Bio-on – Una realtà in rapida evoluzione

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Bio-on, realtà leader nel settore della bio plastica, lascia alla spalle un 2016 importante sotto il profilo sia dei risultati raggiunti nel business licensing sia degli obiettivi comunicati nel nuovo piano industriale. Il tutto proseguendo lungo il trend di rapida crescita che ha contraddistinto la società a partire dalla sua nascita avvenuta nel 2007.

Bio-on archivia un 2016 contraddistinto da alcuni eventi fondamentali per il percorso di crescita societaria.

Eventi quali la firma nel dicembre 2016 di un importante accordo multi licenza per complessivi 55 milioni, i cui benefici si manifesteranno sui conti nel triennio 2017-2019, nonché la comunicazione degli obiettivi indicati nel nuovo Piano Industriale, tra i quali l’ingresso nel mondo della produzione.

Operazione, quest’ultima, avviatasi concretamente lo scorso mese di marzo con la posa della prima pietra del nuovo sito, che sarà operativo a partire dal 2018, dedicato alla produzione di Minerv Bio Cosmetics, le micro perline in bioplastica speciale PHAs studiate per il settore cosmetico.

Strategie, quelle della società emiliana, particolarmente apprezzate dalla Borsa. Infatti il titolo, da inizio quotazione avvenuta nell’ottobre del 2014, ha segnato un rialzo del 293%, sovraperformando il  Ftse Aim Italia di oltre il 300 per cento.

Marco Astorri, Presidente e Ceo di Bio-on, delinea le priorità strategiche

“Proseguire il percorso di crescita come Ip business model, ovvero un modello a basso rischio e alta redditività caratterizzato dalla concessione in licenza di formulazione e tecnologia, nonché avviare la nostra attività produttiva evidenziando performance paragonabili a quelle del licensing”.

“Sono queste” afferma Marco Astorri, Presidente e Ceo di Bio-on,  le priorità strategiche a cui stiamo lavorando e che ci permetteranno di progredire ulteriormente”.

“Tutto ciò in un settore, quello della bio plastica, caratterizzato da enormi potenzialità e da un livello di domanda in costante crescita”.

Un percorso di continuo progresso

“La nostra società, nata nel 2007 e quotata sul segmento Aim di Borsa Italiana dal 2014, è caratterizzata da un modello di business abbastanza singolare, soprattutto per l’Italia, denominato intellectual property (IP) business model e basato sul modello farmaceutico. La nostra rappresenta una società che detiene la tecnologia e la sviluppa in ogni suo segmento, ma di fatto consente a chiunque di produrre e commercializzare il prodotto finale con i nostri biopolimeri per permettere una rapida espansione del suo utilizzo e una piena risposta alla domanda di mercato” .

Prosegue Astorri “Si tratta di un approccio totalmente nuovo che ha portato una ‘ventata di freschezza’ sul segmento Aim. Infatti, per la prima volta una start up, costituita alcuni anni fa, si presentava con un modello di business diverso da quello tradizionale italiano, composto da piccole, medie e grandi aziende attive in ambito manifatturiero e nella creazione del prodotto.”

“Un modello, quello di Bio-on,” sottolinea il Ceo, “molto apprezzato in quanto caratterizzato da un basso livello di rischio, che non prevede alti costi di gestione e che deve essere tutelato attraverso la protezione della tecnologia  e la sua diffusione attraverso le licenze”.

“Tale apprezzamento” conclude sull’argomento Astorri, “è dimostrato dal fatto che l’azienda si è quotata nell’ottobre del 2014 con una capitalizzazione di circa 50 milioni di euro a un valore di 5 euro circa per azione, per poi evidenziare una crescita costante nel biennio successivo. Una performance paragonabile ai progressi delle società quotate sull’Aim di Londra o al Nasdaq e che ci ha portato a capitalizzare post conversione warrant circa 370 milioni, per un controvalore dell’azione tra i 14 e i 18 euro. Tutto ciò ci ha consentito di compiere di fatto una buona raccolta iniziale e di sviluppare ancora di più il modello di business sopra descritto”.

La rapida crescita del business licensing

“Fin da subito” afferma Astorri,“abbiamo pensato di dotare l’azienda di una struttura che le consentisse di diventare una multinazionale e di compiere un percorso netto e molto rapido”.

