Banche – Ottava da incorniciare (+6,7%), exploit di Banco Bpm (+13%)

Il Ftse Italia Banche chiude la settimana con un balzo del 6,7% e sovra-performando di oltre 2 punti percentuali l’omologo europeo (+4,5%), trainando anche il Ftse Mib (+4,4%).

Sullo sfondo restano le preoccupazioni per il rallentamento della crescita globale, anche a causa dei dubbi sul fatto che alla fine Stati Uniti e Cina possano effettivamente arrivare ad un accordo sulla questione commerciale al termine della tregua fissato per inizio marzo, anche se il presidente americano, Donald Trump, ha espresso ottimismo della questione, e potrebbe prorogare la deadline (di 60 giorni secondo rumor) della tregua nel caso si raggiungesse un accordo di principio.

Le due controparti hanno fatto sapere di avere fatto dei progressi, anche se sono ancora distanti su alcune questioni. I colloqui proseguiranno questa settimana a Washington, dopo quelli di alto livello tenutisi giovedì e venerdì scorsi a Pechino.

Per quanto riguarda l’Italia, la stima preliminare del Pil del quarto trimestre 2018 ha certificato l’entrata in recessione tecnica per l’economia italiana, che hanno portato la Commissione Europea ad abbassare le previsioni di crescita per l’Italia al +0,2% per quest’anno.

Sul comparto bancario, anche grazie al restringimento dello spread Btp-Bund in area 270 pb (fonte Mts Markets), scattano forti acquisti, a cui ha contribuito anche il fatto che i principali istituti italiani presentano già requisiti patrimoniali al di sopra delle richieste della Bce per il 2019 e la possibilità del varo di un nuovo Tltro da parte della Bce a causa del rallentamento economico dell’Eurozona superiore alle attese.

In gran spolvero tutti i titoli del Ftse Mib, tra i quali strappa Banco Bpm (+13%), una delle banche che già presenta coefficienti patrimoniali già superiori alla soglia minima fissata dalla Bce per il 2019, con l’Eurotower che ha riconosciuto il grande lavoro fatto dalla banca sul de-risking, abbassando il requisito di secondo pilastro.

Rally di UniCredit (+9,7%), anch’essa con requisiti patrimoniali già al di sopra del livello minimo richiesto dalla Bce per il 2019 e con l’istituto che ha collocato con successo un bond Tier2 da 1 miliardo e che nel frattempo prosegue nel de-risking.

Il discorso sui requisiti patrimoniali vale anche per Mediobanca (+7,1%), Ubi (+8,3%), i cui grandi soci sono già al lavoro in vista del rinnovo del cda, Bper (+7,4%) che, dopo l’acquisto di Unipol Banca e delle minorities di Banco di Sardegna, ha rilevato anche il 40% di Arca Holding insieme a Popolare Sondrio e che ha ricevuto il giudizio positivo di Moody’s in attesa della presentazione del nuovo piano industriale, e Intesa Sanpaolo (+3,6%).

Sul Mid Cap sugli scudi Credem (+5,8%), che già possiede requisiti patrimoniali superiori alle richieste della Bce per il 2019, così come Popolare Sondrio (+6,5%) che, come detto sopra, ha acquisto il 40% di Arca Holding insieme a Bper, mentre la Corte di Giustizia UE ha avviato la procedura sulla riforma delle popolari. Più staccata, ma comunque positiva, Creval (+3,3%).

Preme sull’acceleratore Mps (+9,2%), dopo che l’Ad Marco Morelli ha rassicurato gli investitori in una due giorni di road show a Londra, ribadendo che la banca ha allo studio l’emissione di un bond da 700 milioni non appena le condizioni di mercato lo consentiranno.

Tra le Small Cap riflettori puntati sempre su Carige anche se temporaneamente sospesa dalle contrattazioni per decisione della Consob, con i commissari, nel frattempo impegnati nell’accelerazione del de-risking, che presenteranno il nuovo piano il prossimo 27 febbraio, mentre continuano i rumor (segnalati anche da Raffaele Mincione) sui potenziali operatori interessati alla banca, che ha smentito le indiscrezioni di stampa sulla fuoriuscita dei depositi.

Ok Banca Finnat (+1,4%), che punta a crescere ancora di più nel private banking oltre che nell’offrire servizi per le Pmi quotate e quotande.