Erg – Un piano 2018-2022 sostenibile per continuare a crescere

Il gruppo genovese, che lo scorso gennaio ha completato con successo l’uscita dall’oil con la vendita di TotalErg e, contestualmente, ha fatto il proprio ingresso anche nel solare portando a compimento il radicale cambiamento del proprio modello di business e raggiungendo una posizione di leadership nelle rinnovabili, non solo nel mercato italiano ma anche in quello europeo, presenta, con un anno di anticipo, un piano industriale concentrato sulla crescita all’estero e sul rinnovamento tecnologico della flotta eolica in Italia. In Borsa nelle ultime 52 settimane il titolo ha registrato un rialzo di oltre il 70%, superando il Ftse Italia Servizi Pubblici di circa il 65 per cento.

Il gruppo ERG ha chiuso un 2017 decisamente positivo che ha visto una crescita di tutti i principali indicatori reddituali, unitamente a una forte generazione di cassa e a una riduzione dell’indebitamento, nonché il raggiungimento degli obiettivi fissati con 1 anno in anticipo rispetto al piano precedente, superando anche le guidance previste ad inizio anno e riviste al rialzo a novembre 2017. Forte di ciò, Erg si prepara a un quinquennio di pura eccellenza con un business plan sostenibile, focalizzato sulla crescita all’estero e sul rinnovamento tecnologico della flotta eolica in Italia.

Un Piano che risponde alla necessità di adeguare i programmi alla recente evoluzione del contesto normativo e competitivo nel quale il gruppo opera, con il passaggio dal sistema degli incentivi in forma diretta a quello delle  aste competitive al ribasso, che segna il passaggio del business da infrastrutturale ad industriale: passaggio che comporta per ERG un vantaggio competitivo in quanto le consente di sfruttare al meglio le leve operative ed il know-how industriale di cui dispone.

Un Piano da 1,7 miliardi di investimenti, il cui principale obiettivo è l’incremento del portafoglio di generazione di circa 850 MW attraverso tre differenti canali: crescita organica all’estero, repowering e reblading in Italia, attività di M&A.

Strategie e obiettivi apprezzati non solo dagli analisti che esprimono un giudizio complessivamente positivo ma anche dalla Borsa, dove il titolo da inizio anno ha registrato un rialzo di oltre il 30%, sovraperformando nettamente il Ftse Italia Servizi Pubblici che nel periodo è sceso dello 0,9 per cento. 

Oggi, tra l’altro, si svolge il CdA di ERG nel quale vengono presentati i risultati del primo trimestre 2018 che si preannunciano positivi in considerazione del consolidamento del solare ad inizio anno e delle buone condizioni di ventosità ed idraulicità di questi ultimi mesi.

Luca Bettonte, Ceo di Erg, delinea le priorità strategiche

Luca Bettonte, Ceo di Erg

“La nostra priorità strategica è la crescita, intesa come aumento della dimensione e della qualità della potenza gestita”, afferma Luca Bettonte, Ceo di Erg.

E ciò attraverso tre leve: crescita organica all’estero, repowering e reblading dei parchi eolici in Italia, attività di M&A.

Leve definite nel piano industriale 2018-2022, presentato lo scorso mese di marzo, nel quale sono previsti investimenti complessivi per 1,7 miliardi di euro.”

“Un ammontare significativo”, segnala Bettonte,“soprattutto se rapportato alla nostra attuale market cap, pari a circa 3 miliardi”.

La crescita all’estero

“Un primo canale di sviluppo”, afferma Bettonte,“è rappresentato dalla crescita all’estero con un focus su tre paesi: Francia, Germania e UK (in particolare nelle aree della Scozia e dell’Irlanda del Nord). Aree nelle quali puntiamo a installare circa 350 MW per investimenti complessivi pari a 444 milioni di euro.

E prosegue “Germania e Francia hanno deciso di crescere nelle rinnovabili. Una volontà dimostrata anche da una regolamentazione estremamente chiara. In tali paesi esistono contingenti d’asta ben definiti per i prossimi anni che creano uno spazio di crescita potenziale decisamente interessante per operatori come Erg”. 

“Uno spazio di crescita non minacciato da altre tecnologie”, sottolinea l’AD,“vista la decisione da parte dei governi francese e tedesco di mettere all’asta rispettivamente 1000MW e 3000MW di eolico all’anno, favorendo quindi una crescita della produzione da fonti rinnovabili, che riflette una chiara volontà di decarbonizzare e denuclearizzare”.

