Si è concluso l’appuntamento di Davos con l’intervento finale del presidente Trump. In poco meno di mezz’ora l’uomo più potente del Mondo ha snocciolato i successi del primo anno dell’amministrazione, ribadito come lo slogan “America first” dovrebbe essere adottato a livello nazionale da ciascun capo di governo, offrendo una vetrina accattivante di un’America luogo ideale dove fare business.
L’orecchio del mercato era però teso a capire qualcosa di più sulle recenti manovre protezionistiche e sulla strisciante svalutazione del biglietto verde. Trump ha liquidato l’argomento ribadendo la propensione a un libero mercato dove non siano tuttavia tollerate pratiche scorrette né la mancanza di reciprocità e, sulla scia del ragionamento, alla negoziazione di trattati bilaterali, multilaterali forse. Nulla di nuovo.
L’effetto a caldo di tutto ciò è un quadro di poco differente a quello antecedente all’intervento. Il dollaro staziona a 1,2450 contro euro e a 108,70 contro yen. Il T-bond si riporta a 2,65%, con lo spread verso il Bund nella fascia bassa vicina a 200 punti base.
Si muovono al rialzo i rendimenti del Vecchio Continente con Btp e Bund che riguadagnano i livelli (più alti) di una settimana fa. Lo spread Italia-Germania si mantiene nel range, ma, come osservato più volte, è una costante che nasce però da dati di riferimento (i rendimenti) più elevati.