Pop. di Sondrio – Risultato della gestione operativa a 662,5 milioni (+76,8%) nel 2023

L’utile netto consolidato al 31 dicembre 2023 è stato pari a 461,2 milioni, in progresso dell’83,5% rispetto al 2022. Un risultato che ha consentito di rialzare il payout ratio al 55%, rispetto al 50% previsto dal Piano strategico, corrispondente a un monte dividendi di circa 254 milioni per un dividendo unitario raddoppiato a 0,56 euro, con una redditività calcolata sul prezzo medio di mercato dell’anno 2023 pari al 12,4% e sul prezzo di chiusura del mese di gennaio u.s. pari al 7,9%.

Nel FY 2023 il margine di interesse del gruppo si è attestato a 937 milioni, in aumento del 37,6% rispetto al 31 dicembre 2022. Sul fronte dello spread commerciale, il trend favorevole ha continuato a essere alimentato sia dal significativo rialzo dei tassi di interesse di mercato sia dal positivo effetto sui volumi medi di impiego. Notevole l’incremento anche il flusso cedolare riveniente dal portafoglio di proprietà, grazie anche alla componente, in
riduzione ma tuttora elevata, dei titoli a tasso variabile che hanno incorporato l’ulteriore rialzo dei tassi a cui sono indicizzati.

Le commissioni nette da servizi sono aumentate del 5,8% a 402,6 milioni, in relazione alla crescita dei proventi rivenienti dai finanziamenti, dal risparmio amministrato, da garanzie rilasciate, dalla tenuta e gestione dei conti correnti.

Il risultato dell’attività finanziaria è stato positivo per 123 milioni (vs 76 milioni nel 2022). I dividendi incassati ammontano a 7,7 milioni (vs 6,5 milioni del 31 dicembre 2022).

Il risultato dell’attività di negoziazione si fissa a 113 milioni rispetto ai 28,4 milioni del periodo di confronto.

Il margine d’intermediazione è risultato pari a 1.468 milioni, mettendo a segno un progresso del 37,2% a/a.

Le rettifiche di valore nette si sono incrementate del 32,3% a 224,5 milioni.

Il costo del credito, quale rapporto tra le rettifiche di valore nette (224,5 milioni) e i finanziamenti netti verso clientela (34.480 milioni) risulta pari allo 0,65% rispetto allo 0,51% consuntivato a fine dicembre 2022.

Il risultato netto della gestione finanziaria si è attestato a 1.243 milioni, confrontandosi con i 900,3 milioni del periodo di raffronto (+38,1%).

I costi operativi aumentano del 10,5% a 580,7 milioni: al loro interno, le spese per il personale salgono dell’8,9% a 293 milioni sia per la crescita dell’organico sia per la rilevazione di maggiori oneri sostenuti anche a seguito dell’entrata in vigore del rinnovo del contratto del settore bancario.

Il risultato della gestione operativa si è attestato a 662,5 milioni (+76,8%).

Gli oneri per la stabilizzazione del sistema bancario hanno cifrato 38,9 milioni (-15,3%) e gli utili/perdite su partecipazioni e su altri investimenti ha evidenziato un saldo
positivo di 36,7 milioni (vs 25,2 milioni del periodo di confronto), in prevalenza determinati dal positivo contributo di Arca Holding e Arca Vita.

Dal lato patrimoniale, la raccolta diretta da clientela risulta pari a 42.393 milioni, (+1,5% rispetto a fine 2022; +6,9% rispetto a fine settembre).

La raccolta indiretta si attesta a 46.319 milioni (+18,6% a/a) a motivo soprattutto dell’andamento particolarmente positivo dei mercati finanziari. Il risparmio amministrato cifra 39.143 milioni (+19,8% a7a), mentre quello gestito è pari a 7.176 milioni (+12,4% a/a), evidenziando la capacità della banca, in un contesto che a livello di sistema ha registrato significativi deflussi, di accompagnare la propria clientela nell’allocazione del risparmio.

Significativo il sostegno all’economia reale, con 4,8 miliardi di nuove erogazioni a famiglie e imprese e finanziamenti netti a clientela in crescita del 4,4% a/a.

I crediti deteriorati netti assommano a 562 milioni, in calo del 7,6% a/a. L’incidenza degli stessi sul totale finanziamenti netti risulta pari all’1,6%, inferiore al dato di fine 2022 (1,8%).

I livelli di copertura si confermano particolarmente elevati; quello riferito al totale delle posizioni deteriorate si posiziona al 57,3% dal 58,3% di fine 2022. In tale ambito, le sofferenze nette segnano 62 milioni (-48,9%), con un’incidenza sul totale finanziamenti verso clientela dello 0,2%, in ulteriore riduzione rispetto allo 0,4% di fine 2022. Il grado di copertura delle stesse è risultato pari all’82,1% rispetto al 76,5% del periodo di confronto.

Al 31 dicembre 2023 gli indicatori di liquidità, sia di breve periodo (LCR-Liquidity
Coverage Ratio) sia di medio-lungo termine (NSFR-Net Stable Funding Ratio), si
attestano su valori ampiamente superiori al requisito minimo previsto per il corrente
esercizio (100%). Nello specifico, il Liquidity Coverage Ratio si attesta al 188% dal 161%
del dicembre 2022, pure a fronte del rimborso della tranche del funding TLTRO scaduta
nel giugno (€ 4,4 miliardi). Il Net Stable Funding Ratio si posiziona al 126%.

I coefficienti patrimoniali ai fini regolamentari al 31 dicembre 2023, calcolati sulla base
dei fondi propri di vigilanza, sono risultati pari a:
• CET1 ratio: 15,4% (phased‐in), 15,1% (fully phased);
• Tier1 ratio: 15,4% (phased‐in), 15,1% (fully phased);
• Total Capital ratio: 17,7% (phased‐in), 17,5% (fully phased).

Il Leverage Ratio al 31 dicembre 2023 è pari, applicando i criteri transitori in vigore
(phased-in), al 5,55% e, in funzione dei criteri previsti a regime (fully phased), al 5,46%.

L’MREL Ratio mantiene un significativo eccesso rispetto al requisito regolamentare, attestandosi al 29,2% dal 28,6% di fine 2022.