E conclude sull’argomento “in UK, invece, non esiste attualmente una normativa simile in materia di eolico on-shore. Tuttavia in quest’area vi è un’enorme disponibilità della risorsa vento, che, anche in assenza di incentivi o aste competitive, consente un ottimo livello di redditività, addirittura superiore a quella di Germania e Francia.

Repowering e reblading in Italia

“Un secondo canale di sviluppo”, afferma Bettonte, “è rappresentato dai progetti di repowering e reblading in Italia, ovvero l’upgrade tecnologico della nostra flotta eolica. Operazioni possibili grazie all’evoluzione sia tecnologica che normativa. ERG si presenta come “first mover” in questi progetti, che creano i presupposti per l’ammodernamento e il ringiovanimento degli impianti.

Il repowering consiste nella sostituzione degli aerogeneratori esistenti con altri tecnologicamente più avanzati, senza aumentare il suolo occupato, ma incrementando la produzione in modo esponenziale; il reblading prevede invece la sostituzione delle sole pale eoliche degli aerogeneratori esistenti, con un conseguente aumento significativo della produzione.

“Dal punto di vista normativo il GSE ha emesso, nei mesi scorsi, una nuova regolamentazione in materia di manutenzione e attività di ammodernamento dei parchi eolici, che dà la possibilità di intervenire, con o senza aumento di potenza, anche sui parchi che godono ancora di incentivi. Incentivi che mantengono la loro scadenza, ma con un “cap” alla produzione incentivata. Se l’ammodernamento comporta un aumento della produzione, magari senza aumentare la potenza come nel caso del reblading, l’incentivo verrà riconosciuto, su base annuale, sul massimo di questi due valori: un valore di produzione standard per la fonte eolica definito dal GSE, e la produzione massima registrata in passato per quel parco eolico prima dell’ammodernamento.”

Continua l’AD “questo tipo di regolamentazione apre la strada all’upgrade dei parchi eolici attraverso il reblading. Abbiamo previsto ad oggi di intervenire su 98 macchine per una potenza di 64 MW, sulle quali sostituiremo le pale eoliche con quelle di nuova generazione, con un aumento medio della produzione del 16% e investimenti pari a circa 16 milioni di euro”.

“Progetto di ben più ampia portata è invece il Repowering, ovvero la sostituzione di aerogeneratori di potenza inferiore a 1MW, con altri di potenza tra i 3 e i 4 MW. 

In Italia – prosegue Bettonte – abbiamo 1.100 MW, 500MW dei quali acquisiti da Gaz de France nel 2013 che, essendo stati tra i primi ad essere costruiti, hanno una tecnologia superata, ma sono posizionati nelle località più ventose, e buona parte di essi,circa 300 MW, a fine 2018 avrà terminato il periodo di incentivazione. L’intervento su tali macchine consente di raggiungere diversi importanti obiettivi: aumentare di quasi 3 volte la potenza installata e di circa 4 volte la produzione, dimezzando il numero delle turbine e senza necessità di aumentare il suolo occupato. Con la possibilità, inoltre, di riutilizzare in buona parte le infrastrutture esistenti, come sottostazioni, cavidotti e strade per gli accessi, che quindi contribuiscono a contenere i costi d’investimento.

“Si tratta di investimenti”- prosegue Bettonte – “che realizziamo a mercato e che ci consentiranno di ottenere, attraverso la cessione di energia sul mercato attraverso il nostro energy managment dei ritorni low double digit.

Abbiamo potenzialmente la possibilità di effettuare queste operazioni su 500 MW dei nostri 1.100 MW, ma a Piano, abbiamo previsto progetti di Repowering per 153 MW che, alla fine dell’investimento, diventeranno 410 MW con un aumento di potenza di 260 MW.

Potremo accelerare e decidere di farne di più, ma potremo anche lavorare ben oltre il periodo di piano per portar a termine il repowering dei restanti MW. E’ ovvio che ciò dipenderà molto anche dalla velocità dell’iter autorizzativo che passa dal rilascio della VIA a livello nazionale e quindi dell’autorizzazione unica a livello regionale, per ottenere le quali oggi servono da 1,5 a 2 anni di tempo.

