Obbligazioni – Normalizzazione sì, ma con cautela

La prima vera settimana di giugno inizia all’insegna della normalizzazione dei mercati.

Il nuovo Governo è al lavoro e, naturalmente, il giudizio degli investitori resta sospeso in attesa di comprenderne le effettive mosse al di là delle intenzioni stigmatizzate nel contratto alla base del binomio politico alla guida del Paese. Ricucito lo strappo istituzionale internamente, anche da Bruxelles e dalle varie cancellerie internazionali escono le prime aperture di credito.

I Btp rimarginano progressivamente le ferite prodotte dalla reazione violenta della settimana precedente. Sebbene lo spread risulti ancora elevato, i rendimenti italiani hanno ripercorso molta strada.

Anche la Spagna si accoda nel percorso, sebbene la nuova alleanza politica coalizzata attorno al socialista Pedro Sanchez sia assomigliata più a un’associazione temporanea volta a ribaltare il Partito Popolare e lasci ampie perplessità sulla capacità di mantenersi salda, catalizzando sentimenti e valori tanto differenti. La possibilità a Madrid di un epilogo elettorale, trascorsa l’estate, resta pertanto elevata.

I mercati sembrano infine non curarsi nemmeno dell’introduzione, e relativo impatto, delle tariffe doganali americane, questo per lo meno a giudicare dalle chiusure di Wall Street di venerdì (e relativo andamento positivo del pre-market sui futures di oggi), dei mercati asiatici di stamane e dall’andamento corrente delle principali piazze europee.

Il dollaro riprende a indebolirsi e si riporta oltre 1,17 su euro che però resta meno tonico nei confronti del franco svizzero forse, e va sottolineata la dubitativa, segno che il cielo è più sereno ma non terso.

Anche gli spread dei corporate high-yield sono fermi (il dato però è sempre ritardato di un giorno) e, se ciò venisse riconfermato, è un ulteriore indice che il premio al rischio è cresciuto.