“La quotazione”, prosegue il capo azienda,“ci ha portato una grande visibilità. Inoltre, la riorganizzazione dell’assetto societario, l’ingresso di persone di elevato profilo, la bontà della nostra produzione, della tecnologia impiegata nonché del nostro business model, hanno fatto sì che la nostra società e la richiesta di generazione di nuovi patent e relativi prodotti siano cresciute esponenzialmente.

E non è tutto, in quanto, come sottolinea Astorri, “la nostra azienda si è presentata al mercato con prospetto, tutt’oggi disponibile, nel quale certificavamo una solida performance per il triennio 2014-2016 e abbiamo pienamente rispettato l’obiettivo, anzi lo abbiamo superato”.

“Per la prima volta quindi” prosegue il Ceo, “una società si presentava con un business model diverso e affermava che i suoi ricavi venivano realizzati grazie alle licenze e reinvestiti direttamente nell’azienda. Performance particolarmente apprezzate dalla comunità finanziaria italiana”.

L’ingresso nel mondo della produzione

“Un processo di sviluppo che non si è fermato”, afferma Astorri. “Nel  novembre 2016 abbiamo infatti presentato il piano industriale 2017-2020, in cui abbiamo dichiarato tra l’altro di entrare nel mondo della produzione. Abbiamo di fatto aggiunto un tratto importante, anche in questo caso, in modo innovativo, al nostro modello di business”.

“Abbiamo individuato un progetto molto interessante, rivolto al mondo cosmetico e biomedicale e dichiarato di voler realizzare un investimento per compiere una produzione diretta di piccola taglia, al fine di creare uno standard”.

Al riguardo, ricordiamo che lo scorso mese di marzo è stata posata la prima pietra del nuovo sito dedicato alla produzione di Minerv Bio Cosmetics, le micro perline in bio plastica speciale PHAs studiate per il settore cosmetico. I lavori di costruzione dovrebbero concludersi entro quest’anno, mentre la produzione verrà avviata nel 2018.

L’innovativo impianto, che richiederà un investimento di 15 milioni e darà lavoro a circa 40 persone, disporrà di una superficie complessiva di 30 mila mq, di cui 3.700 coperti e 6.000 edificabili, e avrà una capacità produttiva di 1.000 tonnellate/anno, che potrà essere aumentata fino a 2.000 tonnellate/anno.

“Tale operazione” sottolinea il Ceo,“non rappresenta un controsenso con quanto detto in precedenza, avendo la possibilità di sviluppare una tecnologia veramente ampia, che ci consente di andare in tantissimi settori e mercati, da quello delle commodities a quello delle specialties ad alto rendimento”

Prosegue Astorri “l’ingresso nel mondo della produzione evidenzia due importanti vantaggi. Il primo consiste nell’avere un’importante occasione di essere protagonisti della generazione di un nuovo standard, ovvero ottenere un prodotto che tutte le aziende cosmetiche possono utilizzare. Un’opportunità notevole per il futuro ed essendo oggi noi i soli produttori di tale materiale, abbiamo la possibilità sostanziale di determinare lo  standard per i prossimi anni. Il secondo vantaggio consiste nell’ingresso nella produzione industriale in un mercato con livelli di redditività e di Ebitda molto importanti, paragonabili a quello delle licenze”.

“Per gli investitori questo è fondamentale perché ci muoviamo in un ambito produttivo che non aumenta il livello di rischio rispetto all’IP business model”. Suddette performance sono possibili in quanto il prodotto ad uso cosmetico ottenuto si contraddistingue per l’altissimo valore”.

Il successo del maxi accordo multi licenza

Nel mese di dicembre 2016 Bio-on ha comunicato di aver siglato con un’importante multinazionale un contratto multi licenza per complessivi 55 milioni. Nel dettaglio, Bio-on fornirà al cliente il proprio know-how.

L’accordo prevede la realizzazione di una serie di impianti, finanziati interamente dalla multinazionale in Europa ed Asia, con capacità produttiva annua compresa tra 10 e 30mila tonnellate, per un totale di 100mila tonnellate all’anno, tali da permettere a quest’ultima di autoprodursi il bio polimero PHAs a partire da scarti dell’industria saccarifera e della produzione dell’amido e suoi derivati, sfruttando la tecnologia concessa in licenza da Bio-on.

