiorare i 280 milioni nel 2024, con un Ebitda nello stesso anno stimato a 70 milioni (dai 42,5 milioni previsti per il 2022).

Dal lato patrimoniale, la posizione finanziaria netta è prevista positiva per 14,3 milioni nel 2022 dopo il pagamento di 6 milioni di dividendi, per poi migliorare ulteriormente a 48 milioni nel 2023 e a 82 milioni nel 2024.

La società ha comunque espresso il proprio disappunto per il Decreto, ritenendo l’intervento normativo da parte del Governo “un enorme passo indietro ed una chiara indicazione che il costo di tale trasformazione sarà trasferito sui singoli contribuenti.

Un passo indietro normativo

“Nonostante il sistema di incentivazione non abbia subito alcuna modifica nelle percentuali dei bonus fiscali connessi ai vari interventi di riqualificazione energetica, riteniamo che le modifiche apportate che eliminano la possibilità di usufruire dello sconto in fattura siano aberranti per diversi, semplici motivi” dichiara l’Amministratore delegato di SCK Group, Marco Cipriano.

In primo luogo, “avvalersi dello strumento del Decreto Legge, notoriamente pensato per situazioni di urgenza, risulta inappropriato considerato che nei giorni precedenti all’emanazione del decreto non si è verificato nessun evento da poterne giustificare l’uso. Dato l’impatto significativo che può avere su tante imprese e lavoratori, riteniamo errato che una normativa del genere non sia discussa prima in Parlamento e con il coinvolgimento delle controparti sociali”.

“Riteniamo inoltre – prosegue Cipriano – sia molto miope guardare ai bonus relativi all’efficientamento energetico sotto l’unico punto di vista dell’ammontare dell’investimento statale, poiché siamo convinti, e i dati ce lo confermano, che se ne valutassimo l’impatto sulle emissioni il giudizio potrebbe essere anche opposto e cioè che per ottenere lo stesso risparmio in termini di CO2 lo Stato avrebbe speso molto di più”.

Infine, “considerato che tutta l’impalcatura delle percentuali relative ai bonus fiscali resta in vigore, non si verificherà un blocco all’investimento dello Stato in materia di riqualificazione energetica e sismica in quanto, se il cittadino può usare i crediti ad abbattimento del proprio debito fiscale, l’ammontare totale di spesa da parte dello Stato risulterebbe essere il medesimo”.

Pronti a un cambiamento di scenario

Come detto, il cambiamento normativo non cambia le prospettive del Gruppo, che se da un lato negli ultimi anni ha beneficiato dell’implementazione del Superbonus 110%, dall’altro ha lavorato al contempo al rafforzamento della propria struttura operativa ed industriale nell’ambito di un megatrend di crescita ultradecennale che prescinde dagli incentivi.

“Eravamo già pronti ad uno scenario di inasprimento regolamentare nei confronti del Superbonus” conferma l’Ad. “Da un lato tutto il nostro backlog, essendo composto da cantieri già avviati e con Cilas presentate prima del 25 novembre 2022, acquisisce ancora più valore in quanto rappresenta un tesoretto su cui la nuova normativa non interviene, ma anzi accelera liquidabilità e, quindi, l’execution”.

Dall’altro, “tutto il resto del business (contractor, prodotti non pagabili con lo sconto in fattura, clienti che non accedono a nessun bonus fiscale) resta invariato, grazie alle azioni che abbiamo già posto in essere”.

Per quanto riguarda i prodotti industriali, “per la parte che veniva venduta con il bonus fiscale al 50%, eravamo già partiti per replicare lo sconto in fattura con un partner finanziario. Si tratta in pratica di credito al consumo nell’ambito del quale il cliente finale paga in modo sincronizzato rispetto alle tempistiche di detrazione del credito”.

“In estrema sintesi – spiega Cipriano – l’ammontare pagato dal cliente up front rimane uguale, ma con tale meccanismo ci aspettiamo che i prezzi possano anche scendere rispetto alle condizioni attuali del costo di cessione. Anche su tale aspetto siamo tra i primi a muoverci e ad avere tutto pronto e ciò significa guadagnare ulteriore vantaggio competitivo”.

Il contrasto con le regole europee

Resta però un grande tema aperto, legato alla stretta sulle emissioni per i consumi delle abitazioni voluta dall’Unione europea.

“La Comunità Europea ha espresso molto chiaramente, attraverso la direttiva europea EPBD (Energy Performance Building Directive), gli obiettivi di efficientamento residenziale. Pertanto, essendo cittadini europei prima che italiani, dovremo seguire il mega trend secolare in atto”.

La direttiva per l’efficientamento energetico degli edifici prevede che entro il 2030 tutti gli immobili residenziali debbano essere in classe energetica E, rispetto a un percentuale di circa il 60% degli edifici in Italia che si colloca oggi tra la classe F e G. Entro il 2033 la direttiva impone poi il passaggio obbligato alla classe D.

“Appare quindi evidente che l’Europa si stia muovendo verso una direzione completamente opposta da quella presa dal Governo italiano. Se queste modifiche comporteranno un rallentamento della riqualificazione energetica delle abitazioni saremo, ancora una volta, tra i paesi più in ritardo nel raggiungimento degli obiettivi europei”.

“Vale la pena ricordare, infatti, che l’Europa con l’ultimo aggiornamento della direttiva sul rendimento energetico degli edifici, ha richiesto a tutti gli stati membri di arrivare al 2050 con un parco immobiliare ad emissioni zero, passando per specifici obiettivi già a brevissimo, classe energetica minima E entro il 2030”.

 

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