Abbiamo già presentato al Ministero dell’Ambiente la VIA per il progetto di potenziamento di un parco eolico in Sicilia, che prevede lo smantellamento degli aerogeneratori esistenti da 0,85 MW e la realizzazione di un impianto composto da aerogeneratori da 4,2 MW, per una potenza complessiva che passa, a fine intervento, da 50MW a 122 MW.

Gli investimenti complessivi previsti a Piano per Repowering e Reblading sono pari a 418 milioni, dei quali 402 milioni per la prima tipologia di interventi e i restanti 16 per la seconda”.

L’importanza dell’M&A 

“Il terzo canale di crescita”, afferma il Ceo, “è rappresentato dalle operazioni di M&A. 

Nel piano abbiamo inserito 687 milioni di investimenti per questa tipologia di operazioni , di cui 337 milioni già spesi per l’acquisizione di 89MW di solare, perfezionata lo scorso mese di gennaio. La rimanente quota sarà destinata ad un aumento di capacità eolica per un centinaio di MW e solare per circa 60 MW.”

“Vogliamo fare operazioni di M&A coerentemente con lo sviluppo organico previsto nel Piano industriale – prosegue Bettonte sull’argomento – Un caso concreto è il recente signing di un’importante acquisizione in Francia, quello della società Epuron cui fanno capo, oltre a dodici sviluppatori che andranno a unirsi alla nostra forza già presente oltralpe, 2 parchi eolici per 26 MW ma soprattutto, ed è l’aspetto per noi più rilevante, circa 750MW di pipeline suddivisa in tre cluster di progetti con diversi stati d’avanzamento. Questa operazione ci consente di ampliare il percorso di crescita organica iniziato con l’accordo di co-sviluppo firmato con Vent d’Est (n.d.r. marzo 2018), sempre in Francia e di accelerare il raggiungimento dei nostri obiettivi di piano.

I conti dell’esercizio 2017

I risultati consolidati del 2017 riflettono l’ampliamento del perimetro societario con l’acquisizione di 6 parchi eolici in Germania (48 MW), consolidati dal 1° gennaio 2017, oltreché l’avvio del parco eolico di proprietà della controllata Brockaghboy Wind Farm, entrato in esercizio nel 4° trimestre 2017.

Nel 2017 la produzione di energia elettrica è diminuita del 4,5% rispetto al 2016, passando da 7,55 TWh a 7,21 TWh. Nel dettaglio, è aumentata del 3,2% la generazione eolica complessiva (-4,6% in Italia e +16,8% all’estero), mentre è diminuita sia la produzione termoelettrica (-8,9%) sia quella idroelettrica (-15,8%). In sensibile riduzione anche le vendite totali di energia elettrica, scese a 11,75 TWh dai 12,30 TWh del 2016.

I ricavi della gestione caratteristica si sono fissati a 1.057 milioni, in progresso del 3% su base annua.

In crescita anche l’Ebitda Adjusted a 472 milioni dai precedenti 455 milioni, risultando superiore rispetto alla guidance societaria ferma a 455 milioni. La relativa marginalità rimane pressoché in linea con quella dell’anno precedente, pari al 44,7% (vs 44,4% del 2016).

Nel dettaglio, è aumentato significativamente il margine operativo lordo dell’eolico (+8 mln), cui si è aggiunto il contribuito dell’idroelettrico (+10 mln), nonostante il 2017 sia stato un anno decisamente secco e poco ventoso.

Il lieve decremento di ammortamenti e svalutazioni ha consentito poi il progresso dell’Ebit Adjusted a quota 220 milioni, in aumento dell’8,9% rispetto ai 202 milioni del 2016.

Il 2017 si è chiuso infine con un Utile netto Adjusted di 142 milioni milioni, in decisa crescita del 32,7% dai 107 milioni del 2016.

L’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2017 si è attestato a 1.233 milioni, diminuito di 325 milioni rispetto al dato al 31 dicembre 2016 (1.557 milioni), risultando inoltre inferiore rispetto alla guidance societaria pari a circa 1.300 milioni. Migliora anche il leverage (debito netto/patrimonio netto), in calo a 0,66x dal precedente 0,9x di fine dicembre 2016.

