Mps – Ancora rumor sull’iter di privatizzazione

Proseguono i rumor sull’iter di privatizzazione di Mps, che ha annunciato di aver iniziato un dialogo con il Tesoro, primo azionista con il 64,2% del capitale, con l’obiettivo di riavviare un negoziato con Bruxelles, che dovrà dare il proprio via libera ad un nuovo business plan e al conseguente rafforzamento patrimoniale.

Uno dei temi principali del negoziato con la Dg Comp della Commissione Europea riguarderà il contenimento dei costi.

Secondo indiscrezioni riportate da Il Messaggero, le autorità europee potrebbero chiedere 5.000 tagli di posti di lavoro in aggiunta ai 1.700 non ancora realizzati con l’attuale piano e la chiusura di 400 sportelli su 1.500.

Ieri MF riportava rumor secondo cui le trattative con la Dg Comp vedrebbero l’UE intenzionata a portare il cost/income verso il target del 55% dal 70% alla fine del terzo trimestre 2021, ed è possibile che un punto di incontro possa essere raggiunto in un intorno del 62-63%, soprattutto mettendo mano sul costo del personale.

Nelle settimane scorse il Ceo Guido Bastianini, nel corso dei un’audizione alla Commissione Banche, aveva citato l’ipotesi che fondo esuberi di Mps per l’uscita anticipata, in un quinquennio, di circa 4 mila dipendenti costerebbe alla banca circa 950 milioni da spesare nel primo anno e quindi sul bilancio 2022.

L’ipotesi è di un fondo esuberi con una permanenza massima dei dipendenti per cinque anni con tasso di adesione all’80% e cinque finestre di uscite (una l’anno). La riduzione del costo del personale, aveva aggiunto il manager, sarebbe pari a 315 milioni a fine piano, nel 2026.

Tornando alle indiscrezioni riportate da Il Messaggero, il giornale scrive che nell’ottica della privatizzazione il Tesoro, per cedere Mps. potrebbe preferire un’asta a un negoziato bilaterale con una sola controparte.

Secondo il quotidiano, il negoziato con la Commissione Europea dovrebbe concretizzarsi nei primissimi mesi 2022 con una proroga auspicabilmente di 18 mesi (quindi fino ad autunno 2023), dopo che i due anni chiesti dal MEF non sono stati accettati.

Si tratterebbe di un periodo di tempo sufficiente, poiché circa un anno potrebbe servire per implementare le attività propedeutiche alla privatizzazione, in concomitanza alla predisposizione di una piano di risanamento.

Intorno alle 11:40 a Piazza Affari il titolo segna una flessione dello 0,6% a 0,94 dopo il rally di ieri, mentre l’indice di settore scende dello 0,5 per cento.