“Tale accordo”, sottolinea il Ceo, “fa sì che le nostre previsioni di vendita della prima licenza entro la fine del 2016, indicate nel prospetto informativo, siano state ampiamente superate. Abbiamo venduto 13 licenze, ovvero 12 in più rispetto a quanto avevamo promesso quando ci siamo presentati in Ipo, e tutto ciò rappresenta per noi un grande successo”.

Il passaggio all’Mta

Il successo del business model della società, nonché l’importanza sempre più rilevante del suo know how tecnologico fanno pensare a un possibile salto dall’Aim Italia, verso il mercato maggiore. Su questo punto, Astorri risponde “Siamo estremamente riconoscenti all’AIM per ciò che ci ha permesso e ci permette ancora di compiere. Ci sono varie opzioni oggi che possiamo considerare e le stiamo valutando tutte con attenzione, visto l’esito positivo della recente operazione di conversione dei warrant in scadenza che ci ha permesso di arrivare a superare il 35% del flottante, un livello che tecnicamente apre diverse strade sul fronte dei Mercati regolamentati.

Al riguardo ricordiamo che nei primi 15 giorni di maggio si è svolto il terzo e ultimo periodo di esercizio dei “Warrant Bio-on 2015-2017” al termine del quale il nuovo capitale sociale di Bio-on risulta pari a 188.252,76 euro composto da n. 18.825.276 azioni ordinarie,con il flottante che si è attestato al 36,99%.

Tra storia e il futuro del settore plastica

“La plastica, quale materiale innovativo,” spiega Astorri, “è stata inventata in Italia da Giulio Natta, che negli anni ’70 ha vinto il premio Nobel per la scoperta del polipropilene. Uno dei pochi settori al mondo che continua a crescere del 5% costantemente da 50 anni e con un trend destinato ad amplificarsi in futuro, in quanto si passerà da una produzione mondiale di 300 milioni a 1 miliardo di tonnellate all’anno nei prossimi decenni (fonte: World Economic Forum 2016). Pertanto è necessario disporre della soluzione ai problemi che ne deriveranno”.

“E’ interessante rilevare”, prosegue il capo azienda “che una soluzione per la sostituzione della plastica arriva da una piccola società a forte crescita – come la nostra – sempre qua in Italia, a pochi Km da dove è stato scoperto il polipropilene.”

L’importanza della ricerca

“Spendiamo molto e sempre più in ricerca”, afferma Astorri “e ne siamo lieti. “Ci troviamo infatti di fronte a un prodotto piattaforma, che presenta notevoli opportunità di sviluppo e molteplici applicazioni”.

Si segnala che nel 2016 la spesa in R&D ha assorbito oltre il 33% del giro d’affari del gruppo.

La rivoluzionaria tecnologia Minerv Biorecovery

Bio-on ha presentato la rivoluzionaria tecnologia Minerv Biorecovery, progettata per eliminare  in circa tre settimane in modo naturale l’inquinamento di idrocarburi in ambiente marino. Si tratta di una soluzione tecnologica che si basa su micro polveri, della dimensione di pochi micron e di una forma particolare, realizzate con la rivoluzionaria bioplastica PHAs di Bio-on, naturale e biodegradabile al 100%.

Le particelle di queste micro polveri, gettate nel mare inquinato, vanno a costituire una struttura porosa adatta ad ospitare una serie di batteri, presenti naturalmente in ambiente marino, che si nutrono della bioplastica, si moltiplicano e si rafforzano fino ad attaccare il petrolio. Inoltre esse non rilasciano alcun residuo in mare a differenza di molte soluzioni applicate oggi in questi casi. I processi biodegradativi si attivano in circa 5 giorni e gli idrocarburi, tra cui il petrolio, vengono eliminati in circa 20 giorni.

Soddisfatto Astorri il quale afferma che “da oggi offriamo al mondo e al mercato la tecnologia per intervenire in modo efficace, naturale ed ecologico in caso di disastri ambientali come lo sversamento di petrolio in mare. Abbiamo scoperto che le particelle che formano la nostra bioplastica PHAs sono l’ambiente ideale per ospitare speciali microrganismi che eliminano il petrolio dal mare”.

