La settimana scorsa, la peggiore dal gennaio 2016 per gli indici domestici, è terminata con una seduta molto volatile durante la quale gli indici hanno cambiato velocemente direzione più di una volta.
A due ore dalla chiusura, il Dow Jones sembrava indirizzarsi verso un altro crollo pesante, ma poi ha rimbalzato violentemente sulla media mobile a 200 giorni, recuperato 550 punti in venti minuti e terminando in rialzo di 330.
L’elevato nervosismo, che pervade i mercati americani da una settimana, è stato confermato dall’andamento del VIX che ha oscillato tra i 28 e 41 punti chiudendo a quota 29, in ribasso del tredici per cento.
I tre indici percentuali sono saliti tutti della stessa entità (+1,4%), mentre il Russell 2000 è rimasto più attardato (+0,9%).
Nell’ultima seduta, dieci degli undici settori dello S&P500 hanno terminato in verde con la tecnologia (+2,5%) ed i finanziari (+1,9%) in auge.
Unico comparto in rosso l’energia (-0,4%), ancora zavorrato dall’ennesimo scivolone del prezzo del petrolio che ha bucato al ribasso anche la soglia dei 60 dollari al barile con un crollo del 3,2% a $59,20, nuovo minimo dell’anno.
Leggero “flight to quality” dell’obbligazionario con il rendimento del decennale governativo che è sceso di due basis points al 2,83% e quello sulla scadenza più breve dei due anni di sette al 2,06%.
Sul fronte valutario, si mantiene inalterato il rafforzamento del dollaro da due settimane. Il biglietto verde, considerato in questa fase di turbolenza alla stregua di una bene rifugio, quota 1,2250 nei confronti della moneta unica.
Infine, settimana positiva per le principali cripto valute (Bitcoin Ethreum, Ripple) che recuperano in media il trenta per cento, rispetto all’ottava precedente, in assenza di notizie negative che limitino le transazioni nel settore.