Il flusso di cassa operativo è stato positivo per 400 milioni (402,3 milioni nel 2016), mentre il flusso di cassa dell’attività di investimento è stato anch’esso positivo per 22,2 milioni (-56,1 milioni nel 2016), grazie alla liquidità derivante dalla cessione della partecipazione in TotalErg per 85,2 milioni.

Gli investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali ammontano invece a 54 milioni, contro i 60 milioni del 2016.

Il consensus 2018-2019 e le proiezioni del piano al 2022

Sulla base del consensus degli analisti raccolto dalla società, il gruppo dovrebbe chiudere il 2018 con un Ebitda pari a 476,4 milioni (rispetto ad una guidance fornita dalla società pari a 475 milioni di Euro), in aumento di circa l’1% rispetto al 2017, e salire ulteriormente nel 2019 raggiungendo i 484,7 milioni (+1,7% a/a).

L’Ebit dovrebbe attestarsi nell’esercizio corrente a 205,7 milioni (-6,5% a/a), per poi spingersi a 206,7 milioni il prossimo anno (+0,5% a/a).

L’utile netto è atteso nel 2018 e nel 2019 rispettivamente a 112,2 milioni (-21% a/a) e a 115,8 milioni (+3,2% a/a).

Infine, l’indebitamento finanziario netto a fine anno 2018 è atteso a 1.240,6 milioni (rispetto ad una guidance pari a 1.260 milioni) dai precedenti 1.233 milioni di fine 2017, ma nel 2019 dovrebbe scendere in maniera marcata a 1.062,5 milioni.

Nel nuovo piano industriale il management ha fornito le previsioni al 2022 sui principali aggregati. Nel dettaglio Ebitda è atteso a 560 milioni nel 2022 (+18% rispetto all’Ebitda 2017): nello specifico 500 milioni nel 2020, 560 milioni nel 2022 per complessivi 2,5 miliardi in arco di piano.

Sono previsti gli investimenti totali per 1.680 milioni, di cui 1.561 milioni per la crescita e 117 milioni destinati al mantenimento, mentre l’indebitamento finanziario netto è previsto a 1,2 miliardi a fine 2022, grazie a una sostenuta generazione di cassa operativa (considerata al netto di oneri finanziari, tasse e variazioni del capitale circolante). 

Lo scenario dei prossimi 18-24 mesi

“Il 2018 è partito molto bene: l’apporto del solare e le buone condizioni di ventosità ed idraulicità stanno decisamente compensando l’atteso calo della produzione eolica incentivata.”

“Le nostre potenzialità di investimento vanno oltre il livello di 1,7 miliardi di euro indicati a Piano. Si tratta di uno sforzo finanziario importante che siamo tuttavia in grado di gestire. Il nostro è un business plan totalmente autofinanziato e pienamente sostenibile. Infatti, gli 1,7 miliardi di euro di investimenti e i 620 milioni di dividendi previsti sono compensati dai 2 miliardi di liquidità generata e ciò ci consente di mantenere un indebitamento intorno agli 1,2 miliardi, in linea con l’ammontare di inizio piano e inferiore a 3 volte l’Ebitda. Manterremo una redditività sugli investimenti coerente con il nostro core business. Pur non avendo una parte retail e alcune caratteristiche tipiche delle aziende utility, il mercato si attende da noi un dividend yield in linea con tale settore.”

E in tal senso “nel piano indichiamo una politica di distribuzione dividendi che prevede una cedola ordinaria in aumento a 0,75 euro per azione, sostenibile nell’arco di piano, e una straordinaria legata alla cessione di TotalErg pari a 0,40 euro per azione, pagata nel 2018.”

Gli analisti apprezzano il nuovo business plan 2018-2022

Equita conferma sia la raccomandazione buy sia il target price a 20 euro, in quanto a fronte delle attese positive sul settore delle rinnovabili, gli analisti reputano che il gruppo genovese si trovi nella migliore posizione per poter cogliere delle opportunità di crescita nel lungo periodo.

Banca Imi mantiene il giudizio add e il prezzo obiettivo di 19,50 euro. Alla luce dei risultati dello scorso anno e dei nuovi target indicati dal business plan al 2022, l’istituto ha rivisto al rialzo di circa 13 punti percentuali l’Ebitda 2018-2020E.

Mediobanca conferma sia il neutral sulle azioni della società sia il target price a 17 euro. Gli analisti della banca milanese hanno aggiornato le stime su ERG dopo la pubblicazione dei risultati del 2017 e la presentazione del piano industriale 2018-2022.