Prosegue il capo azienda “è la natura che cura se stessa perché la nostra bioplastica, di origine vegetale, serve a proteggere e a nutrire questi batteri accelerandone la loro naturale azione”.

Si segnala che Minerv Biorecovery è stata testata e validata dall’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del CNR di Messina e Bio-on definisce tale tecnologia come totalmente nuova, nel campo della oil-bioremediation. Attività quest’ultima svolta da aziende specializzate in bonifiche ambientali, Capitanerie di Porto, Marina Militare, società di navigazione, etc.

Nelle prossime settimane inizieranno ulteriori test nei mari di tutto il mondo, nei porti, nei siti industriali come le raffinerie e nelle cisterne delle più grandi petroliere. Infatti la nuova tecnologia permetterà la pulizia non solo in caso di eventi disastrosi, ma anche nella quotidiana manutenzione di suddette strutture e impianti.

Conclude Astorri “siamo orgogliosi di annunciare questa scoperta straordinaria e dare il nostro contributo per proteggere l’ambiente marino e concederemo in licenza questa tecnologia che è un ulteriore esempio delle molteplici applicazioni realizzabili con le micro polveri in bioplastica PHAs che produrremo nello stabilimento di Castel San Pietro Terme (Bologna) a partire dal 2018. Continueremo ad ampliare ancora di più la nostra presenza
diretta nei settori della bioremediation, cosmetica, biomedicina e nano-medicina. Lavorare con l’IAMC, eccellenza mondiale nel settore delle ricerche marine, ci riempie di orgoglio”.

I conti del 2016

Nel 2016 il gruppo riporta un fatturato pari a 4,2 milioni, in contrazione del 47,3% rispetto al 2015.

Il management segnala che il risultato riflette il posticipo della formalizzazione, rispetto alle previsioni iniziali, del già citato importante nuovo contratto multilicenza (10 licenze dal valore complessivo di 55 milioni di euro), i cui effetti si manifesteranno nel corso del triennio 2017-2019.

L’andamento negativo del giro d’affari si amplifica a livello sia di Ebitda (-78,4% a 823 mila euro), che di Ebit (-87,6%  a 435 mila euro), dopo aver spesato ammortamenti e svalutazioni aumentati del 29,2% a 388 mila euro.

Tutto ciò si riflette a livello di utile netto che diminuisce dell’88,1% a 357 mila euro.

Dal lato patrimoniale la liquidità netta si attesta a 3,3 milioni, in calo di 4,3 milioni rispetto a fine 2015, per effetto in particolare dell’assorbimento di risorse da attività operativa e attività finanziarie.

Il piano industriale 2017-2020

Nel mese di novembre dello scorso anno Bio-on ha presentato il Piano Industriale 2017-2020.

Oltre al già citato ingresso nel mondo della produzione diretta di bio polimeri speciali, mediante l’impiego di un nuovo impianto da 1.000 tonnellate all’anno che verrà completato nell’anno corrente e che richiede un investimento stimato di 15 milioni, il management ha indicato i target sui principali aggregati di bilancio.

Nel dettaglio, si aspetta una crescita endogena del 78% (Cagr 2015-2020), con ricavi attesi nel 2020 a 140 milioni, mentre l’Ebitda è previsto in progresso del 59%, in linea con le attuali marginalità, a 85 milioni. La crescita del giro d’affari sarà bilanciata tra business production e licensing.

Dal lato patrimoniale la generazione di cassa è prevista a oltre 60 milioni.

Relativamente alla divisione licensing, il management segnala che il fatturato degli esercizi 2017 e 2018 è già coperto per circa 68 milioni da ordini in corso di formalizzazione o in fase di negoziazione. A tutto ciò si aggiungono opportunità del valore di circa 80 milioni.

Lo scenario dei prossimi 12-18 mesi

“Abbiamo impiegato i 7-8 milioni raccolti in sede di quotazione” prosegue il Ceo,“per aumentare ancora di più lo studio di nuove applicazioni molto interessanti, che ci hanno permesso l’ingresso in mercati impensabili e tutto ciò prefigura una crescita piuttosto rilevante, in linea, se non addirittura superiore, rispetto a quanto indicato nel piano industriale”.

