Seduta debole per i principali listini asiatici dopo la chiusura sottotono di ieri a Wall Street.
In Cina, Shanghai e Shenzhen cedono lo 0,6%, negative come Hong Kong (-0,2%) e il Giappone con Nikkei -0,4% e Topix -0,3%.
Oltreoceano, il Nasdaq ha segnato un calo dello 0,8%, lo S&P500 e il Dow Jones, entrambi dello 0,4%.
Sul sentiment pesano i dati cinesi dai quali emerge che il gigante asiatico è in deflazione. A luglio, infatti, l’indice dei prezzi al consumo è sceso dello 0,3% a/a rispetto al -0,4% del consensus e al 0,0% di giugno. I prezzi alla produzione sono diminuiti, oltre le attese, del 4,4% a fronte di un -4% stimato dagli analisti e al -5,4% della lettura precedente.
Nel frattempo, cresce l’attesa per l’indice statunitense dei prezzi al consumo in uscita domani e che dovrebbe fornire ulteriori segnali sulle prossime decisioni di politica monetaria della Federal Reserve.
Gli investitori valutano nel contempo le dichiarazioni dei politicy maker della banca centrale americana. Tra gli ultimi commenti, il presidente della Fed di Philadelphia, Patrick Harker, ha affermato che l’istituto potrebbe cessare gli aumenti del costo del denaro, salvo eventi inattesi nell’economia, ma i tassi dovrebbero rimanere ai loro attuali livelli elevati per un po’ di tempo.
Harker ha aggiunto che probabilmente il prossimo anno la banca centrale inizierà a ridurre i tassi di interesse. L’omologo di Richmond, Thomas Barkin, sostiene che è troppo presto per affermare se è appropriato un altro aumento a settembre.
Inoltre, i mercati stanno ancora metabolizzando la notizia del downgrade da parte dell’agenzia di rating Moody’s che ha tagliato il giudizio su 10 istituti di credito statunitensi e ne ha sottoposti, a potenziali declassamenti, altri 24, tra cui istituzioni del calibro di Bank of New York Mellon e State Street.
Infine, sullo sfondo continuano a preoccupare le tensioni tra Kiev e Mosca, con il presidente ucraino Zelenskiy che ha intanto dichiarato che il suo paese reagirà se la Russia continuerà a bloccare i porti.
Sul forex, l’euro/dollaro risale a quota 1,097 mentre il cambio tra biglietto verde e lo yen ridiscende in area 143,1. Tra le materie prime, petrolio in frazionale ribasso con il Brent (-0,3%) a 85,9 dollari e il Wti (-0,2%) a 82,7 dollari al barile.


























