Le borse europee chiudono perlopiù caute, con Wall Street mista dopo le prime ore di contrattazioni.
A Milano, il Ftse Mib vira a +0,2% a 45.672 punti, cauto come il Dax di Francoforte (+0,1%), l’Ibex35 di Madrid (+0,3%), il CAC 40 di Parigi (+0,1%) e il Ftse 100 di Londra (-0,1%).
Oltreoceano, il Nasdaq cede lo 0,5%, l’S&P 500 scambia intorno alla parità, il Dow Jones guadagna lo 0,6%.
Focus sull’agenda macro: a novembre, nell’Eurozona, i prezzi alla produzione hanno registrato un +0,5% su base mensile rispetto al +0,4% previsto e al +0,1% di ottobre. Anno su anno la variazione è stata del -1,7% a fronte del -1,9% atteso e del -0,5% del mese precedente.
Nella stessa area e periodo, il tasso di disoccupazione è stato del 6,3% dopo il 6,4% sia del consensus e sia di ottobre.
Sempre a novembre, l’omologo dato italiano si è attestato al 5,7% rispetto al 6% stimato e al 5,8% del mese precedente.
Sullo sfondo, persistono le tensioni geopolitiche con Trump che ha minacciato di voler annettere la Groenlandia. Tensioni che si aggiungono a quelle relative alla situazione in Venezuela.
Sul forex, l’euro/dollaro oscilla a 1,166 e il cambio dollaro/yen a 156,9. Tra le materie prime, il petrolio accelera con il Brent (+2,1%) a 61,2 dollari e il Wti (+1,9%) a 57,1 dollari al barile.
Sull’obbligazionario, lo spread Btp-Bund scende a 65 punti base con il rendimento sul decennale italiano al 3,47%.
Tornando a Piazza Affari, sale in vetta Campari (+3,6%), seguita da Recordati (+2,2%) e Leonardo (+2,1%); scivola in fondo Amplifon (-4,5%), preceduta da Prysmian (-4,3%) e Stm (-2,7%).