“Un progresso reso possibile” conclude sull’argomento Astorri, “anche dal fatto che operiamo in un settore caratterizzato da un numero piuttosto ridotto di player e nel quale aziende come la nostra, che sono dinamiche e giovani, hanno veramente maggiori possibilità rispetto alle multinazionali”.

Il confronto con i competitors

“Tra i nostri principali concorrenti” afferma Astorri, “individuiamo in Italia Novamont e negli Usa Natureworks, le quali sono però orientate verso altri tipi di prodotti, nell’ambito delle commodities, della gdo e del packaging”.

“Mentre noi agiamo per progettare, proteggere e licenziare”, prosegue il Ceo, “le altre aziende presenti oggi sul mercato dei bio materiali e dei bio polimeri sono nate fin da subito per produrre e commercializzare e, fino ad oggi, hanno puntato tutte agli stessi obiettivi, ovvero distribuzione, packaging e basso livello di costo.”

“La nostra società”, afferma il capo azienda “oltre a poter fare tutto questo,  può realizzare anche ciò che gli altri faticano a fare, ovvero prodotti per il medicale, il biomedicale e la cosmetica, con performance molto simili a quelle delle plastiche tradizionali”.

“A tutto ciò” conclude sull’argomento Astorri “si aggiunge il fatto che Bio-on ha una visione del mercato totalmente aperta, in quanto è in grado di fronteggiare l’enorme domanda di bio polimeri, avendo la possibilità di proporre la licenza e  fornire la tecnologia necessaria a chiunque apprezzi i nostri prodotti”.

Analisti

Bio-on è seguita da Banca Finnat che nella ricerca dello scorso 12 aprile, rilasciata in occasione dell’avvio della cessione di massimi 2,5 milioni di warrant Bio-onda parte degli azionisti Capsa S.r.l., Marco Astorri e Guido Cicognani, indicava che in caso di pieno esercizio dei warrant stessi in scadenza, il numero complessivo di azioni si sarebbe attestato a n. 18.828.322 con un incremento del flottante dal 19,09% al 37%.

Inoltre, l’istituto bancario in quell’occasione aveva elevato il target price da 22,69 euro a 29,25 euro, alla luce del fatto che il mancato esercizio di 7.699.203 warrant da parte della proprietà avrebbe determinato una minore diluizione.

Borsa – La brillante performance riflette l’apprezzamento delle strategie

Il titolo Bio-on ha chiuso la seduta di ieri con un rialzo del 2,6%, portandosi in area 19,5 euro.

Nelle ultime 52 settimane l’azione ha segnato un rialzo di circa il 50%, sovra-performando del 29% l’indice Ftse Aim Italia, salito invece del 21 per cento.

Un andamento borsistico positivo, che acquista ancora maggior rilevanza estendo l’intervallo temporale all’inizio quotazione avvenuta nell’ottobre 2014, periodo nel quale il titolo ha segnato un rialzo del 293% sovraperformando il  Ftse Aim Italia di oltre il 300 per cento.

Un trend ascendente sostenuto dall’apprezzamento del mercato verso un modello societario, l’Ip business model, caratterizzato da un basso livello di rischio, da un’alta redditività e che non prevede alti costi di gestione, cui si aggiunge la capacità di Bio-on di replicare tali ottime performance anche in ambito produttivo.

Criticità

“Il Pha”, premette Astorri, “è fortemente richiesto dalle multinazionali e presenta delle caratteristiche chimiche, fisiche e meccaniche, tali da non avere bisogno di nessun regolamento speciale perché sia adottato”.

“L’unica criticità che possiamo avere”, ammette il Ceo, “è legata solo alla nostra capacità di far fronte al ritmo delle richieste che ci giungono, e quindi saper stare al passo nello sviluppo di nuovi impianti, nella creazione di nuove applicazioni,nella ricerca, nonché nell’adeguatezza della struttura produttiva.

“La nostra sfida è sostanzialmente il tempo”, conclude Astorri, “e il saper fare fronte alla domanda di questo prodotto, in un settore a rapida evoluzione come quello della bio plastica”.