Kepler Cheuvrex conferma sia il giudizio hold sia il target price di 18 euro includendo nella valutazione la potenziale creazione di valore derivante dalla distribuzione della potenza generata, ma con ritorni inferiori. L’analista completa lo studio alzando le stime sull’Ebitda/MW da 0,12x a 0,16x, con un aumento in termini di creazione di valore potenziale derivante da nuovi progetti da 200 a 500 milioni.

Intermonte ha mantenuto sia la raccomandazione outperform sia il prezzo obiettivo a 22 euro. Ciò alla luce dei “solidi risultati registrati nel 2018 e delle nuove opportunità di investimento evidenziate dalla potenziale crescita prevista nel piano”

Fidentiis ha fissato un range di valuation sul titolo tra 19/19,50 euro rispetto al precedente range di 17/17,50 euro, in quanto “il business plan risulta essere coerente con la strategia e con l’abilità del management di raggiungere gli obiettivi annunciati”. Tuttavia gli analisti dell’istituto spagnolo hanno modificato da buy a hold la propria raccomandazione dopo aver confrontando la propria stima con il valore di mercato.

Citigroup ha riavviato la copertura sul titolo con raccomandazione Sell e prezzo obiettivo a 17 euro, sottolineando che “i prezzi complessivi dell’energia prodotta da generazione eolica rimangono tra i più elevati rispetto ai peers stimati a 104,8 €/MWh per il 2018, riflettendo però una maggiore esposizione a sussidi di breve durata”. Pertanto, prosegue l’analista, “riteniamo che l’azione presenti un più elevato rischio e previsioni di guadagno meno resilienti rispetto ai competitors e che la quotazione corrente sconti il recupero dei prezzi dell’energia in Italia, non riflesso però sul mercato forward”.

Borsa – La marcata sovraperformance riflette l’apprezzamento del piano

Il titolo ha chiuso la seduta di venerdì con un rialzo dell’1,7%, portandosi a 20,20 euro.

Da inizio anno l’azione ha registrato un rialzo di oltre il 30%, sovraperformando nettamente il Ftse Italia Servizi Pubblici, che nel periodo è sceso dello 0,9 per cento.

Un andamento borsistico positivo che acquista ancora maggiore rilevanza estendendo l’orizzonte temporale alle ultime 52 settimane, periodo nel quale il titolo ha registrato un rialzo di oltre il 70%, superando suddetto benchmark di circa il 65 per cento.

Osservando il grafico si rileva come le quotazioni abbiano subito un’accelerazione al rialzo a partire dallo scorso mese di marzo, in scia alla presentazione del piano industriale 2018-2022. Un business plan sostenibile, focalizzato sulla crescita all’estero e sul rinnovamento tecnologico della flotta eolica in Italia.

Infine si segnala che la performance del titolo riflette il private placement di Unicredit del 4% sul mercato, completato lo scorso 10 aprile e riassorbito dal mercato nelle settimane successive in contesto di maggiore liquidità.

Criticità  

“Non individuiamo particolari fattori di rischio” sottolinea Bettonte.

“Dal punto di vista regolatorio, le Autorità con cui interagiamo riconoscono che il Repowering in Italia rappresenta un filone di crescita estremamente importante da un punto di vista industriale ed una grande opportunità per raggiungere gli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili nel nostro Paese.

“I nostri scenari di piano non prevedono una crescita della domanda di energia elettrica tale da andare a modificare in modo significativo quelle che possono essere le variabili sottostanti al settore”. 

“I costi di generazione e costruzione stanno scendendo, seppur ad una velocità inferiore rispetto agli anni passati.

“Alla luce delle curve di crescita del costo della CO2, un aiuto potrebbe derivarci da un funzionamento più efficace dei meccanismi di scambio a livello europeo delle quote di emissione, che imprimesse un’accelerazione al processo di transizione verso tecnologie a basso impatto di carbonio.”

“Per quanto riguarda invece il rischio di tasso d’interesse, considerando la nostra struttura finanziaria, non individuo particolari criticità. Il nostro indebitamento a m/l termine ha chiaramente già avuto la propria copertura”.

In conclusione “non ravvediamo particolari criticità se non quelle connesse ai normali rischi di business”.